Il secondo album del cantautore e chitarrista ispano-tedesco Wolfgang Pérez è il racconto di un viaggio, il resoconto di una lunga e immersiva esperienza umana e culturale in quel di Rio de Janeiro. Un progetto frutto di sei mesi di studi e di collaborazioni con musicisti locali, e la susseguente formazione di una band con la quale sperimentare alcuni degli aspetti più innovativi della musica brasiliana contemporanea.
Il legame culturale e musicale era già evidente nei precedenti album del musicista, ma in "Só ouço" l'attenzione è concentrata non sulle piacevoli e ballabili sonorità tipiche di Rio De Janeiro, bensì su quelle coordinate messe a punto da artisti come
Caetano Veloso e
Tom Zé che hanno spostato l'asse verso la musica contemporanea, assimilando musica psichedelica,
progressive, etnica e
avantgarde.
Luis Magalhães (basso), Pedro Fonte (batteria), Paulo Emmery (chitarra elettrica) e il famoso produttore Angelo Wolf (proprietario del Wolf Estúdio, il cui curriculum come ingegnere del suono include collaborazioni con, tra gli altri, Bala Desejo, Dora Morelenbaum, Antonio Neves e il maestro Marcos Valle) sono i compagni d'avventura di Wolfgang Pérez, ma alcune voci di corridoio affermano che Antonio Neves sia responsabile della sezione fiati di "Tristeza". Ed è proprio dalla superba orchestrazione a base di clarinetti, flauti, fiati, corni e archi di "Tristeza" che emerge la qualità sia della scrittura che degli arrangiamenti: un sobrio e inquietante samba destrutturato del fervore armonico e inturgidito da boati orchestrali dalle tonalità cinematografiche e malsanamente spettacolari.
Ognuno dei capitoli di "Só ouço" è preda di un'onirica visione espansiva e musicalmente avventurosa. Il graffio elettro-noise e free jazz di "Tà errado" evoca le splendide alterazioni di
Arto Lindsay, mentre le strategie oblique e prosaicamente distorte di "O mundo e um moinho" coinvolgono sia concettualmente che concretamente una delle più importanti figure emergenti della scena contemporanea brasiliana,
Thiago Nassif.
Non è facile incastrare le tante anime di "Só ouço". Il gusto per l'improvvisazione resta centrale, quel che interessa all'artista ispano-tedesco è mettere in luce le tante dissonanze e discrepanze di una realtà come quella brasiliana, una terra che si affida ancora alle emozioni per sconfiggere le proprie contraddizioni.
Nell'esuberante
title track Pérez mette in sincrono sonorità sfarzose e
groove ritmici alienanti per catturare quella pulsante distonia tra quel che è percepibile e quel che resta oscuro di una realtà così complessa come quella brasiliana. Anche il puro formato canzone diventa metodo di escursione sonora poco convenzionale ("Leva-me pra casa"), i cliché sono materia prima di escursioni tra jazz e musica latina dai tratti desueti ("So no sonho").
Lasciatevi infine cullare dall'ingannevole soavità di "E de repente acabou" o dalla citazione di "Hey Jude" dei
Beatles che agita le acque già torbide in stile vaudeville/big band di "Nem quero asas", ultime due tracce di un disco che riporta in auge il termine
tropicalia con uno spirito innovativo, moderno, che lascia decisamente il segno.