Alicia Keys ha stregato la platea di Sanremo con un'esibizione impeccabile, in cui, dopo aver dovuto cimentarsi in un improbabile duetto con Eros Ramazzotti in "L'Aurora", ha dato fondo alle sue doti vocali al pianoforte, in piedi, interpretando la sua celebre "Empire State Of Mind" (hit del 2009 in tandem con Jay-Z).
Forse non tutti sanno, però, che la cantante newyorkese - all'anagrafe Alicia Augello Cook - affiancò anche David Bowie in quello che sarebbe diventato, di fatto, il suo ultimo concerto completo (l’unica eccezione, l’anno successivo, fu una breve apparizione con un frammento di “Little Fat Man” durante la presentazione di Ricky Gervais).
Il 9 novembre 2006 il Duca Bianco salì sul palco dell’Hammerstein Ballroom per il Black Ball, evento benefico annuale a sostegno di Keep A Child Alive, organizzazione impegnata a fornire terapie antiretrovirali salvavita a bambini e famiglie colpite dall’Hiv/Aids in Africa e in altre aree economicamente svantaggiate. Un progetto fortemente sostenuto negli anni da Alicia Keys.
Bowie eseguì soltanto tre pezzi, accompagnato al pianoforte da Mike Garson. In apertura “Wild Is The Wind”, in versione ridotta a piano e voce. Seguì “Fantastic Voyage” con la band al completo. In chiusura “Changes”, proposta in duetto con Alicia Keys (guarda il video qui sotto).
Proprio “Changes”, lo storico brano di "Hunky Dory" che celebra la trasformazione costante come filosofia di vita, assume un valore simbolico particolare. Garson ricordò che era stato il brano con cui aveva sostenuto l’audizione per Mick Ronson e David Bowie nel 1972. Ritrovarsi a eseguirlo trent’anni dopo, in quella che sarebbe stata l’ultima esibizione live dell’artista londinese, chiudeva un arco biografico e professionale preciso.
Secondo il pianista, Alicia Keys avrebbe dovuto suonare lei stessa il piano, ma alla sua vista gli chiese di occuparsi dell’accompagnamento, limitandosi a cantare insieme a Bowie. Il risultato, a suo dire, fu musicalmente all’altezza dell’occasione. Garson ha più volte sottolineato la statura artistica di Bowie: una visione definita, una capacità rara di scegliere i collaboratori e di intuire sviluppi creativi prima degli altri. Quella lucidità, osservava, era già evidente nel 1972 e non era venuta meno neppure in quell’ultima sera newyorkese.
In sala sedevano numerose celebrità, tra cui Tom Cruise e Brad Pitt. Nonostante l’importanza dell’evento, Bowie non volle che il concerto venisse filmato professionalmente. Circola in Rete, infatti, soltanto una registrazione amatoriale con qualità audio modesta. Dal punto di vista fisico, l’artista inglese appariva ancora convalescente. Non era passato molto tempo dai problemi di salute che lo avevano costretto a interrompere l’attività dal vivo nel 2004, e secondo Garson si percepiva una certa fragilità. Rimase tuttavia intatta la professionalità: controllo della scena, misura interpretativa, concentrazione.
Il 9 novembre 2006 segnò così, nei fatti, la conclusione silenziosa dell'epico percorso live di David Bowie, in una serata raccolta, lontana dalle dimensioni monumentali dei tour precedenti, ma carica di significato nella sua essenzialità. Con al suo fianco la voce di una delle migliori interpreti soul della sua generazione.