Ideale ponte tra Catania (dove il disco è stato scritto all’ultimo piano di un palazzo settecentesco) e Berlino (dove è stato registrato alla Funkhaus), “Disco Quantico” è il terzo disco di Gianluca Gill. In entrambi le fasi il cantautore siciliano si è avvalso di un collaboratore speciale; a Catania ad aiutarlo è stato Taro, il gatto dagli occhi azzurri ritratto in copertina, mentre a Berlino è stato il turno dell’esperto produttore canadese Tim Gowdy.
Il tema principe dell’opera è senz’altro il futuro, descritto attraverso metafore e giochi di parole instabili, e disegnato dunque come un orizzonte incerto e volubile. Il trasferimento a Berlino, con tutte le incertezze e scommesse che una scelta del genere si porta dietro, è avvenuto proprio durante la realizzazione di queste canzoni e ha giocato a tal proposito un ruolo decisivo.
Lo strumento preferito di queste composizioni buffe e sentite è la chitarra acustica, attorno ai cui giri gentili e timidi vengono attorcigliati fiumi di libere associazioni. A partire da “Bombe d’acqua”, quarta e cruciale canzone della tracklist, i beat pastosi e l’avvolgente uso dei sintetizzatori intrappolano i brani in una bolla elettronica. In questo nuovo habitat, l’umore autunnale di Gill sembra ricordarsi delle spiagge deturpate di Vasco Brondi. Mentre nei frangenti più pop e catchy, “The Cat Is Both Alive And Dead” e “Attentato”, il cantato dolce e profumato di agrumi siciliani si fa accostare facilmente a quello di Colapesce.
Pur aleggiando minacciosa per tutta la durata dell'opera, è soltanto nella conclusiva “Una particella” che la politica italiana, disturbante e ingombrante come lo è di questi tempi, prende il controllo tematico tra riferimenti ai mass media e ruspe che accarezzano la coscienza.
Nonostante paghi un po' il dazio dell’eccessiva somiglianza alle strutturazioni atmosferiche di Iosonouncane, specie nei momenti maggiormente elettronici, e a certe cantilene di Colapesce, “Disco Quantico” conferma e arricchisce quanto di buono Gill ci aveva fatto sentire quattro anni or sono in “Chi ha ucciso Luigi Tenco?”, disco acerbo, ma che a questo punto merita un recupero.