Chi era già pronto a stracciarsi le vesti deve essersi ricreduto. I traballanti esiti degli ultimi due album e la notizia dell’uscita dal gruppo dell’ottimo tastierista Diego Tejeida avevano fatto temere agli amanti del prog metal che gli Haken non potessero più raggiungere le vette conquistate nella prima parte della loro carriera. Il settimo album della band, “Fauna”, è al contrario un disco che per varietà, perizia tecnica e capacità compositiva riporta gli Haken molto vicini ai fasti di un tempo. Definito da loro stessi, una “foresta pluviale di suoni”, si propone di indagare le similitudini che intercorrono fra il comportamento di alcuni animali e l’uomo.
La superba cover preparata da Dan Goldsworthy raffigura il complesso zoo che fa da sfondo ai brani. L’usignolo tenuto in mano che campeggia in primo piano è il protagonista del primo singolo estratto, “Nightingale”, una virtuosistica giostra di cambi di tempo, crescendo improvvisi e intermezzi melodici (con cinguettii di uccelli inclusi). Considerando la durata contenuta del brano e le rapide variazioni, il lavoro di Hearne alla batteria nel dettare i tempi è titanico. Notevole è anche il contributo di tutti gli altri componenti, in particolare quello di Jones alle tastiere, abile nel portare dinamismo e nuova linfa in un reparto da sempre presidiato dalle inarrivabili doti tecniche di Tejeida.
Più basato sull’irruenza è invece l’approccio utilizzato un altro dei brani che hanno anticipato l’uscita dell’album, “Taurus”. Nel parallelismo, non proprio originale, fra la foga di un toro infuriato e gli impulsi distruttivi che gli uomini scatenano durante gli episodi bellici, Jennings e compagni confezionano una pregevole power ballad che ben riproduce l’irruenza bovina senza rinunciare all’orientamento melodico.
Meno interessanti sono gli altri singoli: l’insipido power pop di “Lovebite” e il maldestro tentativo di risultare più mainstream di “Alphabet Of Me” ripropongono la critica di incompiutezza che spesso viene posta al gruppo inglese per la sua tendenza a inserire nei suoi ultimi lavori brani disomogenei per qualità. Per fortuna, si tratta di due episodi isolati in un album che complessivamente mostra la band progressive in ottima forma.
La pachidermica “Elephants Never Forget” è una delle tracce più ambiziose di “Fauna”. Nell’ambito dei suoi oltre undici minuti di durata, gli Haken mescolano sapientemente le loro due anime: quella più vigorosa, sostenuta maggiormente dalla parte ritmica, e quella più fluida e orientata al virtuosismo. Il risultato è un brano complesso e sfaccettato che seppur nelle evidenti citazioni (Gentle Giant su tutti) dimostra che la band ha raggiunto ormai un grado di maturità tecnica non comune.
Sul solco della grande tradizione prog sono anche le due pregevoli "Beneath The White Rainbows" e “Sempiternal Beings”. In questo caso il sestetto inglese trae ispirazione dalle sonorità dei Dream Theater per i quali non ha mai fatto mistero di nutrire un’incondizionata stima. La prima traccia, che non avrebbe di certo sfigurato in un album della band americana, è ancora una volta impreziosita dall’eccellente lavoro di batteria di Hearne che viene assistito dal basso sincopato di Green e dagli svolazzi vocali di Jennings, abile ad adattare il suo registro alla dinamica complessa del brano. “Sempiternal Beings” inizia in maniera dolce e sommessa ma muta rapidamente di forma e raggiunge tonalità maggiori che esplodono in un selvaggio assolo di chitarra.
C’è anche spazio, in “Eyes Of Ebony”, per un sentito omaggio al padre del chitarrista Henshall. Posta in chiusura dell’album, la traccia dal tono delicato e introspettivo sceglie come animale di riferimento il possente rinoceronte bianco settentrionale, ormai destinato all’estinzione. Nel suo andamento solenne e pieno di suspense, regala alcuni dei momenti più ispirati del disco, specialmente nella lunga sezione centrale strumentale. È forse il miglior modo per chiudere un’opera che meriterebbe diversi ascolti per essere apprezzata pienamente e che può essere annoverata, malgrado le succitate imperfezioni, fra i migliori lavori del gruppo inglese.