Vienna, città bellissima, austera e rigorosa nella sua classicità. La capitale austriaca è la casa da quasi 25 anni dei Radian, trio formato da Martin Brandlmayr (batteria, elettronica), Martin Siewert (chitarra, elettronica) e John Norman (basso) che torna a far sentire la propria voce dopo sette anni di assenza. Il loro approccio ha marchiato a fuoco la scena europea tra elettronica e post-rock sin dalla fine degli anni 90, grazie a un suono spigoloso, cupo, definito nei minimi particolari, ricco di tensioni e silenzi che ha fatto scuola.
Un approccio visionario e fantasioso, quello perseguito e realizzato dai tre, che giunge con questo nuovo "Distorted Rooms" a un personale vertice compositivo. Il secondo album che vede la presenza di Siewert (e sesto in assoluto) è uno di quei dischi che va ascoltato prestando la massima attenzione, perché dai solchi escono suoni spesso minimi, dal rumore dei plettri al sibilo latente di un amplificatore che i tre ristrutturano ed elaborano trasformandoli e manipolandoli a volte in modo discreto, spesso in modo più drastico. Il trio in fondo ha sempre amato giocare con i suoni provenienti anche dai gesti più semplici in studio, come l'accensione di un pedale, aggiungendoli a loop elettronici, droni di chitarra e percussioni rotolanti, creando una tensione sonora estremamente avvincente.
Spesso usiamo quella che chiamiamo microfonazione microscopica, rendendo molto forti suoni in realtà calmi amplificandoli, e giocando così con le dinamiche e le aspettative abituali degli ascoltatori in modo creativo. Al contrario, a volte utilizziamo anche suoni molto potenti inserendoli in fase di missaggio in modo più tranquillo.
Grazie a questa ampia libreria sonora e alla capacità creativa del trio, i pezzi vengono formati arrangiando queste microstrutture per poi modellandole ulteriormente grazie a precisi strati di sovraincisioni. Un approccio intelligente di grande creatività che il trio ha perfezionato in questi cinque lustri di attività e che viene particolarmente tirato a lucido in questo nuovo lavoro sin dall'inizio. "Cold Suns" è una delle più perfette rappresentazioni della loro visione sonora, con ipnotici droni di chitarra e i suoi ritmi sbilenchi e quasi senza peso che miracolosamente rimangono sempre in piedi. Oppure nel basso quasi funk trattenuto e rilasciato a ondate di "C At The Gates", capace di sostenere un brano di enorme e inquieta tensione emotiva.
E se l'elettronica industriale di "Cicada" tra rumorismi dub e stacchi alla Tortoise prima maniera si fa strada giocando con questa contrapposizione sfumata tra uomo e macchina, "Stak" punta su un incessante groove quasi techno-dub, rumorismi ed elettronica per ipnotizzarci e costringerci a tenere il ritmo con il piede.
"Skyskryp12", il brano più lungo del lotto (e uno dei vertici del disco), è congegnato perfettamente con una chitarra elettrica non amplificata in apertura e una parte centrale capace di accrescere la tensione emotiva che prende il volo nel gran finale, con i tre a creare un muro di suono di grande effetto visionario e melodico.
Il finale di "S At The Gates" è un viaggio in una sorta di foresta incantata, con ritmi dilatati e sorprese musicali che arrivano dagli angoli più disparati, capaci di trafiggerci con il drumming creativo ed elegante di Brandlmayr e con misteriose e inaspettate creazioni sonore.
Il trio si conferma maestro nel manipolare la tensione dinamica, colpendo emotivamente pur giocando in maniera "fredda" con gli strumenti e le dinamiche dello studio di registrazione, come, ad esempio, posizionando i microfoni in maniera creativa e non convenzionale. "Distorted Rooms" ci consegna i Radian al massimo delle loro possibilità, un lavoro affascinante, elegante e futuristico, dove i tre, senza aver perso nemmeno un grammo di entusiasmo per la loro sperimentazione dopo quasi 30 anni di carriera, ci portano alla scoperta di nuovi universi sonori.