E’ arrivato il momento buio pure per i più coccolati dalla stampa Usa. I My Morning Jacket, quintetto proveniente dalla calda Louisville, Kentucky, ha spiazzato (e scontentato) tutti con il loro quinto album, “Evil Urges”, che succede a un
live epocale come “Okonokos”.
Il produttore John Leckie, nel loro precedente lavoro in studio, “Z”, era riuscito a “contenere” all’interno della classica forma-canzone di tre/quattro minuti le strabordanti attitudini della band, e, forse, i più si aspettavano un’ideale prosecuzione del
sound di quell’album.
Invece no. Jim James e compagni hanno deciso di prendersi una bella rivincita, confezionando con “Evil Urges” il loro album più folle e complesso. A chi li accomunava con il nuovo movimento
alt-country, a chi li aveva nominati degni eredi della neo-psichedelia di
Mercury Rev e
Flaming Lips, ai fan di
Neil Young o del
southern rock dei
Lynyrd Skynyrd che sbavavano ascoltando i loro dischi, i My Morning Jacket rispondono: “No”. Uno, nessuno, centomila. Nella loro musica ci sono tutte queste cose, e nessuna. Ed “Evil Urges” è, appunto, un esercizio di eclettismo, un’opera che riassume, in maniera delirante e vivace, tutte le anime della band.
Il trittico iniziale di brani apre il disco all’insegna di uno scatenato
electro funk, ed è già un bel biglietto da visita. La
title track si apre tra intrecci di chitarre e un elegante falsetto, per poi lasciare spazio a belle aperture melodiche e improvvisi cambi di ritmo quasi
prog. “Touch Me I’m Going To Scream” (in doppia versione: quella che conclude il disco, superiore, sfiora i nove minuti) farà felici i fan dei
Pet Shop Boys e della
disco anni 80, mentre la successiva “Highly Suspicious” è probabilmente il brano più scioccante del disco: James sfodera impressionanti vocalizzi alla
Prince, e in mezzo c’è pure un tamarrissimo assolo di chitarra.
Ma l’album è lungo, e il caleidoscopio di suoni e influenze è molto vasto: nell’allegra “I’m Amazed” la band torna nei territori più “consoni” del rock classico americano, in un riuscito incrocio tra Skynyrd e
The Band. Il
power-pop di “Aliminum Park” ha un ritornello semplice quanto efficace, “Thank You Too!” è una tenera filastrocca alla
Bacharach, “Sec Walkin”
flirta col country e ha dei coretti
ultra-kitsch alla
Bee Gees, “Lilbrarian” è una soffice ballata semi-acustica. E si potrebbe andare avanti.
Chi si aspettava un lavoro “ordinario” o di maniera rimarrà deluso da questo “Evil Urges”. Ma per chi saprà aprire le orecchie, qui c’è tanto materiale buono da far festa. E i My Morning Jacket confermano, per l’ennesima volta, di essere uno dei gruppi americani più interessanti sulla piazza.