Gutevolk

Gutevolk

Bozzetti invernali glitch-pop

di Alessandro Biancalana

Gutevolk è il progetto dell'autrice giapponese Hirono Nishiyama, all'insegna di una costante fusione tra suoni acustici e intromissioni elettroniche. Dall'esordio "The Humming Of Tiny People" fino all'ultima stella luccicante di "Tiny People Singing Over The Rainbow", la sua opera è stata una raccolta di quadretti invernali di deliziosa elettronica glitch

Dietro l'acronimo Gutevolk si nasconde Hirono Nishiyama, un angelo caduto dal cielo per allietare le nostre giornate solitarie con le sue canzoni essenziali, fragili, frangibili, delicate. La sua musica è un delizioso ibrido tra strumenti antichi e consumati: manipolazioni d'una macchina con un cuore pulsante, una voce appena sussurrata, rintocchi di percussioni quasi inconsistenti. In certi frangenti ricorda i Mùm di "Finally We Are No One", per altri versi sembra di sentire un ibrido tra Icy Demos, Textile Ranch e una tra Juana Molina, Zavoloka e Piana.
I suo album sono quadretti per cuori infreddoliti da un inverno gelido. Praline colorate che saltellano in un immaginario mondo fatto di colori, alberi di zucchero filato, case di cioccolato. Foglie secche che cadono da un albero ed emanano suoni microscopici e impercettibili.

La sua carriera inizia nel 1997 quando compone la colonna sonora per un film autoprodotto. Lo stesso anno scrive liriche e musica per una canzone usata per uno spot pubblicitario, un'azienda di prodotti per capelli, la Lion Brand. Sempre per gli stessi fini dona la sua voce, questa volta a Yokohama Tire.
Oltre alla sua attività commerciale, Hirono, si vede inclusa, con una sua canzone, nella compilation "Childisc Vol.2", uscita sull'etichetta Childisc, di proprietà di Nobukazu Takemura.

Nel 1999 viene realizzato il primo album a suo nome, Yura Yura Yureru, e si ripetono menzioni nelle raccolte della Childisc, insieme ad altre quattro artiste giapponesi.
Sempre nello stesso anno la collaborazione con Takemura si fa più fitta e insieme a lui introducono un concerto d'un certo Arto Lindsay, in terra giapponese.
Mantenendo stretta l'unione con Nobukazu, Nishiyama continua a contribuire ai lavori di quest'ultimo, scrivendo e cantando qualche pezzo, nello sfavillante "Songbook", opera tra le più interessanti dell'artista nipponico.
Da segnalare, nello stesso anno, il 2000, l'apertura di due concerti, rispettivamente di Jim O'Rourke e Yo La Tengo, sempre nei lidi del Sol Levante.

La sua attività solista rimane incessante con l'uscita di altre due opere, nel 2001.
La prima s'intitola Kaisentou Ep ed è coadiuvata ancora da Takemura.
La seconda prende il nome Pied And Pier ed è il preludio al cambio di etichetta: dalla Childisc alla Daisyworld.
Ancora apparizioni fugaci nella compilation "Liberation Von History" rilasciata dalla tedesca Wechsel Garland; quindi, sempre per la suddetta etichetta, la Nostra prende parte all'evento "Karaoke Kalk" (2002).

Il suo esordio sulla lunga distanza, The Humming Of Tiny People, è una lunga fiaba in cui un'indole acustica si fonde deliziosamente con i trattamenti digitali. Il cantato giapponese è il particolare che dona un tocco di dolcezza in più, ricamando piccole poesie immaginifiche.
Dove "Musical Balloon" intenerisce con il gorgheggio d'un synth ondeggiante e un andamento saltellante, "Rainy Dragoon" annerisce gli animi con un piglio da bossa nova spaziale, sovrastata da contrappunti precisi e puntigliosi, un piano solenne e suoni metallici. "Dream Fish" è un dream-pop sognante in cui sembra di intravedere una culla che dondola dolcemente, "Yume-Kitan" è una storiella raccontata, parlata, con attorno un tripudio di xilofoni tintinnanti.
"Arrested" è un minimal-pop confezionato con cura, "Coquille" propone un cantato in francese, tra spasmi violinistici, percussioni giocattolose e un cello pizzicato.
Scorrono minuti di pura pace in compagnia di "Hinagiku", si immaginano paesaggi fantastici con "Strange Dream". "See You Tomorrow" è una canzone timida, che si fa conoscere soltanto dopo ripetuti approcci, "Voice In A Pool" è il pop che si fonde con rumori estranei e i rumori a loro volta si rendono aderenti alla forma-canzone.

Nel periodo successivo alla creazione di questo disco, la nostra Hirono, si immerge nella lettura delle rime di Mother Goose, rimanendone influenzata per la gestazione di Twinkle, l'album che verrà pubblicato nel 2005. Sempre nello stesso periodo, la Nostra regala la sua voce a uno show della NHK Television, nella canzone "Bi To Deau". "Music Baloon", presente nel disco d'esordio, viene assegnata invece a uno spot di gelati ("Lottle Ice Cream").
Gutevolk collabora con diversi artisti ottenendo risultati proficui e propone le sue composizioni accompagnate a performance visive.

Giungiamo (nel 2003) a un'operetta (ingiustamente) dimenticata da tutti, Suomi.
Un carillon per folletti, musica per una giostra situata in un prato deserto, tra folate di vento e raggi di luce. "Horizonto" è un cello suonato con decisione, note di piano lontane e distaccate, cantato come un anelito, intreccio d'archi, sfrigolio elettronico schizza colori nell'aria. "Hajimete No Yuki" è un pop contaminato da iniezioni di fantasia, un piccolo bozzetto dalle fattezze infantili e bambinesche. Contrappunti zampettano ovunque, una percussione detta un tempo a mo' di marcetta, Hirono canta come se fosse un fatina volante.
"Parallel Land" è la colonna sonora di una foresta oscura, in cui le cicale cantano, gli animali scappano ovunque e le foglie vengono calpestate. Un piano suona malinconico, un fiato è stanco e malato, minuti pulviscoli elettronici si posano con dolcezza sulle pareti della nostra mente. "Clock Waltz" è un jazz suonato a bassa fedeltà. Una piccola bossa nova per locali deserti e desolati. La base strumentale è in palese contrasto con il resto della struttura e crea continui paradossi sonori.
"Travel Of Rain" è ancora connubio tra vari strumenti acustici: piano, cello, contrabbasso. Essenzialità al servizio della bellezza. Le note sembrano provenire da ogni angolo e scappare con un sorrisino malizioso. "Snow Flake" è un synth che ulula, tasti premuti, percussioni accarezzate, voci represse. Deliziosa.

Seguono le apparizioni fugaci per due raccolte di artigianato pop di valore eccelso.
Nella prima, "The Compilation Of Daisy Creatures" (sotto Daisyworld Discs), Hirono contribuisce con "Coquille", bozzettino esile e vulnerabile. Particolarmente in forma anche musicisti come Swing Slow, Eater, Takagi Masakatsu e Miharu Koshi.
Nella seconda, arricchisce una raccolta fantastica, "Let's Sing in Do-Re-Mi" (sotto 333 Discs), con l'iniziale "Scale Song", astrazioni digitali per un immaginario di forma canzone disturbata. Da segnalare anche Moosehill ("Goro Ito") & Ikuko Harada ("Clammbon"), Ren Takada, Ogurusu Norihide (sì, quello di "Come And Play In Our Backyard") ed Emerson Kitamura.

Arriviamo dunque a Twinkle (2005), il disco al quale s'era accennato prima.
Le canzoni sono pure e semplici quanto un paesaggio autunnale, tiepide e rassicuranti quanto una casa con il fuoco che crepita, riscaldando l'atmosfera.
"Twinkle Star's Cycling Bolero" entra nelle nostre interiora e sedimenta con ammorbante piacevolezza. Uno strumento che sembra un contrabbasso viene loop-ato, la vocina di Hirono è dolce come non mai, gli xilofoni sono cristallini quanto un diamante perfetto, la batteria fa il suo dovere, ricamando trame percussionistiche di rara bellezza. Minuziosi bleep sono la ciliegina sulla torta. "Light Parade" è un'ossessiva nota di tastiera ripetuta fino all'infinito, a cui si sovrappongono cicli sonori, battiti acquosi: lo scorrere d'un fiume nel suo letto, nel periodo più calmo.
"Little Girl, Little Star" è uno strumentale che sa di indie-tronica, ma è molto di più: scale pianistiche, loop, note d'una tastiera vintage, ancora una batteria che pare dettare il tempo per una guerra a base di pistole ad acqua, fucili caricati con caramelle e cannoni che sparano zucchero filato. "Silo" è uno schizzo incompiuto, tra andirivieni metallici, note accantonate e ritornelli dilungati. I due minuti scarsi di "Moonlakers" arricchiscono la formula con flauti e clangori ferrosi che sanno di compiutezza compositiva.
"Wondering" è un gioiellino finemente ricamato. Archi emanano note cristalline e preziose, una vocina ci parla con queste parole: "Let me know and more than rest, let it talk and more than there". Sdruciture elettroniche sfasciano un ritmo regolare, una batteria elettronica è tenera e delicata, si fa vivo un synth, spumeggiando, ed è il cielo azzurro ad aprirsi davanti a noi.
Una manciata di canzoni che può essere una ninnananna adatta per farvi addormentare sorridenti, un modo per consolare i vostri cuori spezzati, l'incoraggiamento dopo una dolorosa delusione.


Agli inizi del 2007, Gutevolk si presenta con la sua nuova opera solista, Tiny People Singing Over The Rainbow.

La svolta sancita con la precedente prova si concretizza oggi, in questa manciata di canzoni dai tratti lievi e soffici. Una maggiore attenzione agli arrangiamenti rende i singoli episodi più ricchi e corposi, senza ingombrare le gracili strutture melodiche, come al solito definite finemente.

“Portable Rain” sa incantare come in pochi casi Gutevolk aveva fatto, una piccola favola colorata in cielo con pennarelli dal colore vivace. Gocce di pioggia vengono impersonate dallo xilofono, la voce, riverberata con tatto, dona all’atmosfera complessiva un senso di disorientamento piacevole.

“Dream Walzer” si posiziona sulla stessa scia stellata, aggiungendo note di piano silenziose, piccole sdruciture elettroniche e una batteria dal sapore vagamente jazz. Questo riferimento ad un genere così lontano, era già ritrovabile in un’altra opera come “Suomi”, dove, in alcuni frangenti, si arrivava a ibridare elementi pop con la bossanova, ottenendo un risultato fuori dal comune e assolutamente inedito.

Ancora più dolcezza ed ancora più giocosità. Con “This Moon Following Me” ci si immerge nel clima vagamente infantile e intenso che ricopre tutta l’opera. Pare la sonorizzazione per un sogno fatato, scevro da ogni ossessione o paura che possono contaminare l’estasi pacifica volutamente evocata. “Seed Of Sky” è l’esempio più lampante di quanto appena detto. Una ballata scanzonata, infarcita da una miriade di percussioni, fra cui lo xilofono, capace di ricopre il ruolo di incantatore, con le sue note cristalline, limpide come la rugiada. E poi, la voce, come il canto di un angelo, con la sua chitarra in braccio, i piatti percossi con forza contenuta, il tintinnare vago che appare un po’ ovunque, come lo splendere di una stella errante.

“I Like Rainbow” è un simpatico quadretto strumentale, in cui appaiono varie componenti orchestrali, fra cui un organo malridotto e ad alcuni archi. La voce di un bambino, assorto nell’osservare il cielo notturno illuminato dalla luna, aggiunge quel tanto di ingenuità che rendono irresistibili i quattro minuti che compongono la canzone.

“Ao To Kuro” s’incammina essenziale, si sviluppa su binari sinuosi, viene arricchita da alcuni elementi, in particolare un “ta-ra-ta-ta-ra-ra” ripetuto in sottofondo, agile nel suo muoversi fra le fondamenta, veloce nell’arrivare dritto al cuore, il catalizzatore di ogni emozione.

“The Door To Everywhere” alza leggermente il ritmo e si lancia in un episodio forsennato, dal chiaro stampo pop, con un piglio incontenibile, “Planetarium” si colloca come la gemella di “Seed Of Sky”, con tutto ciò che ne consegue, cioè un appiglio al cielo azzurro, con un filo di luce che trae uno spiraglio fra una nuvola e l’altra.

“Sing A Ring” è la sublimazione, un po’ naif , di tutti gli elementi musicali qua contenuti. La melodia distratta, disposta ad abbracciare più influenze possibili, a cavallo fra glacialità e intimo calore, contenuti amatoriali e perfezione in ambito produttivo. Ancora presenti, in una veste più essenziale, le percussioni già in precedenza elogiate per la loro efficacia emotiva.

La conclusiva “Antenna” congeda, con i cinque minuti più freschi e innocenti, scuotendo una manina immaginaria. Parole che compongono una storia, per il termine, la fine di un migrare fra un paradiso dipinto da bambini, illuminato da un sole schizzato da mani piccole e graziose, raggi di luce che brillano di color oro, arcobaleni composti da sfumature tendenti al brillante.

Gutevolk

Bozzetti invernali glitch-pop

di Alessandro Biancalana

Gutevolk è il progetto dell'autrice giapponese Hirono Nishiyama, all'insegna di una costante fusione tra suoni acustici e intromissioni elettroniche. Dall'esordio "The Humming Of Tiny People" fino all'ultima stella luccicante di "Tiny People Singing Over The Rainbow", la sua opera è stata una raccolta di quadretti invernali di deliziosa elettronica glitch
Gutevolk
Discografia
 HIRONO NISHIYAMA  
   
 Yura Yura Yureru (Childisc, 1999)

6,5

 Kaisentou Ep (Childisc, 2001)

7

 Pied And Pier (Childisc, 2001)

6,5

 
 
 GUTEVOLK  
   
 The Humming Of Tiny People (Daisyworld Discs, 2002)

7

Suomi (Tokyo's Noble Recods, 2003)

7

Twinkle (Happy Records, 2005)

7,5

Tiny People Singing Over The Rainbow (Noble Recods, 2007)

7,5

pietra miliare di OndaRock
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Recensioni

GUTEVOLK

Tiny People Singing Over The Rainbow

(2007 - Noble)

Il pop trasognato dell'artista giapponese

GUTEVOLK

Twinkle

(2005 - Happy Records)

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