Goodbye, Kings - Transatlantic // Transiberian

2025 (Dunk)
post-rock, progressive

Dopo aver già dato prova d’espansione di stile, organico e anche medium, vedi soprattutto la “colonna sonora per un retro movie” in cd-Dvd del predecessore “Cliché Of Falling Leaves” (2022), i milanesi Goodbye, Kings non ancora contenti evolvono quindi da collettivo aperto a collettivo-orchestra nelle partiture organiche di traversate intercontinentali del loro opus numero cinque “Transatlantic // Transiberian”.

“Transatlantic” è all’inizio un’ode ambient innalzata dalle note solennemente allungate di fiati e archi e impreziosita da una melodia innodica della tromba solista. Al settimo minuto il tutto diviene un lussureggiante, melodrammatico “piano concerto” Nyman-iano portato avanti dalla sezione ritmica e qualche sparuto rigurgito shoegaze. A metà brano muta in sobria fanfara funebre, poi ulteriormente placata in puri vagiti di violino e cello e infine implosa alla piena stasi. L’ultima sezione riparte da chitarre folk-rock per scorrere verso un nuovo motivo di finale gloria.

Qualche secondo di ritmo ferroviario avvia “Transiberian” e ispira un adagio dissonante di fiati e arpeggi ipnotici; quando il tutto si rapprende al formato di quartetto post-rock si odono come dei Bark Psychosis a tripla velocità; l’unione e lo scontro delle due modalità conduce a un apice di detonazione di toni luminescenti e il suo relativo e non meno spettacoloso decelerando. Qui il finale è duplice: dapprima un tribalismo tonante di distorsioni (il momento più apocalittico), quindi un motivo “uralico” su solfeggio alla Glass (il momento più neoclassico) assottigliato nell’epilogo a solitaria cavatina pianistica.

Album di soli due pezzi al contempo simili e diversi per durata (23 e 22 minuti) e impianto. “Transatlantic” ha delle due una superiore ambizione, “Transiberian”, invece maggiormente meditata su armonia, dinamica e timbrica, vanta forse la miglior efficacia. Entrambe pagano lo scotto delle “parti” (5 a testa): con più unitarietà e meno prolissità sarebbe stato un assoluto apogeo strumentale. Non si dimenticano, comunque, diversi momenti di magnificenza visionaria, con un ruolo da principe del pianoforte, un tot solista e un tot manovratore, la poesia descrittiva, la mistica di fondo. Co-prodotto con Overdrive Records.

Tracklist

  1. Transatlantic
  2. Transiberian

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