Blemishes - Ambivert

2024 (Starrcade)
art-rock, experimental rock, noise-rock
Progetto del texano (Houston è la città) Julienne Ceron, Blemishes bussa alle porte del sommerso rock con le sette tracce di “Ambivert”, sempre in equilibrio tra dionisiaco e apollineo. Cerone, che qui è alle prese con voce, chitarra, sintetizzatori, drum machine, basso, loop, sample e rumori vari e che si è servito del supporto di un nutrito gruppo di amici divisi tra chitarre, batterie, glockenspiel e qualche altra diavoleria, ha impiegato ben cinque anni per venire a capo di questo suo primo lavoro, che ha risentito, ci tiene a farci sapere, del “mai facile passaggio dalla vita di studente a quella di lavoratore a tempo pieno”. Ne è venuto fuori un disco sorprendente per la capacità di spaziare da un genere all’altro, trascinandosi dietro diverse e finanche discordanti emozioni, perché “ambivert” è proprio un termine che sta a indicare una personalità sospesa tra introversione ed estroversione.

A dominare queste sette tracce, che fanno fermare il cronometro poco sotto i cinquanta minuti di durata, c’è anche un intenso gusto per l’avventuroso, che si traduce in partiture non necessariamente tortuose, ma comunque sempre imprevedibili.
Il viaggio ha inizio, guarda caso, con una “Drive A Car” che comprime in una decina di minuti ambient, noise-rock dall’anima post-punk, apoteosi di corrieri cosmici e percussive disfunzioni. “Flood Diver” alterna abrasioni in odore di grind e scatti psycho-punk il cui epos è quello di una giovinezza sempre sull’orlo della dissoluzione, mentre “Butterfly Neck” porta alle soglie della mente dei Butthole Surfers in combutta con i Chrome più deraglianti.
Le sorprese non sono ovviamente finite, perché i dieci minuti precisi di “I Want To Be Water” dipingono una tela astratta di suoni-rumori, che ora convergono a dare su muraglie imponenti, ora si dissolvono in (dis-)armonico mistero.

Nel brano che dà il titolo al disco, una trascinante danza percussiva va a deteriorarsi in deriva cosmic-folk, le cui magiche fragranze muteranno in estasi terrena tra le trame folktroniche di “Going Home”. Dopo tanto deliquio, si torna in territori più abrasivi e ottundenti con “Torture Garden”, tra staffilate industrial e space-rock apocalittico in Gravitar mode.

Tracklist

  1. Drive A Car
  2. Flood Diver
  3. Butterfly Neck
  4. I Want To Be Water
  5. Ambivert
  6. Going Home
  7. Torture Garden

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