Ulterior - Wild In Wildlife

2011 (Speed Records)
gothic-rock
Il recente revival di sonorità gothic-wave ha messo in luce una serie di band britanniche che sono riuscite a fare tesoro sia delle melodie targate Ottanta che delle distorsioni del decennio successivo, con un approccio meno lo-fi rispetto ai colleghi d'oltreoceano.
Gli Ulterior, in controtendenza rispetto al minimalismo di questi tempi, si propongono al pubblico con un look total leather e machista. Un'attitudine confermata dalla irruente presenza scenica in sede live: chi scrive è rimasto colpito dall'esibizione all'ultimo Wave Gotik Treffen, dove i quattro hanno calcato il palco dimostrando notevole mestiere, nonostante la giovane età.

L'album di debutto "Wild In Wildlife" segue un paio di singoli e un Ep dove i nostri avevano posto maggiore enfasi sulla componente elettronica del loro sound, con rimandi in particolare ai Suicide; con quest'opera prima emerge invece l'importante influenza dei Sisters Of Mercy (anche quelli di "Vision Thing", con le sue aperture allo stadium rock), per i quali nel 2009 hanno fatto da supporter in occasione di un tour europeo.
Già dall'opener "Sex War Sex Cars Sex" gli Ulterior mettono in tavola le carte che giocheranno nel corso di questo full-length: l'elettronica tagliente e le chitarre abrasive sovrastate da un cantato potente e melodico al tempo stesso. La traccia d'apertura ha una struttura davvero efficace, con il suo riffing serrato e la base "quadrata" che procedono nel costruire una tensione che sfocia a meno di un minuto dalla fine, allorquando la voce di Paul "Honey" McGregor inizia a declamare il grido di "Sex War Sex Cars...", in un crescendo che si conclude solo con la fine del brano.

"Catherine" (canzone dedicata a una figura femminile, un must del gothic-rock anni Ottanta) ha un incipit molto Sisteriano, ma all'attacco della voce le differenze rispetto al timbro di Eldritch marcano un buon punto in termini di personalità per gli Ulterior; il pezzo ha il suo climax con l'innesto della componente elettronica, vera e propria cesellatura della trama imbastita a inizio canzone. Un brano decisamente catchy. Per la successiva "Sister Speed" la band ingrana nuovamente la quarta e i feedback in apertura ci introducono a un'orgia industriale, mentre il cantato morboso e la drum machine si fanno strada prepotentemente.
"Dream Dream" si apre con dei synth molto eighties; i riferimenti a tale decennio sono del resto una costante nel sound del gruppo, ma la rielaborazione di tali sonorità non avviene mai in maniera scontata: in questo caso infatti il rumorismo meccanico degli Ulterior rompe nuovamente gli schemi, dando vita a un pezzo molto duro, nuovamente ai confini dell'industrial rock; un occhio agli anni Ottanta - si diceva - ma l'altro guarda avanti, dritto fino ai giorni nostri. Anche in questo caso il ritornello (dal retrogusto synth-pop) è di quelli che si avvinghiano e difficilmente abbandonano l'ascoltatore; il brano non perde immediatezza e orecchiabilità, nonostante la notevole durata (oltre sette minuti).

Con "Big City Black Rain", pezzo dove le ruvidità elettroniche si fanno - in un primo momento - da parte,  tornano nuovamente alla mente i Sisters, in quello che è forse il brano più debitore al loro sound, ma pur sempre distante dalla mera clonazione. "Too In Love To Fuck" suona come una versione pompata di "Blue Monday" ed è anche il momento più smaccatamente "ballabile" dell'album; le successive "The Emptiness We Share" e "Tarantula" pigiano nuovamente l'acceleratore sul noise robotico e la drum machine viene consacrata quale vero e proprio trademark del gruppo; degno di nota è anche il lavoro del chitarrista, mai parco nelle distorsioni.

La title track dura ben dieci minuti e segna una pausa nella forsennata corsa del gruppo; il suo incedere lento ma inesorabile funge da ponte  per la conclusiva "Shallow Brown", altro momento più riflessivo, quasi una preghiera sintetica, che conclude con insospettabile pacatezza un debutto decisamente degno di nota.

Alla fine rimangono il desiderio di pigiare nuovamente il tasto play e un'incognita sul futuro della band: proseguirà in questa direzione o, come già accaduto per tanti gruppi contemporanei, il follow-up marcherà un cambio di sonorità? Se un'evoluzione sarebbe senz'altro legittima, abbandonare la strada intrapresa con  "Wild in Wildlife" potrebbe rendere gli Ulterior l'ennesima "meteora". Nell'attesa di una risposta non ci resta che apprezzare la rabbia e l'energia genuina che scaturiscono dalle tracce dell'esordio di questi giovani gothic rocker futuristi.

Tracklist

  1. Sex War Sex Cars Sex
  2. Catherine
  3. Sister Speed
  4. Dream Dream
  5. Big City Black Rain
  6. Too In Love To Fuck
  7. The Emptiness We Share
  8. Tarantula
  9. Wild In Wildlife
  10. Shallow Brown