La lunghezza media dei brani ci dice immediatamente che qualcosa è cambiato in questi "nuovi"
Young Widows, adesso più riflessivi e meno irruenti nel dosare le loro rumorosissime influenze. Eppure, rispetto ai pur incompiuti "
Settle Down City" e "
Old Wounds", in questa terza prova (prodotta dalla stessa band in compagnia di Kevin Ratterman dei
My Morning Jacket) qualcosa s'è perso in termini di creatività.
Come un rituale cavernoso e umbratile, tutto il disco si dipana, spesso e volentieri, tra lentezza e solennità, accentuando un retaggio blues tutt'altro che secondario (a cominciare da "Young Rivers") e, non di rado, tinto di
noir metropolitano ("In And Out Of Lightness"). Coordinate sonore che delimitano liriche impregnate di disperazione, nelle quali la dissoluzione degli affetti simboleggia il declino della civiltà occidentale. E, quindi, saranno proprio le propaggini più rumorose a cercare di rintracciare uno spiraglio luminoso in mezzo al buio: il
kammerspiel grassoccio di "Lean On The Ghost", la pulsante "Miss Tambourine Wrist", l'heavy psichedelia atmosferica ed enfatica di "White Golden Rings".
Tuttavia, nel tentativo di individuare una via di mezzo tra esplosività
noise e cupa meditazione, qualche volta al limite di una
americana dal retrogusto
doom (espressa, per esempio, al meglio nella conclusiva "In And Out Of Youth"), i tre di Louisville finiscono per smarrirsi, restando con un pugno di mosche nell'angolo più buio e inquieto della loro anima.