Banda POPolare dell'Emilia Rossa - Viva la lotta partigiana

2016 (autoprodotto)
canzone politica, popular
La nobile storia della canzone popolare politica italiana ha radici antiche ed è figlia di periodi storici sanguinosi che hanno avuto, nell'arco del secolo scorso, esponenti di primissimo piano. Si va dalle canzoni partigiane ai gruppi del dopoguerra, come i pionieri piemontesi Cantacronache di Fausto Amodei, Sergio Liberovici e Michele Straniero, gruppo di musicisti, poeti e letterati (vi hanno collaborato anche Italo Calvino e Umberto Eco) che fin dagli anni 50 hanno portato all'interno della musica popolare impegno e lotta sociale. La canzone politica ha poi conosciuto esponenti tra i più vari, trovando il suo culmine nel periodo storico degli anni 60 e 70 (Franco Fabbri, Maria Carta fino a Stormy Six, Area, Francesco Guccini e tanti altri).

Tra gli epigoni di quella stagione musicale vi sono gli emiliani Banda POPolare dell'Emilia Rossa, che esordiscono nel 2013 con "Rivoluzione permanente" e continuano nel 2016 con "Viva la lotta partigiana", due album che hanno perlopiù il valore della riscoperta storica di brani che hanno segnato un'epoca dai limiti temporali ben definiti. Formati da Francesca Parlati (tastiera e voce), Giuseppe Violante (batteria), Matteo Parlati (basso), Marco Pastorelli (percussioni), Valerio Chetta (piano e Hammond), Jean Pierre Cronod (violino), Massimo Caruso (chitarre) e Paolo Brini (voce), pur rimandando fin dal nome agli Area - International POPular Group, musicalmente non si discostano di molto, a differenza di questi ultimi, dal classico formato di canzone popolare, pur con lievi rivisitazioni rispetto ai brani originali.

Non Rock In Opposition, quindi, ma certamente un'opposizione ideologica rispetto all'idea trionfante di società consacrata al mercato, società che non riesce più nemmeno a immaginare un mondo diverso dall'esistente. I brani sono divisi tra cover e originali, da "Funerale di un lavoratore" di Maria Carta a "Odessa" dedicata alla dimenticata strage di Odessa del 2 maggio 2014, "Vieni fuori compagno" con i testi di Bertolt Brecht, "Il vestito di Rossini" di Paolo Pietrangeli, l'originale "La madre del partigiano" con i testi tratti da una poesia di Gianni Rodari, l'ironica descrizione della catena di montaggio di "Un pezzo un culo" e la storicissima "Fischia il vento".

La vera domanda che si pone dopo l'ascolto è quanto possano essere attuali oggi un linguaggio e una forma-canzone che hanno ormai più di cinquant'anni di storia; se quest'album apra all'idea di una nuova società, costruisca spiragli tra i monologhi liberali degli "intellettuali" da salotti televisivi (sembrerebbe di sì in vari momenti, in particolare nella già citata "Odessa") o sia semplicemente riscoperta storica.

Chiude l'album una commovente lettera dell'eroe armeno Missak Manouchian, trasferitosi in Francia dopo la morte dei genitori nel genocidio armeno e protagonista della resistenza francese all'occupazione nazista. Catturato nel novembre 1943, Missak viene torturato e ucciso nel febbraio del 1944 dai tedeschi. La riscoperta di un personaggio di tale spessore non può che essere uno dei meriti maggiori degli emiliani.

Tracklist

  1. Canti e balli di facchini in sciopero
  2. Vieni fuori compagno
  3. Un pezzo un culo
  4. Il vestito di Rossini
  5. Il violino di Vik (Per Vittorio Arrigoni)
  6. Funerale di un lavoratore
  7. Odessa
  8. This Is Your Land
  9. Su comunisti della capitale
  10. Fischia il vento
  11. La madre del partigiano
  12. Lettera di addio di Missak Manouchian


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