Anitta

Funk Generation

2024 (Floresta / Republic)
baile funk

Era quasi sul punto di farcela, Anitta da Rio De Janeiro. Dopo anni di pubblicazioni sotto Warner Music Brasil, gli astri si erano allineati ed era giunta l'ora di varcare il confine nazionale, completando idealmente quel tragitto mai terminato dalla sua naturale ispiratrice, Ivete Sangalo. Tramite un estenuante battage pubblicitario, e collaborazioni già sparpagliate in tutto il mondo (tra gli italiani: Fred De Palma, Damiano David e Sfera Ebbasta), "Versions Of Me" (2022) doveva infine essere l'album della consacrazione internazionale, la nascita di una nuova Shakira capace di coniugare le proprie radici - in questo caso, le declinazioni del funk brasiliano - con le attuali mode ispaniche e anglofone come dance, reggaeton e hip-hop, finanche qualche allungo all'afrobeat, insomma le solite cose che viaggiano bene sulle piattaforme streaming.
Ma le cose non sono andate come previsto, a partire da scarse vendite internazionali e il mancato obiettivo d'infilare almeno un singolo vincente, come fu appunto il ciclone "Whenever, Wherever" per Shakira in quel lontano 2001. Presto sono arrivati i disaccordi manageriali, i fan delusi hanno lanciato vituperio contro la casa discografica come non si vedeva dai tempi delle mele di Fiona Apple, ma il mercato vuol sempre la sua parte; lungo il corso del 2023, un'amareggiata Anitta ha annunciato la fine del contratto con la Warner, ed eccoci da punto a capo.

Certo, non tutto sembra perduto. Sotto licenza con un altro gigante come Republic, l'ardita trentunenne carioca sta attualmente rifacendo il giro dei talk show americani, intenta a capitalizzare sulle fatiche passate, che l'avevano vista al fianco di Madonna, Cardi B, Nicki Minaj, Snoop Dogg, Missy Elliott, Major Lazer e tantissimi altri. Tra bella presenza e un'ambizione rafforzata dal pungente senso di sfida, Anitta continua a credere nel proprio brand con la faccia tosta d'una Kardashian.
Fa quindi strano notare come "Funk Generation", nonostante un impianto trilingue, rappresenti piuttosto un ritorno a casa; snello e vivace, asciutto e sboccato, lascia da parte la magniloquenza occidentale per farsi ruvido vernacolo di quartiere popolare. In Brasile, il concetto di funk (che nulla ha da spartire con la versione statunitense) si può scindere in decine di sotto-correnti, sia per regionalità che impiego di temi e strumentazione. A Rio, il cosiddetto "funk carioca" ha messo le gambe lungo gli ultimi quattro decenni, e i bailes funk, da feste popolari spesso tenute direttamente in strada, hanno finito col dare il nome a una tradizione musicale più scatenata, meticcia ed esportabile, nonché ricca di connotazioni queer.
Ma è qui che "Funk Generation" mostra i propri limiti, perché la sua interprete fatica a prendere il sopravvento su una serie d'idee già non nuove in partenza e che avrebbero necessitato di ben altro trattamento per spiccare il volo.

Ci prova l'attacco di "Lose Ya Breath", che mescola aggressivamente urla e inserti mediorientali con scenette da cartone animato alla Gwen Stefani, ma senza la fantasiosa precisione produttiva d'un Pharrell, il pezzo stenta a eccitare come potrebbe. Segue la tesissima "Funk Rave", certo molto efficace se pensata unicamente come riempipista nelle ore più piccole e brille, ma anche qui si ha l'impressione di osservare un rudimentale canovaccio di "On The Floor" di Jennifer Lopez & Pitbull.
"Funk Generation", insomma, pesta e schiamazza tra baile funk, Miami bass e boom bap, portando tutti in piazza durante il carnevale, ma rimane difficile pensarlo come prova autoriale di una popstar intenzionata a crearsi un profilo riconoscibile. La sua voce, pur funzionale, si perde nel mix, una qualsiasi altra corista potrebbe condurre il lavoro senza che l'ascoltatore se ne accorga - oltre al beat, pezzi come "Fria", "Meme" o "Cria De Favela" scivolano via come impersonali soundbite.
I momenti più memorabili s'incontrano quando il flusso ritmico rallenta nella melodica bachata "Love In Common", e poi riparte in felpata versione club-rap con "Aceita", o quando ancora arriva a sorpresa l'avvincente "Double Team", in trio con Brray da Porto Rico e Bad Gyal dalla Spagna - pezzo volgarissimo, ma gestito con ironia e quel puta-puta-puta che non ti si toglie più di testa. Davvero poca roba, però, il duetto con Sam Smith su "Ahi". E per un album dedicato al ballo e alla sensualità del corpo, l'impressione che si tratti solo di trita pornografia aleggia pesante su "Grip" e soprattutto "Savage Funk" (avete mai ascoltato "Slut Pop" di Kim Petras? Procedete a vostro rischio e pericolo).

Fatta salva la conquista della vetta della classifica in Brasile, dove Anitta continua a essere una star di primo peso, anche "Funk Generation" sta faticando a generare particolari attenzioni. Anitta non avrebbe bisogno del beneplacito mondiale per continuare a intonare i ritmi della propria gente, ma dal momento che ci sta provando in tutte le salse, viene lecito domandarsi se questa sia la strada giusta. Con prodotti curati ma ideati in serie, la Dea Fortuna è più determinante del management alle spalle - insomma: riusciranno gli algoritmi di TikTok a far emergere qualcuno di questi pezzi e trasformare l'autrice nella popstar globale dei suoi sogni? Vedremo; per ora, duole constatare come, arrivata all'album numero sei, Anitta continui a elargire troppa poca personalità avvolta da tanto rumore.
Certo, quest'estate 2024, in discoteca o al Pride, un passaggio di "Funk Generation" sembra obbligatorio, tanto vale partire preparati.

19/05/2024

Tracklist

  1. Lose Ya Breath
  2. Grip
  3. Funk Rave
  4. Fria
  5. Meme
  6. Love In Common
  7. Aceita
  8. Double Team feat. Brray, Bad Gyal
  9. Savage Funk
  10. Joga Pra Lua feat. Dennis, Pedro Sampaio
  11. Cria De Favela
  12. Puta Cara
  13. Sebana
  14. Ahi feat. Sam Smith
  15. Mil Veces




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