Questa volta Chantelle e Duncan Shepard non avevano alcuna intenzione di incidere un vero e proprio album: l’idea era quella di realizzare una serie di singoli recuperando lo spirito degli esordi. La notevole quantità di pezzi scritti e l’atmosfera creatasi intorno al progetto hanno convinto gli Striped Bananas che fosse più opportuno raccogliere parte dei pezzi in un album.
“Eternity Forest” è un’altra bizzarra sequenza di ingenui pop psichedelici (“Magenta Dream”), di intrecci tra
mellotron e
slide guitar in chiave
Summer of love (“Over The Lily Pads”), ma anche di più ambiziose contaminazioni con il folk-
goth nella festa di tastiere vintage e voci spettrali di “Haunted Vortex”.
Più frammentario ma musicalmente più sostanzioso, il nuovo album di The Striped Bananas accenna uno slancio rock in “America’s Child”, per poi alzare i toni nel ruvido e grintoso garage-rock di “Vampire Of Mine”.
Mai così vibranti e variegate, le canzoni offrono spazio a incursioni surf (“Surfer Girls Drive Wicked Cars”), divagazioni beat con tanto di sitar al seguito (“She Waits For The Sunrise”, “Wandering Days”), brani con nastro registrato al contrario in sottofondo (“Strychnine Wine”) e una malinconica ballata finale (“Mushroom Lullabiese”). Episodi che non perdono mai quel senso di indolenza e ironia che permette ai due musicisti di non prendersi mai troppo sul serio.
Dio benedica The Striped Bananas, una delle poche band abili nel divertire l’ascoltatore con un catalogo di citazioni
psichedeliche sempre piacevoli e con una serie di canzoni ben più intriganti di quanto possano apparire a un primo ascolto.