Elephant Stone

Back Into The Dream

2024 (Little Cloud)
psych-pop

Con il senno di poi, si potrebbe dire che “Back Into The Dream” è l’album che gli Elephant Stone inseguivano da una vita. Nel corso della loro ultradecennale carriera sono sempre stati fedeli al loro approccio un po’ nostalgico allo psych-pop senza mostrare però picchi creativi significativi, anche in rapporto ai modelli di cui dichiarano di ispirarsi.
Nell’ultima uscita, i quattro ragazzi, guidati dal visionario polistrumentista Rishi Dhir, raggiungono un’inedita abilità nella costruzione delle canzoni: le composizioni sono più intricate, le melodie più incantevoli, piacevoli da ascoltare anche soffermandosi solo sulla parte strumentale.

La traccia più ambiziosa è senza dubbio “The Imajinary, Nameless Everybody In The World”, lunga ouverture psichedelica che inizia come una fantasticheria morbida e acustica e si trasforma gradualmente in un crescendo di riff di chitarre elettriche, fino a culminare in un formidabile assolo jazz di sassofono. A precedere il brano sono due composizioni interamente strumentali. “Bae” è un'immersione in un vortice sonoro di voci distorte che travolgono senza sforzo l’ascoltatore per poi liberarlo in un trionfo di chitarre. “Godstar” è incentrato sul suono coinvolgente del sitar, che conferisce una dimensione orientaleggiante  al pezzo.
In apertura sono poste le canzoni dal fascino più immediato. "Lost In A Dream” è un vivace numero in stile Tame Impala ambientato in un universo onirico in cui i vincoli di spazio e tempo perdono la loro rilevanza. Cori sognanti, assoli di chitarra ipnotici e generose dosi di sintetizzatori si intrecciano per trascinarci in un contesto decisamente lisergico. "The Spark" adotta un approccio più morbido, radicato in una melodia acustica che si dispiega dolcemente senza transizioni brusche. Più movimentati sono i ritmi nella successiva "Going Underground", con la batteria selvaggia e il movimentato finale che sfocia in un rock psichedelico non distante da quello proposto dai Brian Jonestown Massacre, con cui, del resto, Dhir vanta una  lunga collaborazione.

Anche le liriche risultano molto curate. “Pilgrimage” sfocia nel misticismo orientale invitando gli ascoltatori alla meditazione attraverso la contemplazione degli elementi naturali. “Another Year” approfondisce ancora una volta il mondo fluttuante dei sogni con un approccio che deve  moltissimo ai Fab Four dell’era “Revolver”. Senza scadere nell’imitazione, gli Elephant Stone dimostrano che è ancora possibile fondere gli elementi vintage dello psych-pop con un tocco contemporaneo. Non è cosa da poco farlo in un genere spesso a rischio di diventare una reliquia nostalgica.

01/03/2024

Tracklist

  1. Lost In A Dream
  2. The Spark
  3. Going Underground
  4. History Repeating
  5. Bae
  6. Godstar
  7. The Imajinary, Nameless Everybody In The World
  8. Pilgrimage
  9. On Our Own
  10. Another Year Gone


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