Byram Joseph (
aka Slakah The Beatchild) è un produttore e musicista canadese, che si è guadagnato una discreta fama lavorando con personaggi come
Drake, Divine Brown, Miles Jones e Ayah. Ha inciso tre album a proprio nome e vanta anche un progetto più complesso e intrigante con la band dei Slakadeliqs. Ed è proprio facendo seguito all’esordio con il gruppo del 2012 (“The Other Side Of Tomorrow”) che il musicista ritorna in pista con un album intestato a Beatchild & The Slakadeliqs.
Nei tre album solisti, il musicista ha privilegiato una formula soul-jazz comunque imprevedibile e originale; con l'apporto del gruppo, tutto diventa meno semplice da catalogare o inquadrare stilisticamente.
Registrato a Toronto negli studi personali del produttore, “Heavy Rockin' Steady” è un disco capace di riconnettere con il magico e imprevedibile mondo della musica black: Byram Joseph esplora una moltitudine di stili, incrociando liturgie sonore spesso apocrife rispetto alle origini del soul, con un piglio che rimanda a certe avventurose creazioni degli anni 60 e 70 senza rinunciare alle istanze rap, soul e hip-hop.
La musica è un raffinato calderone vintage che mette insieme deliziosi incroci tra calypso, latin-soul, reggae, soca e hip-hop (“Giants & Monsters”, “Bottom Of You”), assorbe delizie freak-folk, con tanto di banjo, che potrebbero sia far parte del repertorio di
David Crosby che dei
Beach Boys - “Your Believer (Say Goodbye)” - dando infine vita a un giocoso e perfino irriverente album pop.
È comunque la superba qualità dei suoni l’elemento che stravolge qualsiasi approccio razionale. Poco importa se il duetto gospel-rock con Justin Nozuka, “The Only Difference”, evochi Terence Trent D'Arby, che “The Good Life” sembri captata da una vecchia puntata della mitica trasmissione “Soul Train”, o che “2nd Most” somigli a un'improbabile
jam psichedelica tra i
Beatles e i
Love: quello che rende l’album singolare è l’approccio fantasioso che fa di ogni ascolto una continua fonte di sorprese.
La musica dei Beatchild & The Slakadeliqs è un continuo fluttuare tra soul, rock, psichedelia, r’n’b e jazz, con regole e canoni che sembrano uscire da un vecchio manifesto programmatico del movimento
flower power.
Le sonorità più robuste e corpose sono destituite dalla loro collocazione
mainstream per essere restituite alla naturalità del suono, come nella splendida sequenza finale (“The Remedy”, “Beach”): una mini-suite soul-folk-psichedelica che vira verso il jazz, lasciando poi alla sfavillante
jam-session strumentale il sigillo finale.
Byram Joseph ha messo a frutto tutta la sua esperienza di produttore e arrangiatore in favore di un'opera originale, accattivante; la complessità stilistica diventa il pretesto per un'escursione giocosa e atipica nei meandri del pop, dando vita a un corrispettivo musicale del divertente surrealismo del film con Peter Sellers “Hollywood Party”. Benvenuti alla festa.