Spider-Man

Spider-Man è rock: dai Ramones agli U2, tutti i legami musicali dell’Uomo Ragno

Da oltre sessant’anni Spider-Man continua a essere uno dei personaggi più amati della cultura pop. Cambiano gli interpreti, le generazioni e persino i linguaggi del cinema, ma Peter Parker rimane sempre lì, sospeso tra i grattacieli di New York con la sua ragnatela e i suoi problemi quotidiani. Il successo del nuovo film “Spider-Man: Brand New Day”, che ha rilanciato il personaggio nelle sale di tutto il mondo, conferma ancora una volta quanto l’Uomo Ragno sia capace di rinnovarsi senza perdere la propria identità.

Il segreto è semplice solo in apparenza. A differenza di molti altri supereroi, il personaggio Marvel, creato da Stan Lee (testi) e Steve Ditko (disegni) e apparso per la prima volta in “Amazing Fantasy (Vol. 1) n. 15 del 1962, non nasce come un individuo eccezionale. Peter Parker è un ragazzo normale, alle prese con gli studi, il lavoro, le difficoltà economiche, gli amori complicati e il peso delle responsabilità. I suoi superpoteri non cancellano le fragilità, anzi spesso le amplificano. È proprio questa miscela di straordinario e quotidiano ad averne fatto il “supereroe della porta accanto”, quello nel quale è più facile riconoscersi. Da Stan Lee e Steve Ditko fino ai film con Tobey Maguire, Andrew Garfield e Tom Holland, Spider-Man ha sempre raccontato il difficile passaggio all’età adulta, il conflitto tra desideri personali e senso del dovere, il prezzo da pagare quando, come insegna l’indimenticabile massima dello zio Ben, “da un grande potere derivano grandi responsabilità”.
Non sorprende, allora, che un personaggio costruito sull’inquietudine, sulla ricerca della propria identità e sulla ribellione alle convenzioni abbia sviluppato nel tempo un rapporto così naturale con il rock. Più che altri supereroi, Spider-Man condivide infatti molti dei temi che attraversano la musica rock: alienazione, doppia identità, senso di inadeguatezza, desiderio di emancipazione, ironia e voglia di sfidare le regole.

La storica sigla e la cover dei Ramones

Il primo incontro tra Peter Parker e la musica risale al 1967, con la celebre sigla della serie animata televisiva. Bastano poche note e poche parole per riconoscerla immediatamente: “Spider-Man, Spider-Man/ Does whatever a spider can/ Spins a web, any size/ Catches thieves just like flies”. Scritta da Paul Francis Webster e Bob Harris, quella sigla è diventata uno dei temi più celebri dell’intera cultura pop americana, tanto da sopravvivere a decenni di adattamenti, remake e reinterpretazioni.

Il tema della sigla è ricomparso più volte anche sul grande schermo. Nel film “Spider-Man” del 2002 viene utilizzato nella sua versione originale del 1967, mentre “Spider-Man 2” (2004) propone la cover interpretata da Michael Bublé, ascoltabile anche durante i titoli di coda. In “Spider-Man 3” la melodia torna ancora una volta in una scena dedicata ai festeggiamenti per l’eroe. Con il rebootSpider-Man: Homecoming” del 2017, il tema viene invece reinventato in una veste orchestrale, accompagnando i titoli di testa insieme alla tradizionale apertura con il logo Marvel.

La consacrazione rock del brano arriva però nel 1995, quando i Ramones decidono di inciderne una loro versione per la compilation “Saturday Morning: Cartoons’ Greatest Hits”. È una scelta quasi naturale. La struttura della canzone, con il suo ritmo essenziale e l’immediatezza della melodia, sembra anticipare il linguaggio del punk. Joey Ramone e compagni la reinterpretano senza stravolgerla, limitandosi a trasformarla in una perfetta canzone dei Ramones. Qualcuno osservò allora che quella sigla sembrava essere stata scritta prima ancora che Dee Dee Ramone iniziasse a scandire il suo celebre “one, two, three, four”. Una diversa registrazione del brano venne inclusa nell’edizione americana dell’album “Adios Amigos” e successivamente nella raccolta “Weird Tales of the Ramones”. In questa versione il titolo compare senza trattino, diventando “Spiderman”. Il brano entrò a far parte del repertorio dal vivo dei Ramones e venne eseguito anche durante il concerto d’addio della band newyorkese, nel 1996 al Palace di Los Angeles, inserito in scaletta tra “I Wanna Be Sedated” e “The KKK Took My Baby Away”.

Ma il legame tra la band newyorkese e Spider-Man non si esaurisce con quella cover. Negli anni successivi le loro canzoni entreranno anche nei film dedicati all’Uomo Ragno: “Blitzkrieg Bop” compare in “Spider-Man: Homecoming”, mentre “I Wanna Be Your Boyfriend” accompagna alcune sequenze di “Spider-Man: Far From Home”. Una scelta che funziona anche sul piano simbolico. I Ramones, come Peter Parker, appartengono al Queens, ai marciapiedi di New York, alla vita di quartiere, molto più che alla dimensione mitologica tipica di altri supereroi.

La risposta hard-rock

Se il punk ha trovato in Spider-Man un alleato naturale, anche l’hard-rock ha lasciato un segno importante nella sua saga. Nel 2002 gli Aerosmith registrarono una nuova versione della storica sigla per il primo film diretto da Sam Raimi. Steven Tyler sostituì l’urgenza punk con una lettura più muscolare, sostenuta dalle chitarre di Joe Perry, che aveva già collaborato in precedenza alla sigla della serie animata degli anni Novanta. Era il modo ideale per traghettare il personaggio verso il grande cinema, mantenendo un ponte con la sua tradizione televisiva.

Ma il flirt con l’hard-rock continuerà a riaffiorare anche attraverso piccoli dettagli disseminati nei film. Celebre, ad esempio, la scena di “Spider-Man: Far From Home” nella quale Happy Hogan mette “Back In Black” degli Ac/Dc mentre Peter Parker sta costruendo un nuovo costume, con quest’ultimo che esclama convinto: “Adoro i Led Zeppelin“, esclama convinto, confondendo clamorosamente gli autori del brano. Una gag che racconta alla perfezione il passaggio di testimone tra la generazione di Tony Stark alias Iron Man e quella di Peter Parker.

Una nuova generazione di rocker

Il primo “Spider-Man” di Sam Raimi, con Tobey Maguire nei panni del protagonista, rappresentò anche uno dei momenti più felici nell’incontro tra cinema dei supereroi e rock dei primi anni Duemila. La colonna sonora “Spider-Man: Music From And Inspired By” unisce alternative rock, post-grunge, pop-punk e hard-rock, affidando il ruolo di brano simbolo a “Hero”, interpretata da Chad Kroeger dei Nickelback insieme a Josey Scott dei Saliva. Il singolo conquistò le classifiche internazionali e finì per identificare non solo il film, ma un’intera stagione del cinema dedicato ai supereroi. Anche il videoclip contribuì al suo successo: Kroeger e Scott si esibivano sul tetto di un grattacielo mentre Spider-Man volteggiava tra i palazzi di New York, in una perfetta sintesi dell’estetica dell’epoca, fatta di chitarre potenti, montaggi spettacolari e atmosfere post-grunge.

Tra i brani più significativi della raccolta spiccava anche “Bother” degli Stone Sour, scritto da Corey Taylor e inizialmente accreditato al solo cantante nelle prime edizioni della soundtrack. Completavano la tracklist artisti come Sum 41, Alien Ant Farm, The Hives, The Strokes, Theory of a Deadman, Black Lab e Injected, trasformando il disco in una vera istantanea del rock del 2002, quando pop-punk, garage rock, nu metal e post-grunge convivevano ancora nelle classifiche e nei palinsesti delle radio. A chiudere il cerchio c’era anche la nuova versione della storica sigla di Spider-Man firmata dagli Aerosmith.

Le soundtrack continuarono a seguire l’evoluzione del personaggio anche nei capitoli successivi. “Spider-Man 2” si affidò a nomi come Dashboard Confessional, Train, Hoobastank, Jet, Yellowcard e Taking Back Sunday, mentre “Spider-Man 3” virò verso sonorità più indie e alternative con Snow Patrol, The Killers, Yeah Yeah Yeahs, Wolfmother e The Flaming Lips, autori di una nuova, riuscita cover funkeggiante della celebre sigla. Come se Peter Parker stesse crescendo insieme al suo pubblico, e anche la musica dovesse in qualche modo riflettere quel percorso.

Spider-Man a Broadway con gli U2

Più ambiziosa – se non pretenziosa – l’interpretazione musicale del mito di Spider-Man ad opera degli U2 attraverso “Spider-Man: Turn Off The Dark”, il discusso musical di Broadway firmato da Bono e The Edge. La gestazione del progetto fu tormentata da continui rinvii, modifiche alla sceneggiatura, problemi tecnici e costi astronomici.
“Spider-Man: Turn Off The Dark” fu concepito come una produzione colossale, affidata alla regia di Julie Taymor e con Reeve Carney nei panni di Peter Parker. Bono spiegò che l’idea di cimentarsi con un musical non nasceva da un interesse improvviso per il teatro: “Eravamo aperti all’idea del musical, ma Spider-Man è qualcosa di diverso, perché riguarda i fumetti. Esiste da anni un’intera rete di rapporti tra punk rock, gruppi rock e comic book”. Per il frontman degli U2, Peter Parker rappresenta una figura sorprendentemente vicina a quella di una rockstar: un ragazzo qualunque che si ritrova improvvisamente investito di poteri straordinari, costretto a convivere con una doppia identità e con tutte le responsabilità e le pressioni che accompagnano una fama inattesa.

Quando debuttò ufficialmente a Broadway il 14 giugno 2011, “Spider-Man: Turn Off The Dark” era già entrato nella storia per un motivo poco invidiabile: con 182 repliche di anteprima, aveva fatto registrare il periodo di preview più lungo mai visto fino ad allora a Broadway. Le recensioni furono meno severe rispetto a quelle delle prime rappresentazioni, elogiando soprattutto gli spettacolari effetti scenici e le acrobazie, ma riservando giudizi più tiepidi alla trama e alle musiche.
Il musical divenne anche la produzione più costosa nella storia di Broadway, con un budget stimato intorno ai 75 milioni di dollari, cifra che la regista Julie Taymor ha in seguito contestato, sostenendo che i costi fossero stati ampiamente gonfiati. Nonostante le polemiche, lo spettacolo riuscì a richiamare un enorme pubblico: a inizio 2012 stabilì persino il record d’incassi settimanali di Broadway, superato soltanto alcuni mesi dopo da “Wicked”. Il successo al botteghino, tuttavia, non bastò a compensare gli enormi costi di produzione e “Spider-Man: Turn Off the Dark” chiuse definitivamente il 4 gennaio 2014, lasciando dietro di sé pesanti perdite economiche.

Spider-Punk

Negli ultimi anni il legame con la musica è diventato ancora più esplicito grazie a Spider-Punk, l’alter ego di Hobie Brown. Non si tratta semplicemente di uno Spider-Man con una chitarra in mano, ma di un personaggio costruito intorno alla cultura punk.
Spider-Punk è apparso per la prima volta in “The Amazing Spider-Man” n.10 (gennaio 2015), creato dallo sceneggiatore Dan Slott e dal disegnatore Olivier Coipel. Dietro la maschera si cela Hobie Brown, un Uomo Ragno ribelle che combatte il regime autoritario guidato da Norman Osborn, trasformando l’estetica e l’attitudine del punk in una vera e propria forma di resistenza.

Spider-Punk

Il personaggio ha raggiunto il grande pubblico con il film d’animazione “Spider-Man: Across The Spider-Verse” (2023), dove è doppiato da Daniel Kaluuya. Grazie al suo look anticonformista, al carisma e all’atteggiamento anarchico, Spider-Punk è diventato rapidamente uno dei personaggi più apprezzati del film, conquistando critica e pubblico fino a essere considerato una delle varianti di Spider-Man più riuscite e originali dell’intero universo Marvel.

Brand New Day

Anche il nuovo capitolo sbarcato nelle sale, “Spider-Man: Brand New Day”, prosegue questa tradizione, utilizzando la musica come parte integrante del racconto. Dopo gli eventi di “No Way Home”, Peter Parker è costretto a ripartire da zero: nessuno ricorda più chi si nasconde dietro la maschera, gli affetti che avevano dato un equilibrio alla sua vita appartengono ormai al passato e il giovane eroe si ritrova solo a difendere New York, senza poter contare sulle persone che gli erano più vicine.
Diretto da Destin Daniel Cretton, il film segna l’inizio di una nuova trilogia con Tom Holland e riporta Spider-Man a una dimensione più intima e urbana, alle prese con una criminalità di strada e con una nuova minaccia destinata a mettere alla prova non solo le sue capacità, ma anche la sua identità.

Ad accompagnare questa svolta c’è ancora una volta la musica di Michael Giacchino, compositore ormai legato indissolubilmente alla saga dopo aver firmato le colonne sonore di “Spider-Man: Homecoming”, “Spider-Man: Far From Home” e “Spider-Man: No Way Home”. Accanto allo score orchestrale, “Brand New Day” propone una soundtrack che attraversa epoche e generi diversi, alternando soul, disco, alternative rock, indie, R&B e sonorità latine contemporanee. Tra i brani scelti figurano “Wolf Like Me” dei Tv On The Radio, “I’m Every Woman” di Chaka Khan, “Loser” di Tame Impala, “Fire For You” dei Cannons, “EoO” di Bad Bunny, “St. Elmo’s Fire” di Brian Eno e “Oh Yeah?” di Steve Lacy, componendo un mosaico sonoro che accompagna il nuovo inizio di Peter Parker e conferma, ancora una volta, lo stretto legame tra Spider-Man e la musica pop-rock.

Pochi supereroi, insomma, hanno saputo instaurare con la musica un rapporto così profondo e duraturo. Dai Ramones agli Aerosmith, dagli U2 agli Ac/Dc, passando per le grandi soundtrack dei primi anni Duemila e per l’esplosione di Spider-Punk, il rock ha accompagnato l’evoluzione dell’Uomo Ragno quasi quanto i fumetti e il cinema. Come se, in fondo, Peter Parker e il rock condividessero lo stesso spirito.

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