Sono passati otto anni da quando gli Estranged di Portland pubblicarono il fondamentale "Static Thougts", e da allora di "dark suonato da punk" se n'è sentito parecchio: si potrebbe dire che non è più una novità, ma in realtà - e l'Italia non fa certo eccezione - la maggior parte di questi gruppi restano sconosciuti al di fuori del circuito
anarco/do-it-yourself.
Ed è un peccato, specie se sono validi come gli
Arctic Flowers, i
Belgrado o appunto gli Spectres,
ensemble canadese che con "Utopia" arriva al terzo
full-length, dopo i graffianti "Last Days" (2010) e "Nothing To Nowhere" (2012).
Nel nuovo lavoro il quartetto di Vancouver rallenta la propria corsa e vira verso atmosfere ancora più oscure, all'insegna di un
mood malinconico. "Dal deathrock alla dark-
wave": si potrebbe semplificare in questo modo il cambio di rotta, sebbene i loro
trademark - su tutti le chitarre taglienti, debitrici del grande Rikk Agnew (
Adolescents e
Christian Death) - non vengano del tutto abbandonati.
L'incedere incalzante e l'
urgenza punk cedono allora il posto in più passaggi ad
anthem gotici e ottantiani ("Vertigo", "Revisions") o alla cold-wave meccanica ma melodica di "Daniel" e "Crosses and Weather".
La
press release cita i
Sound e il
roster della "prima" 4AD: paragoni impegnativi, ma che non risultano fuori posto, suonando piuttosto come fiori all'occhiello per un gruppo che a inizio 2016 (ma l'album è stato registrato l'anno scorso) si candida come portabandiera del
positive punk moderno: la prova del terzo disco è superata.