Guardano ai suoni degli anni 90, ma intendono parlarci dei difficili giorni che stiamo vivendo. Le quattro navarre di Pamplona avevano stabilito il titolo del loro secondo disco, “Dias raros”, registrato durante l’estate 2019, prima del Covid, riferendosi all’analisi di sentimenti personali, non certo alle conseguenze globali della pandemia. Ciò che è accaduto nei mesi successivi muta però inevitabilmente la percezione del significato, facendolo aderire con forza alla complessa contemporaneità di questi tempi.
Nella ricetta delle Melenas, ormai una realtà nel circuito indipendente iberico, emergono elementi post-punk, shoegaze, psych e kraut che, centrifugati assieme, generano un garage-pop introspettivo e dal retrogusto nostalgico, quasi un guardare a ritroso attraverso un paio di lenti color seppia.
Pubblicamente apprezzate da Henry Rollins dei Black Flag e da Chilly Myers di KEXP, la celebre cult radio di Seattle, hanno visto nominare “Dias raros” il 4 maggio come “Album del giorno” su Bandcamp. Non proprio malaccio.
Fra new wave anni 80, con tanto di flanger e tastierine à-la Stereolab (“Primer tiempo”), e alternative-rock anni 90 Breeders-style (“No puedo pensar”, “Ya no es verano”), non tutto gira come potrebbe, con qualche peccato giovanile che inevitabilmente emerge. Si appiattiscono su sé stesse quando puntano su ballad riflessive (“El tiempo ha pasado”, “Vals”), mentre va molto meglio quando tengono alta la propulsione energetica, come nel caso dell’efficace doppietta ultra-pop “3 segundos”/ “Ciencia ficciòn”. E suvvia, anche per l'immagine di copertina si poteva fare qualcosina di pù...