Chi conosce un po’ la geografia musicale inglese sa che associare Brighton e chamber-folk equivale a un centro quasi sicuro: non fa eccezione il Self Help Group, band dal nome (perdonabile) che pare quello di un’associazione di volontariato di dopolavoristi, ma che nasconde un manipolo di musicisti evidentemente appassionati. Non solo della tradizione britannica dei
Fairport Convention (“Big Nose George”), ma anche, a sentire il sestetto nelle sue volitive armonizzazioni, di quella americana, di
CSN&Y in particolare.
Certo, anche quando si sfoderano i banjo (“Brother”), il clima rimane quello di un disco prettamente inglese, improntato più all’orecchio che al cuore, se vogliamo, ma sempre guidato da un’ispirazione fresca, con arrangiamenti, orchestrati con buona raffinatezza, che guidano i brani più claudicanti (“The Bus”) e riparano un po’ alla stucchevolezza dei duetti maschile-femminile (“Sand”).
"Not Waving, But Drowning" è costituito in buona parte da canzoni compassate, che forse non eccellono per melodia ma che riescono a supplire ad essa con la dinamica, anche in pezzi un po’ telefonati come “Needles” – ottimo anche il
sound, pieno e domestico allo stesso tempo, si veda “Fifth Man On The Moon”, traccia sognante e ammantata di psichedelia.
Manca sempre un guizzo, nonostante sia difficile trovare un punto debole, in “Not Waving But Drowning”, sempre molto composto ed elegante, anche in un immancabile brano festoso, con percussioni, battimani e tromba, come “Kings”.
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Wilderness Of Manitoba.