Omd - Bauhaus Staircase

2023 (White Noise)
synth-pop
Il concetto di synth-pop come genere musicale figlio di un dio minore parte da lontano. Una tendenza timidamente nata, ancorché subito soffocata, nella patria natia nel pieno dell'ondata post-punk e poi subito brandita dalla critica statunitense come flebile baluardo alla dirompenza della Second British Invasion, che dalla primavera del 1982 e per buona parte dei primi anni 80 ha imperversato nelle radio e nelle classifiche americane.
Ma se in Gran Bretagna e negli Usa il pubblico - non solo quello mainstream - ha fatto spallucce facendosi scivolare addosso sin da subito le prescrizioni della critica colta, in Italia il retaggio critico è rimasto ben radicato: nonostante i numerosi sdoganamenti a cui vivaddio si è assistito nel corso di questi quarant'anni, dalle nostre parti il synth-pop è da sempre sinonimo di musica banalotta, facile, artificiosa, buona per una stagione o al massimo per un revival sbracato dei tempi che furono. Musica da una botta e via. L'unica eccezione porta ai Depeche Mode, finiti però nell'olimpo dei big planetari più con le stimmate di rock band da arena che non quello di gruppo synth-pop tout court. Non sfuggono invece a questa regola gli Orchestral Manouvres in the Dark che, nella migliore delle ipotesi, sono rimasti "quelli di Enola Gay".
Non è questa la sede per ulteriori divagazioni se non per ricordare che, a distanza di 44 anni dal debutto discografico, il primo singolo del gruppo "Electricity" - di fatto mai pervenuto in classifica - accompagna la futuristica campagna pubblicitaria di una nota casa automobilistica che promuove auto... elettriche, appunto. La circostanza però non fa ricondurre gli Omd nemmeno al generico "quelli della réclame", con buona pace dello status d'evergreen di quella canzone.
Però no, gli Omd non sono "quelli di...", ma quelli che, con otto lustri di carriera alle spalle e 15 milioni di album venduti, arrivano al quattordicesimo lavoro in studio con insospettabile freschezza ma anche con un'ispirazione che ne riafferma il rango di grandi autori pop, senza se e senza ma.

Nonostante le doverose premesse, "Bauhaus Staircase" rimane un disco per molti versi sorprendente perché, diciamolo, nessuno dei predecessori licenziati a seguito della reunion occorsa nel decennio scorso aveva mantenuto fino in fondo le promesse. Tre tentativi precedenti a partire dal 2010 e tre album che, pur all'interno di produzioni eccellenti a livello sonoro, lasciavano un senso di incompiutezza per lo più dovuta a una scrittura non sempre ispirata, ove si eccettuino gli incoraggianti segnali presenti in "English Electric" (2013) purtroppo frustrati da "The Punishment Of Luxury" che nel 2017 aveva fatto scivolare Humphreys e soci in un vicolo cieco fatto di manierismo e di sterili scimmiottamenti dei maestri Kraftwerk.
"Ho riscoperto il potere creativo della noia": ad affermarlo è Andy McCluskey, la vera mente pensante del progetto che, manco a dirlo, si è ritrovato solo - ma in compagnia delle sue diavolerie elettroniche - nella forzata reclusione causata dal periodo pandemico. A giudicare dal risultato, non sappiamo come dargli torto, perché "Bauhaus Staircase" è il disco che recupera quello stupore adolescenziale che aveva segnato le sorti degli inizi - e che annoverò gli Omd tra i traghettatori del neonato pop elettronico dai dancefloor d'avanguardia all'airplay radiofonico e alle classifiche - conciliandolo con una maestria acquisita nei decenni passati in sala d'incisione a dosare suoni e atmosfere.

Tanti sono i motivi ritrovati dall'ispiratissimo quaderno degli appunti, come a ripercorrere i tratti distintivi che hanno connotato una carriera: dall'apocalisse annunciata di "Antropocene", il cui testo è solo in apparenza addolcito dall'ariosa linea melodica, ai brani il cui ritornello viene delegato alle tastiere (vero trademark della casa, come nella title track), dai nostalgismi neoromantici di "Look At You Now", "Don't Go" e "Healing", alle squisite velleità industriali di "Slow Train". E poi non mancano gli scintillanti richiami, nemmeno troppo nascosti, alle glorie che furono di "Architecture And Morality" (in "Aphrodite's Favourite Child"), i divertissement delle voci artificiali che accompagnano "Evolution Of Species" (anche qui, pur con leggerezza, un'evoluzione verso l'inevitabile fine) e che rimandano all'epopea dello splendido ma incompreso "Dazzle Ships" (1983). In "Veruschka" troviamo persino le cifre stilistiche riconducibili al 1991 di "Sugar Tax", l'ultimo album di grande livello degli Omd prima di questo.

In tutto ciò, resta da chiedersi come sia possibile che Andy McCluskey, 65 anni il prossimo giugno, canti ancora con lo stesso disperato squillo da crooner anni 50, esattamente come quando di anni ne aveva però 25, ma anche come i "dimenticati" Omd siano riusciti a debuttare al numero 2 della Uk Chart, mettendo in fila nomi con ben altra eco planetaria: miracoli della natura e bizzarrie che solo gli inglesi possono spiegare. Ancora Andy: "Viviamo in questa sorta di era atomizzata e postmoderna in cui tutta la cultura popolare si sta mangiando la propria storia, sono davvero felice di non dover assecondare una generazione di TikTok per far ascoltare le mie canzoni, questo probabilmente sarà il nostro ultimo album": se così fosse, mai uscita di scena fu più lucida e riuscita di questa.

Tracklist

  1. Bauhaus Staircase
  2. Anthropocene
  3. Look at You Now
  4. G.E.M.
  5. Where We Started
  6. Veruschka
  7. Slow Train
  8. Don't Go
  9. Kleptokracy
  10. Aphrodite's Favourite Child
  11. Evolution of Species
  12. Healing