Finalmente debuttano i LaColpa, dopo l'ottimo mini "Soil (rough mix)" contenente l'omonimo brano. Il gruppo raccoglie nomi già coinvolti in progetti che affondano le radici in generi apparentemente molto distanti tra loro come il black metal e il noise, ma che con il continuo evolversi della scena estrema trovano sempre più frequentemente punti di contatto. La
line-up è infatti composta da Andrea Moio (ex-Sùr) al basso, Cecco Testa (Cropcircle e Winter Martyrium) per la parte elettronica e rumoristica che include trapani, catene e campionamenti, Davide Boeri (ex-Septycal Gorge) alla batteria, Davide Destro (ex-Infection Code) alla chitarra e Mario Olivieri (
mastermind di Moana e Attualità Nera ed ex-Deaviated Sister TV) alla voce. Tutti i membri di questo progetto, pur avendo esperienze e formazione musicali piuttosto distanti e talvolta agli antipodi, trovano terreno comune nella grande passione per il metal estremo e grazie alla loro consolidata professionalità ed esperienza sono riusciti a convergere in un lavoro devastante, rivelando talvolta, come nel caso di Mario in veste di cantante, doti inattese e non comuni.
Tre tracce lunghe e marcescenti per circa quaranta minuti di musica. L'
opener "Soil", già presente nel mini, viene riproposta in una nuova veste remixata che ne accentua le potenzialità distruttive: clangori metallici e scarne linee di basso introducono un cantato cavernoso e terrificante. La batteria e le chitarre danno la sferzata che fa decollare definitivamente il pezzo in una cavalcata dall'incedere epico e maestoso che può ricordare i Dismember, per poi accusare un rallentamento tipicamente sludge, fino alla successiva sfuriata che evolve in un
break finale più riflessivo e atmosferico.
"Scars" è estremamente caotica in apertura, una sorta di "harsh noise death metal", poi un
break minimale che riparte in chiave doom, lentissimo, come in omaggio ai
Sunn O))), fino alla sepolcrale chiusura rumoristica. "Fragments Of A Smiling Face", infine, è la traccia più lunga e più vicina alla seconda ondata black metal, specie nelle sue partiture chitarristiche oltre che nel cantato, una sorta di "Måneskyggens Slave" dei Gorgoroth all'apice del suo climax ma rallentata, ossia puro godimento, che si arresta ancora una volta verso la fine per lasciare spazio alla fredda elettronica minimale.
Il suono è disturbante, brutale ma mai rozzo, grazie all'eccellente lavoro fatto dalle forze congiunte di Dano Battocchio e Paul Beuachamp, rispettivamente presso i loro Deepest Sea Studio e O.F.F. Studio a Torino, e dello stesso Cecco Testa (Guilty Coven Studio), a cui è seguita la masterizzazione ad opera di Brad Boatright presso gli Audiosiege Mastering a Portland. Questo lavoro racchiude i germi del presente e del futuro del metal, dando freschezza a un genere spesso e volentieri arenato sui suoi stilemi.