Band svizzera guidata dai due fratelli Yavor e Stefan Lilov, più Sebastien Bui, Elie Ghersinu e Alain Sandri, i L’Eclair, arrivati al quarto album, provano ad avanzare nel terreno della sperimentazione e ad alzare ulteriormente l’asticella. L’album d’esordio, “Polydor” (2018), già conteneva i semi dei futuri sviluppi, per il suo jazz funk strumentale con cenni di retrowave. I successivi lavori, “Saurodopa” e “Confusion”, si muovevano in quel solco, più artigianale il primo, più sperimentale e inquieto il secondo. Con “Cloud Drifter” si entra in una nuova fase, grazie a una presenza di elettronica molto più pervasiva che in precedenza e anche alle parti vocali e cantate (prima la musica era essenzialmente strumentale).
La base rimane sempre jazz funk, ma ora in primo piano ci sono synth e drum machine, così si entra in territori che hanno a che fare con dance e Idm. “Cloud Drifter”, tuttavia, non è un disco che suona freddo e distaccato: complessivamente il sound è caldo, estivo, evocativo di tramonti in spiaggia e vita lenta.
L’album si apre con “Memphis”, che mette subito in chiaro le cose: sintetizzatori in evidenza e lunga coda funk. Una sorta di intro generale all’album, che anticipa uno dei pezzi più forti, “Run”, con la collaborazione di Gelli Hana alla voce e un tappeto di synth e basso in slap. Una soluzione alternativa è quella di “Replica M001”, in cui le parti vocali sono chiamate al rap e allo spoken word sulla musica che si fa base e accompagnamento. “Vertigo”, uno dei singoli che hanno anticipato la pubblicazione dell’album, ritorna allo strumentale e si spinge a territori trance.
Più rilassata la seguente “Cloud Drifter”, altro brano cantato, dall’andamento ipnotico, uno dei vertici dell’album e manifesto del suo peculiare sound, e pure “The Glitch”. “Odessos” si riaggancia a “Run”, per grinta ed energia.
A chiudere l’album, infine, “Humanopolis M001”, che richiama alcune produzioni precedenti del gruppo, per durata e varietà interna: così dopo una lunga intro il brano risulta malinconico e sognante, abbastanza diverso dal resto della tracklist.
“Cloud Drifter” è un disco notevole, realizzato con grande perizia produttiva e con una particolare attenzione agli arrangiamenti e al suono. E’ un lavoro altresì molto interessante, per la commistione di jazz, funk e musica dance, dai toni caldi, estivi, lounge, e con una forte componente vocale, non scontata in questo tipo di musica.
10/08/2025