Michael Pollard - Translations 01

2012 (Spectrum Spools)
musique concrète, non-music
Esordio sul mercato discografico per Michael Pollard, l'ultimo allievo dell'instancabile nuovo re del terrorismo harsh-noise Russell Haswell. Nonostante l'importante ruolo di quest'ultimo nel velocissimo cursus honorum dell'artista americano, il giovane nuovo volto di casa Spectrum Spools si rivela ben distante dal mondo del rumore, e vicino semmai a quella schiera (sempre più folta) di compositori impegnati nel tentativo di donare vita eterna alle sperimentazioni del GRM.
Musique concrète, dunque: una definizione sotto la quale si finisce spesso col far ricadere una quantità di sicuro troppo elevata di sperimentazioni sonore. In “Translations 01”, Pollard cerca di trascinare le esplorazioni sul suono degli oggetti in condizioni ambientali il più possibile avverse e bizzarre, in un percorso che nasce e muore nel concetto, senza bagliore alcuno di una qualsiasi forma musicale.

Quest'ultimo è senz'alcun dubbio accattivante e curioso, così come lo sono i racconti associati a ciascuno dei cinque “studi” che compongono l'opera. Il risultato sonoro, per contro, denota il fallimento totale degli esperimenti del musicista, impantanato fra nonsense e coordinate già cavalcate prima di lui da orde di compositori. Il primo studio “materiale”, “Sand”, raccoglie i suoni catturati da un idrofono seppellito sotto un leggero strato di sabbia in riva a un lago, sul quale Pollard cammina mutando l'evoluzione delle onde sonore. Alla prova dell'ascolto, ciò che perviene non dista minimamente dalle “solite” sperimentazioni con il rumore bianco. Non va meglio con l'episodio successivo, di nuovo uno “studio materiale” intitolato questa volta “Cello & Jacket”, il cui drone (difficilmente udibile persino in 5.1 con volume al massimo) proviene dal movimento della corda di un violoncello lasciato cadere su un pavimento in moquette.

A salvare parzialmente il progetto è il solo “One Freeze From Seven Positions In A House”, studio “spaziale” sulla scia delle sperimentazioni di Florian Hecker ottenuto sovrapponendo uno stesso drone registrato in sette ambienti diversi (le stanze di una casa). La metà “ritmica” dello stesso studio, “Forty-Nine Tracks Of Isolated And Overlayed Clicks Generated From The Material And Positions Of The Previous Study”, ripropone la struttura e gli ambienti, sostituendo i “clicks” ai “drones” e risultando in una successione di rintocchi del tutto senza senso. Il “gran finale” è affidato ad “A Pencil Rubbing For The Album Cover”, già edita in un sampler di Peter Rehberg e che, come intuibile dal titolo, si compone del rumore di una matita che sta disegnando la (altrettanto insensata) copertina dell'album.

È tuttora incomprensibile quali fossero le intenzioni con cui Pollard ha deciso di pubblicare questo disco, che ambisce con forza alla palma di peggior uscita Spectrum Spools di sempre. Impossibile da classificare nel girone dell'avanguardia, per via dell'inesistenza di un qualsiasi spunto “nuovo” (o anche di un tentativo di raggiungerlo), “Translations 01” può trovare un suo senso solo se visto come una sorta di provocazione, o più semplicemente come il (malriuscito) tentativo di oltrepassare ulteriormente confini ormai ben noti.
Indecifrabile, posto che ci sia qualcosa da decifrare.

Tracklist

  1. Material Study 01 (Sand)
  2. Material Study 02 (Cello And Jacket)
  3. Spatialisation Study 01 (One Freeze From Seven Positions In A House)
  4. Spatialisation Study 02 (Forty-Nine Tracks Of Isolated And Overlayed Clicks Generated From The Material And Positions Of The Previous Study)
  5. A Pencil Rubbing For The Album Cover

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