Quando Lucio Dalla sbeffeggiò l’uomo più potente d’Italia

26-01-2026

La trilogia realizzata assieme al poeta Roberto Roversi è stata una tappa decisiva nel processo di maturazione di Lucio Dalla. “Se non avessi incontrato Roversi, adesso farei l’idraulico”, ironizzerà il cantautore bolognese in un’intervista rilasciata a due anni dalla sua scomparsa. Una rivoluzione lessicale nella canzone italiana, anzitutto, che stravolse la formula tradizionale strofe-ritornelli rimpiazzandola con un peculiare flusso di musica e poesia, sperimentale ma mai velleitario o fine a sé stesso.
Roversi fu l’uomo giusto al momento giusto per Dalla, mosso dall’ambizione di aprire uno squarcio sulla società, mettendo alla berlina l’arroganza e le contraddizioni del potere. Non proprio un cantautorato “ideologico” sullo stile di Pietrangeli, Guccini e Lolli, ma un efficace compromesso tra ambizioni politiche e musica pop. Tre dischi, “Il giorno aveva cinque teste” (1973), “Anidride solforosa” (1975) e “Automobili” (1976) che suggellarono una sintonia perfetta tra i due autori, destinata tuttavia a incrinarsi presto.

Dopo qualche piccolo dissidio artistico, a scatenare la lite definitiva tra i due protagonisti è una banale questione di censura, che si frappone tra lo spettacolo teatrale “Il futuro dell'automobile” (trasmesso anche dalla Rai in sei puntate) e la sua successiva trasposizione discografica, “Automobili”, epurata sia di parte del titolo sia delle cinque canzoni più politiche (“I muri del '21”, “Statale adriatica Km 220”, “La signora di Bologna”, “Rodeo” e “Assemblaggio”), nonché di due strofe incluse nel brano al centro di questo approfondimento, “Intervista all'Avvocato”.
Dalla si spende fino in fondo per salvare l’integrità del progetto, ma di fronte all’intransigenza della Rca è costretto a capitolare. Roversi non gliela perdona. Rifiuta di far apparire il suo nome sul disco, celandosi sdegnosamente dietro lo pseudonimo di Norisso (conte veronese del Settecento, socio dell’Accademia dell’Arcadia a Roma). Quando esce “Automobili”, insomma, il sodalizio Dalla-Roversi è già in frantumi. Eppure, da questa travagliata gestazione scaturisce quello che è riconosciuto universalmente come il capitolo più interessante e omogeneo della trilogia, sia dal punto di vista testuale sia da quello degli arrangiamenti, interamente curati da Dalla con il contributo, per la prima volta, di alcuni musicisti che, anni dopo, daranno vita agli Stadio. È anche quello che contiene i brani più lunghi, vere e proprie suite, che portano a compimento le intuizioni più brillanti di marca progressive, jazz e folk contenute nei primi due capitoli.
A ispirare profondamente i due autori è proprio il tema forte del disco: una sorta di concept-album sull’automobile, vista come simbolo di una modernità senza freni, che avanza modificando il paesaggio attraverso il bitume, le autostrade, i viadotti, decretando la morte della civiltà contadina. Un'ottica in cui anche la creazione di un eroe-campione come Nuvolari e del mito della Mille Miglia aveva finalità di propaganda fideistica post-bellica a favore di quel modello industriale.



Ultimo episodio dell’album, fungibile sia come prologo (nella versione rimaneggiata su disco), sia come epilogo (nelle intenzioni del suo autore ne “Il futuro dell’automobile”) è proprio la geniale “Intervista con l'Avvocato”. Se per Dalla e Roversi il futuro della società industriale è un immane buco nero, in cui tutti gli interrogativi rimangono senza risposta, anche l’informazione può soltanto produrre chiacchiere vuote. Ecco, allora, questa surreale “intervista” in cui Gianni Agnelli illustra a un cronista del Manchester Guardian il futuro del settore automobilistico. Dalla, accompagnandosi al piano con un’andatura sdrammatizzante, la interpreta da par suo in un impareggiabile numero di cabaret: fa recitare al padrone della Fiat un comico grammelot pseudo-inglese, canta in scat e si produce in un pazzesco “solo” vocale, chiudendo con una domanda che in realtà vuol essere una cupa profezia: 

Da tutti ormai confermato
L'auto è in crisi profonda
L'auto non ha futuro
Stecco di legno sull'onda
Dopo l'assestamento
Le auto saranno più rare
E finiranno per scomparire
Come lampare sul mare

Non andrà esattamente così, ma nessuno nell’anno 1976 si sarebbe potuto permettere in Italia uno sberleffo del genere a uno degli uomini più potenti del paese. E chissà cosa sarebbe successo se dal testo non fossero state espunte, su richiesta della Rca, altre domande impertinenti di Roversi, come ad esempio:

Ha scritto un bambino
in una inchiesta recente
'Lager in una scuola italiana':
'Mio padre è povero e magro,
povero magro e basso'
Ma l’auto non avrebbe un futuro
se potesse portare a spasso
anche quel padre con quel bambino
cavandoli al loro destino?

Dal giacimento di Ekofisk
che butta greggio a mitraglia
lassù nel mare del Nord
c’è petrolio per l’Italia
Un’isola lunga un chilometro
con serbatoi di cemento e d’acciaio
Ma il fuoco anche di questo futuro
non brucia soltanto chi è in basso?

Sono versi tratti dal manoscritto originario che si può leggere all’interno del summenzionato cofanetto, assieme a tutte le varie annotazioni di Roversi, alcune delle quali disponibili anche sul sito del suo Archivio www.robertoroversi.it/.
Troppo scomoda e scottante per l’epoca, la “Intervista con l’Avvocato” sarà censurata dai media ancor più di quanto aveva fatto la Rca, condannandola a un precoce oblio. Resterà però la sua pungente impertinenza anche nell'Italia di oggi, dove i potentati economici non sono meno privilegiati e dove, nell'era delle macchine elettriche e dei dispositivi ecologici, il tema dell'inquinamento resta al centro del dibattito politico.
Dopo la travagliata vicenda di “Automobili”, non vi sarà più spazio per una ricomposizione nel duo bolognese. Roversi tornerà così alla sua attività di poeta, Dalla deciderà di compiere il grande passo: sarà lui stesso a scrivere i testi delle sue canzoni. A cominciare da quel capolavoro di nome “Come è profondo il mare”.

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