Royal City - Royal City (1999 – 2004)

2009 (Asthmatic Kitty)
folk-rock

Royal City was…
Sono queste, seguite da un breve elenco di nomi e cognomi, le prime parole che si possono leggere sul booklet del self-titled che conclude la carriera dei Royal City, band originaria dell’Ontario fondata da Aaron Riches e Jim Guthrie. Attraversando come una esile scintilla il panorama indie-rock canadese dei primi anni 2000, i Royal City si sono cimentati in un folk-rock genuino e senza tempo, lasciandosi alle spalle una manciata di singoli e tre album di pregevole fattura, tra i quali si cela anche un piccolo gioiello che risponde al nome di “Alone At The Microphone”.

“Royal City (1999–2004)” è una raccolta di b-side e outtake che rappresenta un prezioso dono di commiato indirizzato ai fan di Riches, Guthrie e soci, ma anche un buon modo per riportare all’attenzione generale la musica della defunta band canadese. In realtà un album di rarities era in previsione già pochi mesi dopo lo scioglimento della band, ma con la chiusura della loro storica label (la Three Gut Records), nel 2005, sembrava che non ci fosse più alcuna speranza per la realizzazione di quel progetto. Qualche mese fa, invece, la Asthmatic Kitty di Sufjan Stevens (vecchio amico e supporter dei Royal City) ha annunciato la pubblicazione dell’album, a dieci anni esatti dalla nascita della band e a cinque dal suo scioglimento – una perfetta congiuntura temporale da prendere a “pretesto” per offrire un ultimo barlume di visibilità a un gruppo immeritatamente passato inosservato (e inascoltato) ai più.

In tal senso, viene quasi spontaneo leggere un pizzico di triste ironia tra le righe del brano di apertura dell’album, cover di quella “Here Comes Success” portata in auge dall’iguana della musica alternativa Iggy Pop. Rovente come le fiamme degli Inferi, la voce di Aaron Riches si dimena fra tormenti di batteria e chitarra in una performance da rockstar maledetta, ricalcando perfettamente lo stile e le atmosfere creati dal frontman degli Stooges. Già dalla successiva “Can’t You Hear Me Calling”, tuttavia, i brani recuperano i colori delle ambientazioni più caratteristiche dei Royal City, con i fraseggi puliti della chitarra di Jim Guthrie e le spazzolate gentili della batteria di Nathan Lawr (nella line-up dal 1999 al 2001) o di Lonnie James (dal 2002 in poi) ad accompagnare la voce morbida di Aaron (“Postcards”, “A Belly Was Made For Wine”), mentre comparsate strumentali, in prevalenza di armonica e piano, arricchiscono di sfumature variegate i brani, ammantandoli per lo più di un’aura vagamente malinconica (“Can’t You Hear Me Calling”, “O You With Your Skirt”).

A spezzare la continuità “bucolica” delineata nella prima metà di questo lavoro arriva “Bad Luck”, uno dei maggiori successi dei Royal City e unico brano già pubblicato in un precedente album della band. La ruvida immediatezza della alt-version, però, non convince troppo, facendo rimpiangere la versione originaria del brano e rappresentando forse uno dei momenti più deboli dell’album, insieme ai latrati canini che sporcano il candore lo-fi di “Dog Song”.
Da queste cadute di tono i Royal City si rialzano grazie alla freschezza elephant-iana di “The Nations Will Sing”, alla rassicurante quiete di “They Came Down” (forse il brano migliore dell’intero album) e alla sognante dolcezza di “Is This It?”, splendida riproposizione al profumo di banjo del brano portato al successo dagli Strokes.

L’album si chiude con “In The Autumn”, canzone dedicata alla loro città di origine, Guelph (che a suo tempo ha ispirato la scelta del nome stesso del gruppo), dove il refrain “C-I-T-Y / Royal City” sfuma in fondo al brano in un loop di saluto finale, a simbolico suggello della breve carriera della band.
“Royal City (1999 – 2004)” si risolve dunque in una piacevole raccolta di rarities che aggiunge poco a quanto già fatto da Riches e Gutrhie nel corso della loro attività, ma che conferma comunque la capacità del loro artigianato di mantenersi costantemente su un livello qualitativo alto, fornendo inoltre un ottimo pretesto per (ri)scoprire una delle più incantevoli band di nicchia del panorama folk-rock canadese.

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