Dev’esserci qualcosa di strano nella penisola scandinava, un clima che si riflette sulla musica creando estremismi che da una parte possono partorire la durezza e violenza del metal norvegese, dall’altra le malinconie pop retrò piene di zucchero di cantautori come Jay Jay Johanson o
Jens Lekman.
Nella seconda cerchia si inserisce a buon diritto Sarah Assbring
aka El Perro Del Mar, svedesina dall’angelico aspetto che aveva già ben impressionato i pochi ascoltatori di “Look! It’s El Perro Del Mar” del 2005, raccolta degli Ep che costituiscono le prime registrazioni dell’artista.
Se la cosa vi ha ricordato il meraviglioso “
Oh, You’re So Silent Jens”, siete sulla strada giusta. Non solo Sara e Jens sono buoni amici e hanno lavorato insieme, ma condividono anche l’amore per quel romanticismo
old-fashioned su cui lo svedese costruisce la sua carriera.
Non pensate però alle orchestrazioni di “
Night Falls Over Kortedala”, qui il pop è sognante ed etereo, quasi evanescente, come nell’introduttiva “Jubilee”, una passeggiata in punta di piedi tra cori estatici e organino, o nel naufragio dolce di “Inner Island”, strumenti quasi assenti e grilli in sottofondo per una notte mistica, oppure ancora nell’organo che accompagna la preghiera sommessa e quasi commovente di “Do Not Despair”.
L’amore della Assbring per le atmosfere retrò si respira nelle dolcezze di fiati e piano di “You Can’t Steal A Gift” e “How Did I Forget?”, nella
spectoriana “Somebody’s Baby” o nell’afflato soul della solare “Into The Sunshine”, canzoni che seppur impregnate di una timida allegria, aderiscono a quel trasognato e tenero
mood che costituisce la struttura principale del disco.
Perché “From The Valley To The Stars” è un disco fragile e delicato, che non alza mai i toni e nel quale entrare pare quasi violare l’intimità di un mondo diverso, costruito sulle nuvole, in cui a volte basta una sola frase ripetuta come un mantra (la
title track) per regalare un’emozione.
Un album in cui Sarah, pur mantenendo un tono uniforme, riesce a dare personalità a ogni sua traccia, che siano dei
Portishead bucolici (“Glory To The World”), un
Lennon in
slow motion (“Happiness Won Me Over”) o i due folk finali che tracciano leggiadri la via per il firmamento, ogni canzone è un piccolo quadro, una miniatura fatta di sospiri e manciate di note come polvere di stelle, ogni volta sparse a formare una minuta galassia.
Un altro gioiellino di folk-pop sognante e caldo, nato tra i freddi spazi della penisola scandinava, là dove il folletto El Perro Del Mar ha appena cominciato a spargere le sue piccole magie.