Uscito lo scorso giugno, nel corso dell'estate “K-pop Demon Hunters” si è tramutato in vero e proprio fenomeno pop, dilagando in lungo e in largo e diventando in tempi record il film originale più visto su Netflix. Lungometraggio d'animazione in cui tradizione e attualità della cultura coreana si legano a doppio filo attorno alla storia delle HUNTR/X,
girlband K-pop che di notte va a caccia di demoni e deve fronteggiare la minaccia rappresentata dai Saja Boys (i cui membri hanno tutti origine demoniaca), ha rappresentato e continua a rappresentare uno dei momenti topici del 2025, trainato da una regia fluida, un parterre di doppiatori di lusso e soprattutto, una colonna sonora sfascia-classifiche. Congegnata da un
team espanso di autori e produttori di concerto ai
vocalist che poi hanno dato anima ai personaggi del film, è riuscita pienamente nel suo intento di poter essere fruibile anche al di fuori della narrazione, lavorando di fino sulla comunicazione
popular e sui meccanismi che hanno fatto del K-pop la macchina schiacciasassi quale è. Eppure, al netto dei record, della presenza ubiquitaria in tutte le classifiche di peso (ben cinque dei brani a centrare la
top-ten di Billboard), le canzoni lasciano più di qualche dubbio.
Fedele ai crismi del genere, alla sua natura meticcia e onnivora, il disco prende i lati belli e quelli brutti dell'intero panorama K-pop e fornisce un'esperienza perfettamente calibrata sulle scene più importanti del film, e allo stesso tempo rispecchiante le coordinate tipiche di un Ep/album
made in Korea. Armonizzazioni a non finire, attitudine metropolitana, carattere ricombinante, commistione di stili e ritmi: il ricco team chiamato alla realizzazione della colonna sonora, equamente diviso tra autori coreani e internazionali, concepisce un prodotto dall'anima corale, una collezione che potrebbe fungere (e sostanzialmente ha funto) da introduzione a chi del genere conosce poco o niente. Ed è qui che sta il problema principale; come tutte le introduzioni, la colonna sonora non presenta grossi spunti di rilievo, rimescola e rimastica sentori e idee che chiunque un minimo avvezzo al panorama ha già avuto modo di individuare più e più volte.
“Takedown”, qui proposta anche nella versione interpretata da tre membri delle
Twice, non va mai oltre una stanca mimica del
girl-crush in salsa trap che mille volte è stato proposto dalle
Blackpink in poi. Al maschile, “Soda Pop” senz'altro diverte, ma è una brezza dance che nelle discografie di Tomorrow X Together,
Seventeen o anche
Enhypen non manca mai perlomeno una volta a Ep. Se “How It's Done” estrae il momento bombastico che richiama l'attitudine meticcia, ricca di campionamenti delle Itzy e delle prime
(G)I-DLE, “Your Idol” è il momento r&b alla Stray Kids, capace di riempire uno stadio interno grazie al suo carattere corale e al suo impatto marziale: uno stacco potente, per quanto ampiamente risaputo, che contrassegna uno dei passaggi fondanti del film.
In questo campionario di brani precompilati (per quanto funzionali), non potevano mancare le
ballad, croce e delizia di ogni progetto K-pop che si rispetti: anche in parte necessarie a evidenziare le prorompenti doti canore delle interpreti/autrici (come la stessa “Golden”, l'ubiquitaria hit synth-pop degli ultimi mesi, sta lì a dimostrare) si pongono come gli episodi meglio congegnati del lotto, in virtù di una minore attenzione alla complicazione sonora e di una più attenta premura melodica: per quanto mai niente di trascendentale, il passo a due dei protagonisti Rumi e Jinu in “Free”, rispondente a uno degli snodi più lirici del film, regala l'evasione onirica che nessun altro frangente avrebbe saputo regalare, “What It Sounds Like” risolve i conflitti con la giusta intensità, stendendo il tappeto verso la risoluzione decisiva.
I brani aggiuntivi, da “Love, Maybe” dell'indie-duo Melomance passando per un vecchio classico del
trot coreano quale “Path” dei Jokers, donano colore a una
soundtrack decisamente molto inquadrata, ma non riescono a spostare il baricentro di una proposta che legittimamente guarda altrove. Per i tanti che si sono comunque sintonizzati sul film, restano comunque episodi diversi, momenti d'espansione verso lidi e caratteristiche diverse, quali il K-pop
tout-court sicuramente non offre. Troppo poco, però, per arginare i limiti di un'operazione di straordinario successo, ma che non si spinge mai oltre il suo carattere propedeutico. Difficile che il
sequel, già programmato e messo in lavorazione, possa offrire una
colonna sonora troppo diversa.