Bohemian Rhapsody, i 50 anni di un capolavoro nato come una sfida

31-10-2025
Ciinquant'anni fa, il 31 ottobre 1975, i Queen sfidarono apertamente la loro casa discografica pubblicando come singolo “Bohemian Rhapsody”, un brano di quasi sei minuti che sembrava destinato a restare un azzardo artistico e commerciale. Cinquant’anni dopo, quella scommessa è diventata leggenda: non solo la canzone più iconica del gruppo, scelta non a caso come titolo del biopic del 2018, ma anche uno dei brani più belli, complessi e originali della storia del rock.

Con la sua struttura ardita, che unisce ballad, opera e hard rock, “Bohemian Rhapsody” rappresentò una sfida senza precedenti. Ci vollero sei settimane di lavoro e cinque studi di registrazione - dalle session iniziali ai Rockfield Studios fino alle ultime sovraincisioni ai Wessex Sound di Londra - per completarla. Roger Taylor ha ricordato che la Emi avrebbe voluto accorciarla: “Ci dicevano che era troppo lunga e che non avrebbe funzionato. Abbiamo pensato: ‘Beh, non avrebbe alcun senso, si perderebbero tutti i diversi stati d’animo che esprime’. Così abbiamo detto di no. O sei minuti o niente”.
Il loro manager, John Reid, la fece ascoltare a Elton John, che reagì incredulo: “Sei impazzito? Le radio non la passeranno mai!”. Ma Freddie Mercury, convinto del potenziale del brano, decise di giocare d’astuzia: consegnò una copia del nastro al suo amico Kenny Everett, dj della Bbc, che ne intuì la genialità. Everett iniziò a trasmetterne frammenti durante il suo programma, alimentando la curiosità del pubblico, e poi arrivò a mandarla in onda per intero quattordici volte in un solo weekend su Capital Fm. Nel player, la registrazione originale del programma di Kenny Everett, la prima volta nella storia in cui “Bohemian Rhapsody” venne trasmessa alla radio.



In due giorni, “Bohemian Rhapsody” era già diventata un fenomeno. Il lunedì successivo, i negozi di dischi furono presi d’assalto da fan desiderosi di acquistare un singolo che, ufficialmente, non era ancora stato pubblicato.
Nel frattempo, anche il dj americano Paul Drew ottenne una copia del brano e la trasmise sulle radio del network RKO General, contribuendo a far esplodere la “Bohemian-mania” a livello internazionale. Quando uscì ufficialmente, la canzone raggiunse il numero uno in classifica nel Regno Unito, dove rimase per nove settimane consecutive, conquistò le chart di Canada, Australia, Nuova Zelanda, Irlanda e Olanda, e arrivò fino al sesto posto negli Stati Uniti, vendendo oltre sei milioni di copie. Dopo la morte di Freddie Mercury, il singolo tornò nuovamente in vetta alle classifiche, consolidando il suo status di classico. È entrato nella Grammy Hall of Fame nel 2004 ed è stato selezionato nel 2022 per il National Recording Registry negli Stati Uniti.

Ma la potenza di “Bohemian Rhapsody” non si esaurisce nei suoi numeri. È un’opera che sfida le categorie: una suite in tre movimenti - la ballad iniziale, l’interludio operistico e la sezione hard rock - costruita su quasi duecento tracce vocali e strumentali sovrincise manualmente su nastro. 
“Bohemian Rhapsody” è un prodigioso riassunto di alcuni secoli di storia della musica popolare europea e non. Ci sono i canti di Natale in chiesa, i Platters, i Led Zeppelin, l'opera, il melodramma di Monteverdi, le cantate di Bach, le melodie corali di Verdi, Frank Sinatra, il musical di Broadway. Il tutto preso e frullato senza rispetto per successioni cronologiche: il canto da chiesa si innesta sulla power-ballad, assoli di chitarra conducono dalle atmosfere del cabaret a quelle dell'Opera, in un tripudio di sovrancisioni vocali, spunti melodici, riff veementi che simulano le progressioni dei fiati in un'orchestra fra cori angelici e demoniaci, senza perdere mai di vista il tema melodico principale. Un lavoro titanico per l’epoca, che testimoniò l’ambizione dei Queen e il perfezionismo visionario di Mercury.



Il testo, enigmatico e mai chiarito del tutto, ha alimentato le più diverse interpretazioni. La biografa Lesley-Ann Jones ha ipotizzato che si tratti di una confessione simbolica di Freddie, un coming out velato sotto forma di dramma in musica. I Queen, con saggezza, non hanno mai spiegato il significato del brano, mantenendone intatto il mistero.
Tra le sue parole si intrecciano riferimenti all’opera e alla cultura popolare: Galileo, forse un omaggio agli studi di astronomia di Brian May; Figaro e Scaramouche, che evocano Rossini e la commedia dell’arte; l’invocazione araba “Bismillah”, che significa “in nome di Dio”; e Belzebù, “il diavolo messo da parte per me”. Suggestioni teatrali, religiose e letterarie che riflettono la sensibilità cosmopolita di Mercury, nato a Zanzibar come Farrokh Bulsara.
Il film “Bohemian Rhapsody”, diretto da Bryan Singer nel 2018, ha contribuito a far riscoprire la genesi e il genio del brano, riportandolo in cima alle classifiche e alle playlist di tutto il mondo. Ma la canzone resta, prima di tutto, un’opera irripetibile: una sfida alla logica commerciale, un viaggio sonoro che ha ridefinito i confini del pop e del rock.
Cinquant’anni dopo, “Bohemian Rhapsody” continua a essere un mistero e una rivelazione. Un brano che non smette di emozionare e sorprendere, come se la sua magia fosse ancora tutta da decifrare.

E a proposito di riscoperte, alcuni versi inediti (successivamente scartati) di "Bohemian Rhapsody" saranno inclusi in "A Life in Lyrics", un volume che raccoglierà testi, appunti e versioni alternative delle canzoni dei Queen. Il materiale proviene dagli archivi personali del cantante, condivisi da Mary Austin, storica compagna e amica di lunga data, a cui Mercury lasciò la sua casa e i suoi beni dopo la morte, avvenuta nel 1991. Austin ha raccontato di aver ritrovato gli appunti mentre stava catalogando il contenuto di Garden Lodge, la residenza londinese dove Mercury visse fino alla fine. "All'inizio del 2023, mentre ordinavo le carte che io e la mia famiglia avevamo conservato per oltre trent’anni, ho iniziato a sfogliarle e a scoprire fogli sparsi e quaderni pieni di parole che rivelavano meraviglie inaspettate", ha dichiarato.
"A Life in Lyrics" uscirà il prossimo anno, in occasione dell’ottantesimo anniversario della nascita di Mercury.

Nel 2025 ricorre anche il 50° anniversario di "A Night At The Opera", l’album che nel novembre 1975 consacrò i Queen a livello internazionale, insieme proprio al singolo "Bohemian Rhapsody". Per l’occasione saranno pubblicate nuove ristampe in vinile colorato e musicassetta, disponibili in edizione limitata.
"A Night At The Opera", realizzato con la formazione storica — Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon — rappresentò un punto di svolta nella carriera del gruppo. Fu il loro primo album a raggiungere il numero 1 in Gran Bretagna e rimase per settimane nelle classifiche di vari Paesi, anticipando un successo che avrebbe trovato conferma negli anni successivi.
La nuova edizione dell’album sarà in commercio dal 17 ottobre, già disponibile in preorder sul sito di Universal Music Italia. Il singolo "Bohemian Rhapsody", che al tempo passò nove settimane al vertice della classifica britannica, verrà invece ristampato dal 31 ottobre in diversi formati da collezione: vinile 7’’, vinile 12’’, picture disce musicassetta.

 

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Il disco nacque sotto la supervisione del produttore Roy Thomas Baker, con registrazioni in diversi studi tra cui i Rockfield Studios in Galles, subito dopo l’accordo con John Reid, manager di Elton John. Il clima di rinnovata libertà creativa si riflette - oltre che in "Bohemian Rhapsody" - anche nelle restanti undici tracce, che spaziano da "Death On Two Legs" a "I’m In Love With My Car", dalla ballata "Love Of My Life" al folk di "'39", fino a episodi come "You’re My Best Friend" e "The Prophet’s Song".
A cinquant’anni di distanza, "A Night At The Opera" resta il documento più ambizioso della prima fase dei Queen: un album che segnò la loro definitiva affermazione e che continua a essere riproposto, non solo come oggetto di culto per i collezionisti, ma anche come testimonianza di una delle esperienze più eccentriche e influenti del rock britannico degli anni Settanta

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