Pontiac Streator e Ben Bondy sono tra gli alfieri più acclamati dell'ambient dub contemporaneo. Capostipiti della new wave elettronica, quella che rilegge il soundscape a colpi di Xanax, marijuana e cloud rap dai toni apatici, i due statunitensi vantano un catalogo di illusioni notturne e sostanze sintetiche traslate in sintetizzatori subacquei. Intrecciati i loro misticismi nel progetto Shinetiac, con il trio completato dal misterioso Shiner, giunge "Infiltrating Roku City", secondo capitolo del progetto. "I Hate Being Sober" è un'escursione allucinatoria, dove stati meditativi profondi si intrecciano a becere fattanze. L'eredità vaporwave fatta a pezzi secondo logiche Idm, sussurri femminili e manipolazioni di accordi fluttuanti. Una nostalgia del futuro cristallizzata in fluidi codici ambient d'estrazione urbana: "Clublyfe (hulu)" rilegge "Citgo" di Chief Keef con piano alla Robert Miles e una ritmica glitch.
Nostalgico e iperfuturista, il disco si nutre tanto delle carriere soliste dei suoi membri quanto di personalità come Ecco2k e Bladee, schiacciate da iniezioni dreampunk di matrice Chuck Person. Il minutaggio scorre tra pianoforti glitchati, rifiuti sonori e nenie disperse nell'etere dell'autotune. La nostalgia violacea di Macintosh Plus incontra una dose massiccia di anestetici: un sodalizio lanciato in orbita su una prospettiva interstellare fatta di ritmi nebulosi, supersonici eppure dilatati. Le personalità dei tre stregoni sono forse troppo forti per fondersi in un'entità del tutto coesa, ma disperso tra voci bioniche, mantra celestiali ed echi infiniti, il viaggio lascia il segno.