A guardare l’elenco, lunghissimo, dei nomi che partecipano al Festival di Sanremo 2026, si oscilla tra dubbi su chi siano Eddie Brock o Samurai Jay e imbarazzati sorrisi per l'annuncio di ospiti che sanno di naftalina. La seconda edizione di seguito di Carlo Conti sembra replicare la prudente mediocrità del 2025: una kermesse rimpinzata di canzoni, quasi tutte innocue, e nomi che sono garanzie di uno spettacolo prevedibile. Se anche vi addormentate, sapete come sarà andata a finire la serata.
Nessuno scandalo in vista, e dire che ci accontenteremmo anche di un po' di sano, superficiale gossip, una polemicuccia, una gaffe. Puntare su Fedez e Marco Masini, la coppia più pericolosa in gara, rischia di lasciarci a bocca asciutta: niente sfrontate dichiarazioni tossiche da maschi feriti, ma una mezza ammissione delle proprie colpe. Che la svolta clamorosa possa arrivare da Fulminacci o Patty Pravo, da Ermal Meta o Enrico Nigiotti, è davvero uno slancio di ottimismo difficile da far proprio.
Alla disperata ricerca di pepe per un Sanremo che si preannuncia insipido, si finisce per cercare nella scaletta della serata di venerdì, quella di cover e duetti, una boccata d'aria.
Doveva giungere una mina vagante come Morgan, a fare coppia con Chiello, ma ha dato forfait e non si potrà ripetere un siparietto leggendario come quello con Bugo. Divertente ma poco piccante la salsa delle Las Ketchup, che aiuteranno Elettra Lamborghini, anche lei tra le flebili speranze di chi cerca quel momento che infranga il regime di Carlo Conti, magari con un liberatorio twerk.
A ben guardare però un nome azzardato, pericolosamente imprevedibile c’è: TonyPitony.
Chi è TonyPitony e cosa ci fa a Sanremo
Siracusano trentenne, TonyPitony si cela dietro una maschera da Elvis e si professa al podcast "BSMT" di Gianluca Gazzoli più un attore che un cantante. Transitato da "X Factor" giusto il tempo di essere respinto, ha trovato una sotterranea ma sorprendente celebrità attraverso brani dall’impostazione classica, apparentemente romantici e intimisti, che sono segnati da un’ironia scorretta e volgare.
Frasi imbarazzanti, irripetibili, calate in canzoni altrimenti innocue, pettinate e misurate, tutt’altro che approssimative nella forma e nell’esecuzione.
Non è lo sguaiato Bello Figo, tanto meno la provocante ed erotica Myss Keta. TonyPitony non promuove una liberazione sessuale inclusiva, abbattendo ogni tabù come una Hachiko, ma gioca sul confine tra serio, imbarazzante e grottesco: in una parola, abita il ridicolo.
Non si ride con lui ma di lui, del suo personaggio. Se poi il suo teatrino debba fungere da specchio deformante della nostra società, strappando un sorriso amaro, è un dubbio che spetta a chi ascolta sciogliere.
A Sanremo si presenta insieme a Ditonellapiaga, con la quale canterà il classico “The Lady Is A Tramp", brano del 1937 la cui interpretazione più famosa in coppia è quella di Frank Sinatra con Ella Fitzgerald. Non stupisce l’accoppiata, ma comunque spiazza la scelta di Carlo Conti di ospitare un cantante che è diventato un idolo sui social attraverso brani come “Mi piacciono le nere”, “Striscia”, “Culo” e “Donne ricche”. Viene da chiedersi se il direttore artistico sia realmente consapevole della mina innescata o se, per la serata dei duetti, le maglie si siano semplicemente allentate per sfinimento.
Pur assai meno raffinato, il contrasto tra forma tutto sommato elegante e contenuti espliciti può ricordare gli Squallor, con un pizzico del gusto per la provocazione di certi Elii e in mezzo un gusto teatrale per la messa in scena, dovuto apparentemente ad anni di studi a Londra.
Con il suo stile irriverente, il personaggio moralmente dubbio e i testi volgari, TonyPitony è in totale disaccordo con il Sanremo prevedibile di Carlo Conti, dove nulla deve spiazzare il telespettatore, accompagnandolo verso un sonno riposante. In questo contesto più da discount dell’intrattenimento che da grande spettacolo musicale o teatrale, un cosplayer di Elvis che usa una dignitosa tecnica vocale per intonare turpiloqui impresentabili, fare gag razziste, sbandierare idee misogine e retrograde è un elemento che risalta, verrebbe da dire risplende: speriamo che da quel palco compassato, pieno di mediocrità, lanci un terremotante elogio alla sodomia.