Kerry King

From Hell I Rise

2024 (Reigning Phoenix)
thrash-metal

Sound like Slayer without it being Slayer — but not intentionally so
(da un’intervista al batteria Paul Bostaph su Blabbermouth)

Se Jeff Hannemann è l’anima degli Slayer e Tom Araya ne è il volto, l’urlo e la voce, Kerry King è l’elemento caotico e furioso, il chitarrista che con i suoi assoli fulminanti ha avuto il compito di descrivere i climax di album fondamentali per tutto il metal estremo. Ma Dio è morto, Marx è morto e anche gli Slayer non se la passano granché bene, con la morte di Hannemann nel 2013 che ha di fatto stroncato una carriera già in fase calante. L’ultimo album della band,  “Repentless” (2015), ha ormai quasi un decennio e non ha resistito granché bene alla prova del tempo.
Kerry King non ha però superato la fine della band a cui deve il suo ruolo nella storia del metal e ha deciso, sostanzialmente, di pubblicare un nuovo album degli Slayer ma senza gli Slayer, a suo nome e saccheggiando l’estetica della band di Reign In Blood in ogni occasione possibile.

Mark Osegueda dei Death Angel impersona Araya, Paul Bostaph dietro le pelli fa perno sulla sua esperienza proprio negli Slayer e Phil Demmel alla chitarra, già nei Machine Head, insieme a Kyle Sanders al basso completano una formazione pensata per far risaltare la chitarra di chi ci ha messo il nome in copertina, Kerry King. Se lo strumentale “Diablo” funge da sigla d’apertura, e suona come un pigro esercizio di stile di un chitarrista ormai sessantenne, il primo vero brano, “Where I Reign”, conferma sin dal titolo la volontà di sfruttare l’immaginario, le keywords e ovviamente il sound degli Slayer. Senza alcun tentativo di evolvere da un immaginario che King ha contribuito a definire ormai quarant’anni fa, il resto della scaletta ammicca e rimanda, spazzolando la discografia dei più feroci tra i big four del thrash-metal tra lugubri midtempo (“Residue”; “Trophies Of The Tyrant”; “Tension”; “Shrapnel”), velenose scorie di hardcore-punk idrofobo (“Idle Hands”; “Everything I Hate About You”), bastardi ibridi thrash-death-metal (“Cruxifiction”; “Toxic”; “Rage”) e poche concessioni alla melodia (trascurabili perché banali, come in “Two Fists”).
La scrittura regala poche sorprese, i testi ancora meno. La conclusiva “From Hell I Rise”, ancora un inno di Kerry King per se stesso, è uno dei pochi brani in cui la sua chitarra riesce a risaltare nell’assalto totale di tutti gli altri strumenti: è un difetto curioso, per un album che si spertica a imporre un nome e cognome come marchio.

L’ascolto di “From Hell I Rise” è un buon pretesto per riascoltare la discografia degli Slayer, lasciando che di loro rimanga un ricordo destinato a invecchiare bene nel tempo, come si concede ai classici, anche quelli del metal estremo. Anche se Kerry King è stato fondamentale per la storia della band, però, questo esordio solista ne sembra solo una copia assai minore e già obsoleta.

02/06/2024

Tracklist

1. Diablo
2. Where I Reign 
3. Residue
4. Idle Hands
5. Trophies Of The Tyrant 
6. Crucifixation 
7. Tension 
8. Everything I Hate About You 
9. Toxic 
10. Two Fists 
11. Rage
12. Shrapnel 
13. From Hell I Rise 



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