The Beau Brummels: “Turn Around: The Complete Recordings 1964-1970” (8xcd New Sounds, 2021)
In merito a “Don’t Talk To Strangers” (1965), ultimo singolo dei Beau Brummels a entrare nelle classifiche britanniche, la celebre giornalista rock londinese Penny Valentine si pronunciò in questo modo: “Mi piace questo disco. Nonostante il loro nome terribilmente sfigato, questo gruppo proveniente dall’America è molto valido. (I Beau Brummels) hanno un sound proprio che si aggiunge alle chitarre dei Byrds e alla vocalità degli Everly Brothers”.
Spesso ed erroneamente fatti rientrare nel calderone della British Invasion, i Beau Brummels hanno in realtà incarnato la quintessenza del pop/rock californiano di metà anni Sessanta. Ingenui, sognanti, ammiccanti all’immaginario hippy e capaci di comporre melodie bizzarre e imprevedibili, si formarono nel 1964 a San Francisco per volere di Sal Valentino (voce), Ron Elliott (chitarra solista), Ron Meagher (basso), Declan Mulligan (chitarra ritmica, basso e armonica) e John Petersen (batteria). Presero il nome dal dandy britannico del Diciottesimo Secolo George Bryan “Beau” Brummell, più semplicemente noto come Lord Brummell, arbitro dell’eleganza londinese che si distinse per la raffinata sobrietà nel vestire e la freddezza sprezzante dell’atteggiamento.
Furono scoperti da alcuni dj locali alla ricerca di nuove formazioni da far scritturare alla loro nuova etichetta, la Autumn Records, presso la quale lavorava in qualità di produttore nientepopodimeno che Sylvester Stewart, da lì a poco conosciuto al mondo con il moniker di Sly Stone.
La band raggiunse immediatamente il successo con “Laugh, Laugh”, il singolo di debutto: delizioso brano pop in tonalità minore caratterizzato, oltre che dall’angelica voce di Valentino e da sofisticate armonie vocali, da un ipnotico e ricorrente riff di armonica e chitarra acustica, che si alterna a una strofa intrigante e a un ritornello esplosivo. Fu grazie a “Laugh Laugh” che i Beau Brummels vennero indicati come uno dei principali gruppi che contribuirono a creare le fondamenta estetiche del “San Francisco Sound”. Non sono infatti poche le formazioni su cui esercitarono una profonda influenza, dai Jefferson Airplane ai Greateful Dead.
Nel ’65 fu pubblicato il loro primo album, “Introducing The Beau Brummels”, che consentì loro di raggiungere una discreta, seppur fugace popolarità. Nei mesi successivi, infatti, ebbe inizio il declino del loro successo commerciale, anche a causa del ridimensionamento del budget di produzione con cui dovettero fare i conti durante la lavorazione del secondo album, “You Tell Me Why/Don’t Talk To Strangers”/The Beau Brummels Volume 2”, imposto da Warner Bros., che aveva da poco acquisito la Autumn. “Beau Brummels ‘66” è un discreto album di cover realizzate con stile e personalità. La scelta dei brani, tutti grandi successi degli anni immediatamente precedenti (“You’ve Got To Hide Your Love Away” dei Beatles; “Mr. Tamburine Man” di Bob Dylan; Louie Louie” dei Kingsmen; “Homeward Bound” di Simon & Garfunkel e così via), fa tuttavia supporre che la nuova etichetta abbia esercitato pressioni per contenere l’estro della band facendola lavorare su materiale già conosciuto e meno rischioso dal punto di vista commerciale. Gli album successivi, “Triangle” (1967) e “Bradley’s Barn” (1968), riscontrarono l’apprezzamento della critica e mostrano maturità di scrittura e solidità negli arrangiamenti.
Nel corso della sua breve esistenza, la band subì diversi cambi di formazione: nel ’65 se ne andò Mulligan; nello stesso anno Elliott fu costretto a sospendere l’attività dal vivo a causa di numerose crisi di epilessia indotte dal diabete e venne sostituito da Don Irving, che dovette abbandonare a sua volta il gruppo l’anno successivo perché arruolato nelle forze armate; Petersen entrò negli Harpers Bizarre e Meagher fu chiamato a prestare servizio di leva. A mandare avanti il progetto rimasero soltanto Valentino e Elliott, coadiuvati, a partire da “Bradley’s Barn”, da turnisti di studio di Nashville. Ma già nel ’70 i Beau Brummels non esistevano più.
Quattro dei membri originari, con l’aggiunta di un nuovo musicista, riformarono la band nel ’74 e l’anno successivo diedero alle stampe un album di inediti non contenuto nel cofanetto qui trattato.
“Turn Around, The Complete Recordings 1964-1970” è un box di 8 cd pubblicato lo scorso novembre da New Sounds, sussidiaria di Cherry Red Records, che propone 228 canzoni recentemente rimasterizzate dell’intero catalogo dei Beau Brummels dagli esordi fino al 1970. I 24 inediti e le numerose tracce mai pubblicate precedentemente in cd rendono infine l’operazione imperdibile per i cultori del “San Francisco Sound”. I primi cinque album sono confezionati in astucci-replica delle copertine originali, a cui si aggiungono una raccolta di demo del ’64 e del ’65, un cd che compila trentadue registrazioni effettuate da Sal Valentino e Ron Elliott individualmente o assieme ad altri musicisti, a casa e in studio, tra il ’65 e il ’67, e, infine, l’ottavo e ultimo cd contenente tutti i singoli (lati A e B) dati alle stampe dal gruppo tra il ’64 e il ’69, compresi i due pubblicati dal solo Valentino nel ’69 e nel ’70.
A completamento dell’opera, un booklet di 88 pagine contenente la sognante introduzione al mondo dei Beau Brummels ad opera di Alec Palao, scrittore, musicista e appassionato rock statunitense, una cronistoria delle tappe del gruppo, la riproduzione di un lungo articolo dell’epoca vergato da Lenny Waronker, presidente di Warner Bros., e un’accurata e dettagliatissima disamina sui contenuti musicali, interpolata da testimonianze dirette dei musicisti coinvolti.
Al momento della stesura della recensione, “Turn Around, The Complete Recordings 1964-1970” si trova su Amazon al prezzo non del tutto popolare di €66,96. Tuttavia, si tratta di un’edizione estremamente ben curata, volta a puntare i riflettori su una delle formazioni meno conosciute ma al contempo più influenti della Bay Area. Grazie alla commistione di folk, country, jingle-jangle, pop barocco e alla straordinaria capacità compositiva di Valentino ed Elliott, i Beau Brummels meriterebbero maggior popolarità e questo box ne è la dimostrazione tangibile.