Terzo episodio per i Le Borg di Paolo Di Cioccio, che ora allarga ufficialmente la line-up anche al musicista avant Adriano Lanzi, già in passato collaboratore del progetto e attivo con gli El Topo.
Con questo nuovo “Flying Machines” il duo romano, coadiuvato alle percussioni elettroniche da Francesco De Chicchis, propone un viaggio cosmico con navicelle più attrezzate quanto con altre più scalcinate.
Infatti, come si evince dal titolo dell'album, il lavoro è un concept sulle macchine volanti inventate dall'uomo nel corso della storia, una sorta di documentario musicale che, a livello di suoni, rende un sentito omaggio ai Kraftwerk quanto alla kosmische musik elettronica tedesca.
L'apertura “Zeppelin” non avrebbe assolutamente sfigurato in “Computer World” della leggendaria band tedesca, mentre “Red Baron” si avvicina molto di più al “Tour De France Soundtracks” del 2003 per le atmosfere quasi deep-house e comunque sempre cerebrali.
In generale, l'album ama giocare con linee melodiche base ripetitute e con la voce robotica ed effettata di Di Cioccio, anche lui immaginato non come un uomo ma come robot sintetico.
Tra i brani da evidenziare si segnala “Check in”, che fa parte della sezione “Airport Suite” dalla sesta alla conclusiva nona traccia, per il suo sviluppo del tutto accattivante che i fan dei primi Mouse On Mars, fase “Autoditacker", potrebbero apprezzare.
Con i Le Borg non si gridi al plagio smaccato, qui è tutto dichiarato apertamente e in questo riesce il gioco, cioè creare brani che nei vari album dei Kraftwerk avrebbero fatto la loro degna figura, permettendo così un altro piacevole viaggio tra le stelle e la meccanica umana.