Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 132 - Agosto 2022

di AA.VV.

01_lettersofm_600LETTERS OF MAY - LOM EP (Elastica, 2022)
dream-pop

Oltre che docente di letteratura russa, la fiorentina Claudia Pieralli è anche autrice e interprete di canzoni folk intimiste arrangiate dai concittadini Nickolay Nickoloff, alla chitarra e occasionalmente al synth, e Mattia Palagi, al basso. Primo piccolo campionario dei tre - battezzatisi Letters Of May - è l’Ep “LoM”. Il cantico di “Hair” sembra una versione vaporosa e disciolta dei Young Marble Giants. La “Summerwinds Suite” comincia come una mesta ballata da pianobar esistenziale alla Cowboy Junkies (“Under The Sun”) per poi accendersi in un quieto funk con refoli elettronici (“Under The Moon”). C’è anche spazio per un rarefatto folk vagamente latineggiante, “Perfect Insight”, e quando poi il canto muta all’italiano, “La poesia è mia”, nasce il momento più jazzato. Vale non tanto il “che cosa” ma il “come”: lati migliori di questa ricetta non nuova sono la limpida timidezza, il preziosismo, e più di tutto l’eleganza in tocchi minimi. Motivi frammentati da gustare a sorsi, ma compatti nella loro tristezza incommutabile. Sax (pure doppio) di Stefano Bellacci, batteria di Michele Andriola (Michele Saran6,5/10)


02_jabelkanu_600JABEL KANUTEH/MARCO ZANOTTI - ARE YOU STRONG? (Brutture Moderne, 2022)
world-fusion

Jabel Kanuteh, griot del Gambia, e Marco Zanotti, romagnolo batterista, percussionista e direttore di Cucoma Combo e Classica Orchestra Afrobeat, si ritrovano per “Are You Strong?”. Nella raccolta si spazia dall’eponima, speditissima “Are You Strong?”, prossima al prog (rinforzata di sax e organo) a due balli propiziatori, spiritato quello di “Beh Mang Wonoo” ed esoticamente rilassato, quasi il suo contraltare, in “Nna Mbenalaleh”, fino al più splendente florilegio della kora e al canto più alto di Kanuteh, duettante con un contrappunto libero di chitarra elettrica in “Saabu”. A parte il pezzo di punta “We Want To Dance”, anche questo tirato e incalzante, vi sono anche due adattamenti di traditionallocali, tra cui spicca “Masaneh Ceesay”, invocazione allungata, rarefatta, deragliata da un violoncello distorto e, verso la fine, persino da una cadenza blues. E’ la conferma della riuscita della collaborazione tra i due, cominciata estemporaneamente dal vivo e incisa su disco per la prima volta con “Freedom Of Movement” (2020). Fuoco ben distribuito, intensità quasi mistica, virtuosismi senza esagerazioni, forse qualche colpa qua e là quando offuscano la kora, in sé già fragile, con qualche chiletto di troppo di suoni. Verace, sia pur generico, il messaggio umanitario. Pubblicato su carta da gioco (“Are You Strong?” è un gioco popolare gambiano) con Qr code per il download. Coerente seguito del primo album solista di Zanotti (“Re-Flexio”, 2021) (Michele Saran6,5/10)


03_chiamamif_600CHIAMAMIFARO - POST NOSTALGIA (Nigiri, 2022)
songwriter

Scoperta e lanciata nelle piattaforme di streaming da Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari, Angelica Gori, Bergamo, continua col suo chiamamifaro la femminile tendenza dei nomignoli figli d’Instagram e TikTok tutt’attaccati e senza maiuscola con ditonellapiaga, bipuntato e cmqmartina (ma anche idontexist). Appena diciottenne pubblica i singoli “Pasta rossa” (2020), “Domenica” (2020), “Bistrot” (2021) e “Londra” (2021) nell’Ep “Macchie” (2021). Nel primo album “Post Nostalgia” compaiono ancora “Addio sul serio” (2021), il suo primo vero anthem su tempo solenne quasi-ska, “Pioggia di Cbd” (2022), prossima a una sigla di “Non è la Rai”, e la scoppiettante con tracce di trap “Sottacqua” (2022) con i Rovere. La benzina non finisce con i singoli: “Paradossi” mima “paradossalmente” il ritornello di una canzone di ottant’anni prima (“The Surrey With A Fringe On Top”), “Terremoto” ha un refrain drammatico e altissimo, “Post nostalgia” si dà vorticosamente alla disco music, “Diventare grandi” s’impone a suon di tuoni distorti techno e “Vhs” apre una tenera parentesi autunnale. Raccoltina in apparenza ripetitiva fondata sul tema del rimpianto, a base di ritornelli ultraemotivi a passo di carica da rave. Teen idol del periodo Olivia Rodrigo e Poppy, Gori mette l’anima in ogni sillaba e in ogni nota bilanciando logorrea confessionale e dono melodico con entusiastica scioltezza. Poche sbavature negli arrangiamenti schiaffati a volumi esorbitanti, coinvolgenti, quasi sempre brutalmente frontali, talvolta perforati da qualche lavoro di cesello. Scatto di copertina: Silvia Violante Rouge (Michele Saran6/10)


04_goodbyek_600GOODBYE, KINGS - THE CLICHÉ OF FALLING LEAVES (Overdrive, 2022)
post-rock

A tre anni esatti da “A Moon Daguerreotype” (2019) i milanesi Goodbye, Kings ritornano con la suite “stagionale” di 43 minuti in cinque parti di “The Cliché Of Falling Leaves”, sempre strumentali ma stavolta con l’aggiunta di una nutrita sezione fiati che occasionalmente emula voci umane. “Part I - Autumn” sfrutta appunto il pieno degli strumentisti per produrre un rombo “cromatico” (frasi fiatistiche, droni, distorsioni), a mo’ d’accordatura orchestrale, ma mesta e dissonante anziché consonante. “Part II - Winter” (9 minuti), uno dei loro gioielli, è un motivo grottesco alla Grieg che emerge da gravi vibrazioni di elettronica, clarinetto basso e sax baritono e via via incrocia goliardia da gruppo di strada e colti passaggi con pianoforte (e in seconda battuta brutalità con estasi), fino a una coda di dissonanze pianistiche su un vento enigmatico. “Part III - Spring”, di comune accordo con lo stereotipo primaverile, suona come il suo rovescio positivo, un inno para-religioso neo-hippie di nuovo temperato da un’impostazione diversa, qui quasi jazzistica (quiete improvvisazioni collettive). “Part IV - Summer”, altro stereotipo, assume la forma di un concerto per enfatica slide desertica, suoni sparsi di piano e rintocchi tuonanti. Il finale, “Part V - Autumn… Again” (15 minuti) appare come un voltafaccia, un ricorso all’usuale crescendo post-rock agogico-dinamico (qui condotto funereamente dai fiati) da parte di un combo che ne ha fatto quasi sempre a meno, più 4 minuti di apocalittica dissolvenza shoegaze a chiudere il cerchio con l’incipit. Per festeggiare i dieci anni d’esistenza il fondatore Davide Romagnoli ha fatto le cose in grande. Non ha solo incrementato il complesso a banda orchestrale, bravo Daniele Bettini al piano, ha soprattutto dato concretezza al loro slogan - “Instrumental soundtrack for a retro movie”- con un vero “retro movie”, da lui stesso girato, fotografato (rigorosamente in un vecchiume bianconero) e persino coreografato (quattro ballerine-allegorie stagionali per ciascuna parte della suite), e pubblicato in un allegato Dvd. Dunque, nell’insieme, un “poema sinfonico-multimediale post-rock” influenzato dagli ensemble nordici allargati (da Jaga a Efterklang) e dal titolo analogo della pellicola di K. Ki-Duk (2003), alla ricerca di un qualche significato grandioso e persino metafisico sul nostro rapporto con la ciclicità della natura e l’arrivo dell’autunno. Ambiziosamente riuscito a metà. Non splende per dirompente fantasia: vive d’inquieta austerità (Michele Saran6/10)


05_krekythea_600KREKY & THE ASTEROIDS - BANNER BLINDNESS (Romolo Dischi, 2022)
roots-rock

“Banner Blindness” raccoglie i frutti dei primi quattro anni di attività dei romani Kreky & The Asteroids, nuovo complesso fondato dal cantautore Gabriele “Bielli Crechi” Cerchi dopo l’esperienza coi Madden Waves. Al vasto incrocio tra l’Aor radiofonico di Bryan Adams e Counting Crows e l’“heartland” di Bruce Springsteen nascono novelli “trad rock” come “Hymn” di foga maschia, “No Apologies” con il refrain capitale della loro carriera, “Spotlights” con il loro miglior riff in stile college-rock, “Average” con sprint d’intermezzo, e la ballata country di “Improve”, la migliore tra le acustiche. Melodie labili (eccezione, e highlight, la marciante “Moonless Sky”) per giunta peggiorate dal canto impiastricciato delle degenerazioni di fine grunge (The Calling, “Wherever You Will Go”, cfr). Tutto perdonato grazie al sound ottimamente scolpito, forte e cristallino, con un suo nadir nell’organo di Jimmy Bax (Inferno, La Bocca Della Verità, Chris Catena), il Nicky Hopkins del caso. Ben giostrata anche la chitarra solista (Valentino Cervini). Camei strumentali di Carmelo Pipitone e Roberto Angelini (Michele Saran6/10)


06_brainraBRAIN RAGU - GAZE AT THE SUN (Miracle Waves, 2022)
electrogaze

Formati a Siena da Simone Nati, appassionato di drum machine e sintetizzatori, Giorgio Fatica all’elettrica e Mattia Cella alternato tra basso e tastiere, i Brain Ragu sfoggiano tutta la loro cultura industrial nel primo Ep omonimo (2017), laddove già nel secondo “Anything You Say May Be Used Against You” (2019) lavorano di fino in intarsi di groove ballabili, pattern e ricami atmosferici di synth e chitarra, e collage di spezzoni campionati. In “Gaze At The Sun”, di fatto il primo album lungo, il trio cerca di uscire da questa loro caverna platonica di stili preconfezionati: almeno in parte ci riesce nel trambusto shoegaze su accordi cibernetici e sincopi elettroniche di “The Mystical”, nelle distorsioni epiche che s’inarcano su colpi incalzanti in “Subways”, nelle scosse e fiondate di sintetizzatori fibrillanti di “Postcards From A Nuclear Plant”. Il resto spesso non va oltre un greve dance-rock senza sviluppo alla Apollo 440 (“Drinkin’ On A Starship”), ma quantomeno “Drugs Don’t Work” svaria a toni più tenuamente psichedelici, reminiscenti dei Dif Juz. Introdotto e chiuso cripticamente da due criptiche sonatine per piano ed elettronica “trovata” a cura del solo Cella (“Sunrise”, “Sunset”), è un disco di musica strumentale ballabile (post-Ebm?) rozza ma inoffensiva, priva di brillantezza d’idee ma svolta con partecipato fragore. Per la prima volta nella loro storia fa capolino la batteria acustica, pure ben suonata. Secondo parto della neonata, indipendente e conterranea Miracle Waves (Michele Saran6/10)


07_the24pro_600THE 24 PROJECT - CHAPTERS EP (autoprod., 2022)
chillout

Genietto dell’elettronica pop, Rodolfo Liverani (Faenza) presta le sue tastiere a svariati progetti prima di rinominarsi solista 24 Project per i cinque momenti di “Chapters”: l’house pianistica soffice di “At Home”, l’esotica e sincopata “Liquid”, la sbrilluccicante funky “Retroactive”, il cibernetico e romantico doo-wop di “Waves”, senza dimenticare i montanti barocchismi retro-dance in “Mellow”. Liverani assembla e compila un secondo Ep, seguito di “Dreamer” (2019), di buon sottofondo ballabile con generose dosi d’oreficeria sonica (specie gli idiofoni). Figlio dell’italo-disco, più che del recente revival del sintetizzatore, gioca il ruolo del rampollo tardivo ma dotto di Ryan Paris, P Lion e Robert Miles (Michele Saran5,5/10)


08_ancANCE - ERGONOMIA DOMESTICA (RadiciMusic, 2022)
songwriter

Andrea “Ance” Lovito si ripresenta con il singolo “Anche se” (2019), un molle funk sloganistico Javanotti-iano, poi inserito - tre anni dopo - finalmente in un nuovo album forte di un titolo dei suoi: “Ergonomia domestica”. Altre canzoni rilevanti sono la ballata “Chiuso in casa” in cui sfodera al meglio il suo fiuto proverbiale per le rime baciate, il boogie del pezzo eponimo, momento di discreta spinta, e l’invettiva declamata con fare quasi-rap tra Steely Dan e folk-rock de “L’ideale”. Sciolti i Fatti Quotidiani Lovito si affida al produttore Gianfilippo Boni che gl’imbastisce un complesso rockeggiante (Lorenzo Forti, basso, Fabrizio Morganti, batteria, Giuseppe Scarpato, chitarre, più fiati e cori) di medio vigore, da registrazione in presa diretta, fatto e pronto per i live. Un accumularsi di stimoli esistenziali, pandemia e lockdown, smartphone e solipsismo social, oltre alla paternità, lo spinge a tornare a nove anni dall’Ep “Tradizione commerciale” (2013), ma non è la sua cosa migliore: confermata la fermezza di spirito di sempre, urgenza fantasiosa e grazia ironica appaiono opache. Poteva assurgere a suo “Anime salve” (De André) (Michele Saran5/10)


09_lultimafL’ULTIMA FILA - UN MARE ALLA VOLTA (autoprod., 2022)
alt-pop

Rodato tramite l’Ep “Monologhi muti” (2017), il quartetto romano dei L’Ultima Fila (Marco D’Andrea, Pasquale Dipace, Lorenzo Di Francia, Giacomo Turani) tenta il disco lungo con “Un mare alla volta”. A distinguersi non sono tanto le elegie folk rimpinzate di suoni non sempre essenziali e con un loro svolgimento drammatico (“Gennaio”, “Mal di mare”), né le serenate crepuscolari (“Rovine”), né tantomeno la rimanenza vagamente più o meno analoga. Momenti chiave li danno piuttosto le arditezze: “Destinatari assenti” si stacca per la maggiore semplicità, la profondità, la tappezzeria post-rock di suoni liberi sullo sfondo, e poi “Turisti” al secondo posto, una ballata “anti-estiva” brumosa, artigianale (ma ben distante da Stephin Merritt). It-pop tanto sofisticato, futurista e pieno di saudade quanto lento, vacuo, a lungo andare soporifero. Prodotto, anzi tiranneggiato da Igor Pardini che surgela l’assetto di base del complesso nell’elettronica leggera. In “Destinatari assenti”, però, azzeccano il cameo di Orelle alla seconda voce, altro motivo di validità (Michele Saran5/10)


10_kihKIHM - RECÌTO (Alter Erebus, 2022)
songwriter

Primo disco come Kihm del calabrese Alessio Calivi, già autore del vibrante “Sirene vetri urla e paperelle” (2015), “Recìto”, concepito, scritto e prodotto in autonomia a parte un paio di comparse. Le prime quattro canzoni ripiegano sul più facile pop elettronico, solo vagamente cercando di aspirare all’immediatezza delle hit synth-pop storiche, le altre gettano la maschera propendendo anzi per il più banale melodramma italico leggero. Prosegue la nuova identità elettronica di Calivi cominciata quattro anni prima col buon Ep a nome Kim Ree Heena (2018), ma involvendo nel piattume immemorabile, a parte forse la cantilena melanconica di “Non è ancora abbastanza” e la sincopata “L’altare” (mentre la durata estesa in “Le troppe attenzioni” non dà alcunché). Arrangiamenti goffamente freddini, testi strambi con qualche riferimento al nuovo ecologismo. “Recìto” è il composto di “recita” e “rito” (V. Furfaro). Preceduto da “Travel To Mars” (2021) con Paolo Vivaldi (Michele Saran4/10)

Streaming
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ANCE - ERGONOMIA DOMESTICA (RadiciMusic, 2022)
L’ULTIMA FILA - UN MARE ALLA VOLTA (autoprod., 2022)
KIHM - RECÌTO (Alter Erebus, 2022)