Ci sono a volte emozioni che non vuoi esternare, ci sono a volte piccole gioie che vuoi tenere nascoste anche agli amici più cari: questo è quello che avviene con il nuovo album dei Joyce The Librarian. Prima o poi però la voglia di parlare della musica che ti accompagna e ti conforta cresce, ed ecco che sono qui a raccontar di questo egregio gruppo di Bristol.
“The May Put Land Between Us” segue di poco un Ep (“The Weight Of The Line”) mantenendo le promesse di un folk-pop raffinato e fantasioso. Martin Callingham e la sua band amano infatti il bisbiglio leggero del folk, la contaminazione
twee del pop più intimista e la grazia dei colori autunnali. Sono dieci brani che si fanno amare ad ogni ascolto: l’ipnotico minimalismo di un
fingerpicking cristallino che scorre come acqua di fiume in “Still Sleeping” si sposa con il tepore malinconico dell’irresistibile refrain di “Follow Me, I’m Right Beyond You” (un brano che sembra uscire dallo scrigno privato della Sarah Records), dando vita a una musica così onesta e pura che ti sembra di conoscerla da una vita.
Sfogliando altre pagine si è folgorati dall’incrocio tra violoncello, organo e chitarra di “Land” (brano che dà comunque origine al titolo dell’album), canzone che si snoda in un elegante chamber-pop che cita
Trembling Blue Stars e
Neutral Milk Hotel. Ed è gradevole trastullarsi con le tastiere e le pause acustiche di “Over Dimore”, che ci raccontano cosa sarebbe successo se
Paul Simon avesse incontrato
Sufjan Stevens al posto di Art Garfunkel (e quasi dispiace).
Il fiero beat ritmico che poi disturba con grazia il
fingerpicking di “Traps”, il fascino
gothic privo di pessimismo di “Communion” e la mini sinfonia di due minuti di “Dolly Parton” aggiungono uno spessore spirituale che difficilmente si può incontrare nel folk moderno.
I Joyce The Librarian con il loro primo album superano il confine della musica come prodotto discografico: afferrano la fragilità e ne estraggono lirismo puro, cantano sottovoce per farti sentire il battito del cuore e il soffio del loro respiro, ascoltano la tua malinconia e la trasformano in una poesia confortevole, rinnovano il bisogno di una spiritualità ancestrale ripartendo dall’uomo comune, dando vita a un incanto sonoro con sfumature che hanno nuance e vigore.