Jamila Woods

Water Made Us

2023 (Jagjaguwar)
alt-soul

Che Jamila Woods fosse dotata di una penna particolare non lo scopriamo certo adesso. Da diversi anni a questa parte, il suo commento alla causa del soul alternativo, sempre in bilico tra il poetico e lo stradaiolo, è diventato un piccolo ma importante punto di riferimento nel cantautorato americano. Dalle variopinte partiture post-moderne di “HEAVN” alle energiche odi ai propri antenati di “Legacy! Legacy!”, la sua voce anima quello sfilacciato spaccato di “scena” che va da Solange a Steve Lacy, le rapper Noname e Thierra Wack, ma anche la britannica Nao – quest’ultima co-autrice di una traccia in scaletta, lo sfizioso synth-pop del singolo “Boomerang”.

Con queste premesse, anche “Water Made Us”, terzo album in carriera edito sempre da Jagjaguwar, nasce sotto discrete aspettative – aspettative che la stessa Jamila però smorza sul nascere, consegnando un ascolto accattivante ma anche particolarmente interlocutorio. Non vi sono dubbi, infatti, “Water Made Us” è il suo album della pandemia: una raccolta di riflessioni personali, pungenti memorie e tanti desideri, alcuni inafferrabili, altri smorzati dalla noia dell’essere rimasta in casa da sola per due anni. Un album che, se da un lato si allunga verso la melodia con mano fremente nel tentativo di trovare un contatto, dall’altro dialoga con sé stesso tramite inserti parlati e aneddoti privati che suonano più come antidoti alla solitudine dell’autrice che non indizi utili all’ascoltatore da casa. Un ascolto a tratti brillante, insomma, ma che, sulla lunghezza complessiva, perde un po’ il tocco poetico per farsi topico e didascalico – anche a fronte di quella pungente vena hip-hop che Jamila, da nativa di Chicago, ha sempre avuto a disposizione.

Certo, sono qualità che rimangono immutate; dotata di una voce naturalmente calda ed espressiva, nonché capace di entrare in tralice nei propri pezzi quasi fosse lì per caso, Jamila è l’anti-diva per eccellenza che taglia ogni artificio. È il caso di “Bugs”, lounge-soul dal testo spiccatamente dolceamaro e finemente ironico, ma anche dell’alt-pop sintetico di “Practice”, e soprattutto dell’irresistibile singolo di lancio “Tiny Gardens”, dritto tra i momenti più carezzevoli dell’anno. E poi, nel mezzo, il folklore di “Wolfsheep”, che disarma per la naturale semplicità con la quale l’autrice imbraccia una semplice linea di chitarra lo-fi.
Fa un filo più strano, semmai, ascoltare la trappeggiante “Send A Dove”, reminescente del morbido r&b radiofonico di Ella Mai con tanto di cori gospel sul finale, o i liquidi fraseggi jazz di “Wreckage Room”, che smorzano uno dei momenti lirici più quietamente disperati dell’intero lavoro.

Si fa in un attimo a perdersi nel cuore della scaletta, tramite la sfilacciata “Backburner”, le cianfrusaglie hip-hop di “Thermostat”, e i numerosi intermezzi – alcuni, come “I Miss All My Exes”, si spiegano da soli, altri rimangono appannaggio dell’autrice, offuscando la forza evocativa del solo suono. Sul finale, “Still” e “Good News” continuano a pestare una strampalata terra di mezzo tra soul e psichedelia stile Connan Mockasin, al contempo sfuggente e dimessa.
Ci pensa semmai la ballata  “Headfirst” a concludere l’ascolto con cognizione di causa: da sotto l’andamento mesto, stavolta, iniziano ad apparire tentacoli di cori, chitarre, sassofoni, violini e sibili spaziali, un arazzo giocato in crescendo con grande effetto senza scadere in una pomposità che mal si adatterebbe allo stile dell’autrice.

Un album dunque interessante, dotato di fantasia e un piglio cantautoriale sempre riconoscibile in sottofondo, anche se un po’ idiosincratico nello svolgimento, talvolta troppo muto e confusionario per imprimersi come canzoniere a sé stante oltre le pennellate di contesto. Rimane a Jamila Woods il merito di essere una voce particolare e riconoscibile, che continua nel proprio cammino, costruendo passo passo un dialetto ascrivibile solamente a sé stesso. Anche se a cottura lenta, la sua carriera guarda in avanti, prima addolorata, poi trasognata e subito dopo divertita. Voci e punti di vista come i suoi sono sempre importanti.

13/10/2023

Tracklist

  1. Bugs
  2. Tiny Gardens feat. duandita
  3. Practice feat. Saba
  4. Let The Cards Fall
  5. Send A Dove
  6. Wreckage Room
  7. Thermostat feat. CottonTale
  8. Out Of The Doldrum
  9. Wolfsheep
  10. Miss All My Exes
  11. Backburner
  12. Libra Intuition
  13. Boomerang
  14. Still
  15. The Best Thing
  16. Good News
  17. Headfirst






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