Shit Robot - From The Cradle To The Rave

2010 (DFA)
electro, techno

Lavoro d'esordio dell'irlandese Marcus Lambkin, ennesimo capitolo shocking della sempreverde DFA, "From The Cradle To The Rave" rappresenta uno dei migliori album del 2010 in ambito electro, techno, intelligent dance music o come etichettar si voglia.

Nel vivere, occorre un'adolescenza e qualcosina in più, per passare dalla culla al rave; nel dipingere, sessanta avvolgenti minuti, parecchi bpm e l'ausilio indispensabile della macchine.

Entra in pompa magna "Tuff Enuff", basso alla MacLean (vocalmente presente più avanti), synth e atmosfere alla Kraftwerk, voci s'interrogano sul nostro grado di preparazione per il mondo Shit Robot: un approccio supponente non è tollerato.

 

E difatti "I Found Love" riparte, deridendoci con un suono video-ludico a far da contrasto a un basso distorto, Santa Claus innamorato sul dancefloor. Sonorità quasi 80's si fanno diffusamente strada, sperimentazioni si sommano, fertilizzandoci.

Risalendo in macchina, punti bianchi, rossi e intermittenze arancioni s'inseguono, la radio che suona "Losing My Patience", travelsong melanconicamente addolcita dalla voce di Alexis Taylor (Hot Chip): suoni che scorrono essenziali in piena armonia elettronica.

La parentesi più nostalgicamente disco è lasciata a Nancy Whang (già con LCD Soundsystem e Soulwax), a tastiere trombettanti, arpeggiatori inquisitivi e chitarre sbarazzine: "Take 'Em Up" ci prepara a fare sul serio.

 

Si cresce in fretta,che si abusi o meno di stupefacenti, "Grim Receiver" (ecco il buon Juan alla voce), tribalmente incalza, si fa cupa, fumo e luce fioca, sonda descrittiva che fa verde su nero, un riff dissacrante rimane, prendersi sul serio,ma con sobrietà.

L'adrenalina che pulsa, il solito motivetto introduttivo beffardo, ma il rave ormai è tutto intorno a noi: stile minimale che si apre a un nuovo opposto, in disequilibrio costante nel partecipare. Timbro sgraziatamente secco per Ian Svenonius in "Simple Things (Work It Out)".

"Answering Machine", desiderio recondito, Planningtorock dalla gentile voce, allegramente si sviluppa con sonorità scherzose che scivolano l'una sopra l'altra: ci si appresta a raccogliere il segnale disturbato dell'essere arrivati al punto di non ritorno.

Preparato l'habitat naturale, il seme delle braccia al cielo deve solo schiudersi su "I Got A Feeling" (questa volta tocca a Saheer Umar), pista in piena esplosione vibrazionale, senza tralasciare spunti di riflessione da scostamento sul neoclassico.

Groove ruvido, "Triumph!!!" è il sole che sorge, brucia gli occhi, ma non si vuole smettere. Il fido amico James Murphy (LCD Soundsystem) si tiene per il finale, sale sul palco come effetto speciale per il "tornerò assolutamente".

 

Shit Robot ammalia per il suo saper dominare i contrasti con gusto nell'abbinamento da chef di prim'ordine: la sua musica è fatta di macchie di colore su pellicola in scala di grigi, come se Arlecchino fosse a capo della mafia. L'attesa per la consacrazione è iniziata, la DFA ha il suo nuovo supereroe.

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