In principio furono i Daft Punk a musicare l’atteso sequel di "Tron", in una colonna sonora centrata soprattutto nei momenti più spinti, con il singolo “Derezzed” a smarcarsi da un insieme orchestrale a tratti poco riuscito, di certo ben sotto gli standard medi dei due francesi. Peraltro, “Tron: Legacy” fu anche un mezzo flop al botteghino per la Disney, al netto della presenza di Jeff Bridges e Micheal Sheen, gli unici a salvarsi da un copione effettivamente posticcio.
Sono trascorsi quindici anni da quell’inciampo, e la Disney ci riprova con un nuovo seguito, “Tron: Ares", affidando a Trent Reznor e Atticus Ross le musiche, per una soundtrack a nome (udite, udite) Nine Inch Nails.
Il terzo capitolo del franchise Tron della Disney racconta la storia di Ares, "inviato dal mondo digitale a quello reale con una missione pericolosa", segnando "il primo incontro dell’umanità con esseri dotati di intelligenza artificiale”, stando alle parole diffuse durante il lancio ufficiale. Diretto da Joachim Rønning, "Tron: Ares" ha come protagonisti Evan Peters e Jeff Bridges, e uscirà nelle sale il 10 ottobre. Nel primo trailer, compaiono però Jared Leto e Greta Lee, ma la curiosità non può essere tutta che per la musica della premiata ditta industrial.
Come ben noto, Trent Reznor e Atticus Ross hanno composto le musiche di oltre una dozzina di film come duo, tra cui i recenti lavori per i film di Luca Guadagnino "Queer" e "Challengers", aggiudicandosi per quest’ultima anche un Golden Globe. A questo giro la faccenda è comunque diversa, perché si tratta del loro primo progetto cinematografico come Nine Inch Nails.
L’inizio è magnetico, un po’ French touch e un bel po’ John Carpenter. Il cineasta e compositore maestro dell’horror sarà il punto di riferimento primario di tutta l’opera, tra synth(oni) suonati con la postura di un mammuth, roboanti ripartenze electro-clash e giochi di luce che sono da sempre anche la cifra del marchio Reznor. “As Alive as You Need Me to Be” è infatti una canzone dei Nine Inch Nails con tutti gli stereotipi del caso, ma con una goccia di “Derezzed” sparsa qui e là, dettaglio che conferma quanto paventato poc’anzi.
Arrivano poi ovviamente i momenti meramente connessi alla pellicola, di conseguenza ora più rilassati (il piano lacrimoso su rimbalzi ambient di “Echoes”, ad esempio) e ora più spediti (la cassa più o meno dritta di “This Changes Everything” e il palleggio sintetico di “Infiltrator”). In questo alternarsi di strumentali realizzati ad hoc per la sceneggiatura, spuntano altri brani veri e propri, come “I Know You Can Feel It”, egregiamente noir ma anche annacquata di soluzioni abusate, o la lacrimante “Who Wants To live Forever?”. Le cose, invece, vanno decisamente meglio quando Reznor inscena, seppur vagamente, il suo cabaret industriale, come in “Target Identified”.
Meno epico del polpettone orchestrale cucinato a suo tempo dai Daft Punk, “Tron: Ares” riesce in qualche modo a convincere perché attinge di più dalla fonte originaria del gruppo. Insomma, Reznor e i suoi non si sono lasciati sedurre dal richiamo di una colonna sonora laccata con archi e hanno proseguito dritto per la propria strada disseminata di spiriti, che ricordano comunque sempre il buon Carpenter, fino a evocare anche una certa teatralità orrorifica nei movimenti da un minuto scarso. E sul finale spunta a sorpresa “Shadow Over Me”, reznoriana fino al midollo, e proprio per questo la migliore traccia del lotto per distacco. Tuttavia, siamo ben lontani dai tempi migliori. E il dubbio che il contratto con la Disney resti solo in gancio per un nuovo tour (in corso) e una rispolverata di cassetto non arretra di un millimetro per tutto il tempo.