Con queste poche parole la cantante franco-haitiana
Cécile McLorin Salvant introduce il nuovo album “Oh Snap”, nel riuscito tentativo di racchiudere in una frase un’evoluzione artistica che le ha permesso di uscire dall’ambito puramente amatoriale jazz, per una crescita sancita ulteriormente dall’ingresso nella scuderia della Nonesuch, con la quale ha realizzato un trittico discografico di notevole rilievo.
Dopo l’avventuroso “Ghost Song” (quello che include la nota versione di “Wuthering Heights” di
Kate Bush) e dopo il più rigoroso e solido “
Mélusine”, l’artista compie un ulteriore passo nella giusta direzione, mettendo a disposizione il proprio raro talento vocale al servizio di un coraggioso progetto che abbatte ulteriori frontiere espressive.
Con una padronanza vocale che coniuga virtuosismo e sensibilità Cécile McLorin Salvant abbraccia il sacro (le liturgie del jazz) e il profano (folk, pop e perfino l’elettro-dance), con dodici composizioni e una cover che funzionano come tante finestre sul mondo, creando un lieve sconcerto nell’ascoltatore, dodici incantevoli gemme cristalline volutamente impure.
Cascate di synth incorniciano l’art-pop di “I Am A Volcano”, le pulsioni r&b trovano terreno fertile nella sognante e vibrante “Second Guessing”, mentre le radici jazz emergono nell’apparentemente più formale “What Does Blue Mean To You”, canzone ispirata dalle opere della scrittrice Toni Morrison.
“Oh Snap” è una sfida, un continuo succedersi di dialoghi impossibili. La
title track è un geniale sberleffo alle logiche della world-music e delle contaminazioni pop, quel pop che entra con forza nelle maglie di “Eureka” e di “A Little Bit More” mettendo sullo stesso parallelo
Sade e
Giorgio Moroder. Se siete in cerca di un appiglio sicuro per entrare nelle intricate maglie di “Oh Snap”, lasciatevi sedurre dalle splendida
jazz-ballad “Expanse” o dalla
swingante “Anything But Now”, che l’artista ha recuperato dal cassetto dopo aver comunque dichiarato di non voler inserire brani swing-jazz nell’album (l’incoerenza a volte è una benedizione), e stupitevi dell’abilità di Cécile McLorin Salvant nel creare un dialogo a più voci (June McDoom e Kate Davis) per una deliziosa
folk-song che scava sottopelle.
In un album che vive di profonde e intime riflessioni, l’autrice si isola totalmente per una suggestiva e vulnerabile “Thank You” dedicata alla madre e alla sorella; con egual candore, e un delizioso
beat ritmico adagiato su un tappeto melodico avvolgente, omaggia la figura delle suore in “Nun”, per infine affrontare con un
haiku (breve forma di poesia tipica della tradizione giapponese) le proprie paure (la fobia per le rane) per scoprirne il fascino e la bellezza.
Rubando a Cécile McLorin Salvant quest’ultima trasfigurazione poetica, rivolgo a questo punto un invito all’ascoltatore a superare le dissonanti scelte creative e volutamente fuori luogo di certe contaminazioni jazz presenti in “Oh Snap”: questo è un album che celebra il talento e la libertà espressiva, una dichiarazione d’autenticità che non può lasciare indifferenti.