Bisogna essere coscienti, nel giudicare l'ultimo o uno qualsiasi dei lavori di
Rocky Votolato, che il cantautore - texano trapiantato nel Pacific North-west - esisterà comunque, indifeso e inoffensivo, e continuerà a collezionare recensioni tiepide e vaghi riconoscimenti di pubblico. Non solo perché, dopo più di dieci anni di carriera solista, ha deciso di lasciare la Barsuk e di autofinanziarsi raccogliendo fondi tra i propri fan; ma proprio per il carattere intrinseco della sua musica.
Anche "Television Of Saints", suonato insieme ai fratelli Sonny e Cody, conferma la vocazione di Votolato per queste canzoni che, in fondo, sanno di poco e si assomigliano tutte tra di loro, con queste alternanze minore-maggiore e questo arrochito trasporto emotivo che riesci a prevedere come Kasparov le mosse dell'avversario: almeno due o tre accordi in anticipo. Eppure si può percepire come della musica di Rocky ci sia bisogno, in qualche modo, se come rassicurazione o come sfogo non importa. E, comunque vada, difficilmente raggiungerà il manierismo, l'affettazione.
"Television Of Saints" è, ancora una volta, un alimento semplice - e quasi sempre insipido - per lo spirito, nel quale sono davvero poche le impennate di ispirazione ("Fool's Gold", in parte "Ghost Writer") e tutto si sviluppa senza scossoni, in una rassicurante medietà. Forse è proprio questa sensazione di archetipico, di canonico a rappresentare quanto di meglio e di peggio possa offrire Votolato, un
Ryan Adams che ancora ci crede, e ci crederà sempre.
Si fa presto, insomma, dopo aver ascoltato le dieci canzoni di "Television Of Saints", a dire che senza di esso il mondo sarebbe lo stesso. Ve lo immaginate un mondo senza torta Margherita? La risposta deciderà anche se vale la pena ascoltare il nuovo disco di Rocky Votolato, o meno.