MAMALEEK - Come & See

2020 (The flenser)
art-rock, experimental, noise-blues-core

Ormai sempre più lontani dalle impavide commistioni di black-metal, industrial e sperimentalismi vari che avevano caratterizzato, dieci anni or sono, i loro esordi, i Mamaleek (fondati da due misteriosi fratelli che operano tra San Francisco e Beirut) giungono, con le sei tracce di “Come & See”, a una catastrofica forma di noise-blues-core cacofonico e vagamente jazzato che sorprende per la sua viscerale intensità. Scritto e registrato in presa diretta con il supporto di una vera e propria band e ispirato dall’impatto (soprattutto psicologico) che i progetti di edilizia pubblica del dopoguerra hanno avuto sulla psiche di milioni di americani (con un preciso riferimento – vedi la copertina, ma anche la seconda traccia – al complesso chicagoano Cabrini-Green, famoso, prima del suo definitivo abbattimento nel 2011, per numerosissimi scontri tra gang e incredibili episodi di violenza), “Come And See” sembra la trasfigurazione sonora di “Va’ e vedi”, la devastante parabola antimilitarista del regista Elem Klimov, in cui gli orrori della Seconda guerra mondiale sono visti attraverso gli occhi di un adolescente.

A differenza di quanto avviene nella pellicola del regista russo, in questi solchi gli orrori sono quelli prodotti da una quotidianità cupa e asfissiante, che rovina su uomini e donne posti ai margini della società come una slavina continua, portandosi dietro l’eco di tante aberrazioni sonore, da quelle che resero la no-wave uno dei momenti più incompromissori della storia del rock, alle più recenti devianze metalliche e post- di compagni come i Bosse-de-Nage, passando per i torridi scenari dei King Snake Roost, gli incubi sanguinanti dei Khanate, il jazzcore dei Saccharine Trust e finanche le pagine più agghiaccianti della “scatola di metallo” dei Pil. 

Il risultato è una seduta psicanalitica in pubblica piazza, più che un disco vero e proprio. Per dire della quale, i Mamaleek fanno leva su strutture aperte, quando non propriamente progressive e su un sound febbricitante e torturato, in cui convivono terrore ed euforico sgomento, delirio skronk e fughe melodiche, urla agonizzanti (il cantante è una sorta di predicatore dell’apocalisse) e repentini cambi di scena (si ascolti il trittico inziale composto da “Eating Unblessed Meat”, “Cabrini-Green” ed “Elsewhere”).

Nella seconda parte, la tensione sembra leggermente allentarsi, ma solo perché le partiture diventano relativamente più raffinate, tra atmosfere diradate e danze surreali (“Whites Of The Eyes (Cowards)”), crescendo epici intrisi di nichilismo (“Street Nurse”) e viaggi al termine di una notte che lascia spazio a un sole gelido, cadaverico (“We Hang Because We Must”).

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23/12/2020

Tracklist

  1. 1. Eating Unblessed Meat
  2. 2. Cabrini-Green
  3. 3. Elsewhere
  4. 4. Whites of the Eyes (Cowards)
  5. 5. Street Nurse
  6. 6. We Hang Because We Must

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