Quando Battiato si unì a Branduardi per cantare San Francesco

18-11-2025

Stando alla testimonianza dell’interessato, le cose sono andate più o meno così.
- “Buongiorno Branduardi, siamo un ordine di frati francescani, vorremmo commissionarle un lavoro sulla vita del Santo…”.
- “Grazie, ma non credo di essere interessato, io sono un umile peccatore” 
(e pensando tra sé: “Poi queste cose alla Radio Maria non fanno per me!”).
- Ma guardi che è una cosa seria, un progetto filologico tratto dalle Fonti francescane…
- Ah, allora se le cose stanno così, parliamone…
Il curioso aneddoto, raccontato dallo stesso Angelo Branduardi durante uno dei recenti concerti a Roma, ricostruisce l’origine di uno dei progetti più singolari del cantautore lombardo: “L'infinitamente piccolo”, il concept-album dedicato a san Francesco e pubblicato in occasione del Giubileo del 2000.

Attingendo, insieme alla moglie Luisa Zappa, alle “Fonti francescane” e ad altri testi – tra cui il Canto XI del “Paradiso” di Dante Alighieri – Branduardi ricostruisce un originale mosaico francescano supportato da melodie proprie e di altri autori, nonché da collaborazioni di grande prestigio, da Ennio Morricone a Teresa Salgueiro, la splendida voce dei Madredeus, fino a Franco Battiato.
Il cantautore siculo viene coinvolto in un brano chiave della raccolta, che ricostruisce uno dei miracolosi episodi della vita del Santo: l’incontro – avvenuto nel 1219 a Damietta assediata dai Crociati – tra Francesco d'Assisi e il sultano al-Malik al-Kāmil, nipote del Saladino, che regnava sull'Egitto e sulla Siria. Nell’occasione, secondo le fonti, Francesco non si limitò a cercare il dialogo con il sovrano ma colpì profondamente e santificò anche una donna che tentava di sedurlo: scelse di mettere alla prova la propria fede gettandosi nel fuoco e invitandola a fare lo stesso. E chi meglio di Franco Battiato poteva dare voce a quella narrazione “mistica e sensuale” restituendone tutta l’autenticità?
Quando Branduardi contatta l’amico per chiedergli di partecipare, la risposta è entusiastica. “Ma vuoi sentire prima il brano?”. “No, mi fido di te, vai pure”.
E così nacque “Il sultano di Babilonia e la prostituta”, esperimento che di singolare ha anche il sound, proiettato in una temeraria commistione tra un tunz tunz quasi techno e folk balcanico, con fisarmoniche e percussioni a scatenare una sarabanda e le voci di Branduardi e Battiato ad alternarsi al canto, ricostruendo la storia in un tono tra il leggendario e il popolaresco. Un brano così ritmato e trascinante da rendere praticamente impossibile stare fermi durante l’ascolto.



Ma se la musica – firmata da Branduardi con Alessandro Parente – contribuirà al successo del brano, non meno rilevante è il testo, ad opera della solita Luisa Zappa, infaticabile compagna del menestrello lombardo nella vita e nella scrittura. Lo spunto è tratto da questo passaggio dei Fioretti:

E dicendole santo Francesco: - Io accetto, andiamo a letto - ella lo menava in camera. Disse santo Francesco: -Vieni meco, io ti menerò a uno letto bellissimo - E menolla a uno grandissimo fuoco che si facea in quella casa; e in fervore di spirito spogliasi ignudo, e gittasi allato a questo fuoco in su lo spazzo affocato, e invita costei che ella si spogli e vada a giacere con lui in quel letto spiumacciato e bello. E stando così santo Francesco per grande spazio con allegro viso, e non ardendo né punto abbronzandosi, quella femmina per tale miracolo spaventata e compunta nel cuor suo, non solamente si penté del peccato e della mala intenzione, ma eziandio si convertì perfettamente alla fede di Cristo, e diventò di tanta santità, che per lei molte anime si salvarono in quelle contrade

Quanto alla veridicità storica degli avvenimenti, può sembrare improbabile che un frate del XIII secolo si fosse spinto fino alla corte egiziana, ma diverse fonti storiche confermano che il viaggio avvenne davvero, nel pieno della quinta crociata. In quegli anni la cristianità era attraversata da un rinnovato impulso missionario, ma il proposito di Francesco era evangelizzare attraverso la parola e l’esempio, non con le armi. Così nel 1219 raggiunse Damietta, teatro del conflitto tra crociati e musulmani, e, durante una tregua, si presentò al cospetto del sultano.
La documentazione sull’episodio è frammentaria. Fonti musulmane accennano alla visita di un monaco cristiano; anche nel mondo latino la vicenda circolò: ne scrissero Giacomo da Vitry, l’autore della cronaca di Ernoul e, poco dopo, Tommaso da Celano. Le interpretazioni variano: da impresa inutile a esempio di autentica vita evangelica, fino alla lettura che vede in Francesco un aspirante martire. La storiografia più recente considera l’incontro sostanzialmente attendibile. Resta difficile immaginare la scena e ipotizzare la lingua nella quale avvenne il dialogo, anche se alcuni studiosi ipotizzano che Francesco conoscesse l’antico francese.

San Francesco davanti al Sultano, o Prova del fuoco, dagli affreschi giotteschi della Basilica superiore di Assisi (tra il 1295 e il 1299)

(San Francesco davanti al Sultano, o Prova del fuoco, dagli affreschi giotteschi della Basilica superiore di Assisi - tra il 1295 e il 1299)


Pur non sempre così ispirato, il concept-album francescano di Branduardi si sottrae al rischio della monotonia, alternando solennità e leggerezza, atmosfere oscure e passaggi luminosi, attraverso un percorso espressivo che mantiene sempre alta l’attenzione. All’album seguirà un importante tour in tutta Europa, con un vero e proprio spettacolo in cui Branduardi si avvarrà anche di attori e danzatori.
Riguardo al suo pensiero su San Francesco, Branduardi affermerà: “È un vero Santo: esemplare ed eccezionale, totalmente cristiano nella sua scelta di vivere integralmente il Vangelo, tuttavia non smette di essere un uomo. Francesco è un uomo (e quindi un Santo) che sceglie la gioia di vivere, la raccomanda ai suoi discepoli, ama la povertà ‘mai disgiunta dalla letizia’. Questo, di Francesco, mi affascina: il suo essere solare, la sua energia vitale, che lo rendono così lontano dai volti tristi ed esaltati della spiritualità monastica e straordinariamente vigorosa, più che mai viva nel contesto delle passioni e dei problemi contemporanei: la povertà, la malattia, l’emarginazione, l’ecologia, l’atteggiamento di fronte ‘all’altro’, la guerra. Francesco d’Assisi è, oggi più che mai, Santo, ma è anche grande poeta; amava cantare e lo faceva spesso, anche da solo. Per accompagnare il suo Cantico delle Creature, Francesco compose una musica che è andata perduta; io ho provato a ridare voce alle sue parole perché si possa di nuovo cantarle. Questo è il motivo che mi ha spinto a musicare brani dei suoi scritti ed episodi della sua vita tratti dalle Fonti Francescane. Questo è: Francesco era poeta, amava cantare ed era Santo”.
Di seguito il testo completo di "Il sultano di Babilonia e la prostituta".

Frate Francesco partì una volta per Oltremare
Fino alle terre di Babilonia a predicare
Coi suoi compagni sulla via dei Saracini
Furono presi e bastonati i poverini
Frate Francesco parlò
E bene predicò
Che il Gran Sultano ascoltò
E molto lo ammirò
Lo liberò
Dalle catene
Così Francesco partì per Babilonia a predicare

Frate Francesco si fermò per riposare
Ed una donna gli si volle avvicinare
Bello il suo volto ma velenoso il suo cuore
Con il suo corpo lo invitava a peccare
Frate Francesco parlò
Con te io peccherò
Nel fuoco si distese
Le braccia a lei protese
Lei si pentì
Si convertì
Così Francesco partì per Babilonia a predicare

Angelo Branduardi su OndaRock

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