Alessio Bertallot

Alessio Bertallot

L'altro lato della radiofonia

intervista di Alberto Guidetti

Alessio Bertallot è una figura ormai storica nel mondo della radiofonia, da undici anni conduce "B-Side" su Radio Deejay da dove ha lanciato e diffuso una vasta gamma di suoni, dalla drum'n'bass all'underground hip-hop, arrivando all'indie italiano, aiutando questa musica a uscire dalle cantine e giungere a un pubblico molto più ampio. Ringraziando la modernità e l'e-mail, abbiamo scambiato qualche parola sul mondo musicale italiano. Il risultato, tra domande logorroiche e risposte sempre interessanti, è questo.

Alessio, iniziamo dalla fine, da quello di cui ti stai occupando negli ultimi tempi: la musica italiana. Nella homepage del tuo sito c'è l'avviso “Musica italiana cercasi!”, e oltre a ribadire il tuo ruolo di talent scout, lanci un segnale verso un sistema musicale, quello italiano, che appare inadeguato non solo nei confronti del proprio prodotto, del fermento che in un modo o nell'altro sopravvive, ma anche di una modernità che ha cambiato molto il modo di produrre e vendere musica. Ti cito testualmente “Le cause forse sono troppo grandi e travalicano l’ambito musicale: riguardano la nostra vita e il nostro sistema. Ma ritengo sia sbagliato non reagire“. Ti va di approfondire questa affermazione?
Ho paura che si stia andando verso una società italiana qualunquista, pigra, indifferente e sradicata: immemore della propria storia e quindi facile preda delle culture egemoni, quindi soprattutto anglosassoni, dalle quali però percepisce solo gli aspetti più superficiali: il fast food e la dis-cultura da arricchiti dell’hip-hop, non la modernità di un sistema sociale o la capacità dei giovani di rendersi autonomi presto, per fare un esempio. Stiamo diventando una regione dell’impero dove devono risiedere dei consumatori semplici, che non creano problemi al mercato: pagano e stanno zitti. Una società bovina, quindi. I musicisti di questa società culturalmente in decadenza non hanno dignità e sostegno, non esiste un progetto che li indirizzi, una casa che li ospiti. Studiano tanto quanto i loro corrispondenti stranieri, a volte sono altrettanto bravi, ma possono realizzare meno e non sono considerati per il loro valore.
Io sono testimone di questa disfatta, per il ruolo che ho. Sono consapevole che è forse una battaglia perduta, ma non voglio arrendermi.

La compilation “Altrisuoni Italiani” cerca di dare uno sguardo a quel mondo che, come dicevi, non riesce a emergere o lo fa solo episodicamente. Dai spazio anche a suoni che nell'immaginario comune non rappresentano l'idea di “musica italiana”, se mai c'è stata una comune intesa in tal proposito, in questo caso vertendo soprattutto su downtempo o bossanova, ma abbiamo una tradizione di produttori di musica elettronica che negli ultimi anni è stata capace di andare a insidiare territori storicamente esterofili. Madox, Blatta & Inesha, Santos e più in generale tutte le produzioni Mantra o anche i classici Bini e Martini sono solo un esempio, c'è stata, e forse è ancora in atto, una sorta di “rivoluzione”? C'è stato uno spostamento verso questi suoni che pensi possa essere duraturo?
La maggior parte dei produttori che citi, lavorano all’estero o per l’estero: lo ha raccontato recentemente anche Madox, ospite a "B Side". Forse è giusto che sia così, perché i confini geografici ormai non hanno senso in musica. Ma uno o pochi musicisti da soli non fanno la differenza: deve esserci un movimento. E il movimento deve avere delle radici di identità. In Italia si sono accesi molti fuochi (il punk, il rap di contenuto, la club-culture) tutti spenti. Questa è solo arte della sopravvivenza, non costrutto culturale. Forse le cose potrebbero cambiare. C’è molta gente che cerca un cambiamento, che non ne può più del fatuo, del glamour, della bassa qualità, e trova soluzioni arrangiandosi, andando a lavorare fuori, acquistando dischi all’estero, recuperando informazioni più evolute dalla rete, ascoltando i pochi programmi radio non allineati... ecco: il problema è sempre che la rivoluzione non la si fa da soli: in Italia, anche nella sfiga, siamo ognuno per i fatti propri. divisi, come poveri nella carestia.

Questa se non sbaglio è l'undicesima stagione al comando di “B-Side”, grazie anche ai tuoi passaggi radiofonici hai contribuito a far crescere passioni per suoni nuovi, penso ad esempio a tutta la drum'n'bass dagli anni 90 ad oggi, l'hip-hop e il trip-hop, finendo con Musica per Bambini, forse una delle cose più genuinamente divertenti degli ultimi tempi. In tutto questo tempo immagino ci sia stato ovviamente qualcosa che ti ha segnato, c'è un movimento o un artista che ti sentiresti di mettere in cima a un'ipotetica lista? E se dovessi scommettere su qualche emergente, sia italiano che straniero, chi sceglieresti?
Non ho fatto altro che il mio dovere. E oggi, a volte, essere onesti è eroico. Dagli inizi a oggi è cambiato forse il fatto che la musica non è più pensata per categorie, effetto della frammentazione delle ideologie che viviamo. Dei musicisti italiani apprezzo in particolare modo, oltre a Musica Per Bambini, Diego Mancino, Gianluca Massaroni, Chiara Civello e, anche se non li ho mai suonati, Elio E Le Storie Tese. Dei musicisti stranieri Meshell Ndegeocello, gli ormai sciolti Soul Coughing, e poi Fink, Scott Matthews, Trentemoller, Nostalgia 77... è meglio che mi fermo.

La critica più frequente che viene mossa al mercato musicale è quella riguardante il prezzo della musica stessa. Da qualche anno ormai ci si lamenta del costo eccessivo dei dischi “fisici” e alcune volte anche nella loro forma digitale. Da un lato le major e le società di controllo sul diritto d'autore con campagne e azioni legali, dall'altra un esercito di affamati di musica che si rifiuta di sborsare soldi. In mezzo, la recente iniziativa dei Radiohead di vendere un album in mp3 al prezzo che decide l'acquirente: per la prima volta è chi ascolta a dare il valore all'opera. Credi che la scelta di Yorke e soci rimarrà isolata oppure si creerà sempre più consapevolezza anche negli altri artisti che, nel 2007, il modo di comunicare verso i propri fan, anche attraverso la vendita di dischi, è cambiato profondamente?
Credo che gli artisti debbano approfittare della rivoluzione che ha creato la rete per riappropriarsi del sistema che produce e promuove la musica. In questo senso i Radiohead hanno fatto una cosa interessante. Ricordiamoci che quando si parla del prezzo dei dischi, la parte che va ai musicisti è solo una minima percentuale, quindi chi va in crisi è soprattutto l’industria. Ma certo, senza sostegno da parte del sistema, i musicisti non vivono e non hanno neanche quel poco.
Quello che bisogna fare capire ai ragazzi è che avere la musica gratis , senza il consenso, non è una cosa normale, ma una prepotenza che si esercita anche contro gli artisti. In cambio bisogna sempre dare qualcosa: per lo meno amore. E accumulare un’infinità di titoli nell’hard-disk, dimenticandoseli perché tanto non sono costati nulla, non è amore. E poi basta fare le vittime: i soldi per comprare gli occhiali con il marchio scritto grosso così ce li hanno, no? Possono spendere meglio i soldi. O almeno che si facciano pagare per portare in giro marchi così vistosi…

"B-Side" è quel tipo di programma che punta sulla fidelizzazione, proponendo una musica insolita per un network nazionale come Radio Deejay, e in un qualche modo si è creato anche un rapporto da parte tua verso gli ascoltatori. Negli ultimi anni, per una serie di cause legate soprattutto alla tecnologia: internet, blog, download etc., la fruizione della musica è cambiata, diventando da un lato assai più casuale e meno guidata (paradossalmente più punk!), e dall'altro lato con maggiori possibilità di approfondire ciò che piace. In un contesto del genere, dal tuo punto di vista, c'è stata un allontanamento da quello che è la “passione musicale”? Si è acuita quella sindrome da Mtv di prendere tutto e niente oppure è solo cambiato il vettore?
La tecnologia non potrà mai sostituire la splendida imperfezione dell’apporto umano. Sperare di potere sostituire alla cultura e alla ricerca musicale il click su “altri acquirenti di questo disco hanno comprato anche questi …” è ingenuo. La conoscenza è fatta di incontri, non di click. L’accessibilità all’oceano di informazioni di questi anni non produce cultura, ma accumulo, estensioni del database, informazionismo. E’ inutile potere andare in tutte le città, se non guardi mai la mappa.

Dopo questo interrogatorio ti faccio un'ultima domanda e ti saluto. Penso di rappresentare molti chiedendoti se il tuo tono di voce abituale in radio lo usi anche per chiacchierare di “calcio e ragazze” con i tuoi amici?!
Purtroppo, per come ci siamo abituati a sentire e a fare la radio, o usi il tono da villaggio turistico, o sembri strano. Provate ad ascoltare Radio 3 (Rai) la domenica mattina, o la Bbc, di notte: c’è ancora qualcosa di diverso, ci credevate?
Comunque lo uso sì, per chiacchierare di ragazze con gli amici, ma lo uso molto anche per chiacchierare con le ragazze, e non di amici… Parlare di sport mi annoia, meglio praticarlo. E non il calcio. Snowboard e windsurf.

Grazie mille ancora, e buona fortuna per i tuoi prossimi progetti!

(17/10/2007)

Discografia
 Non (Blackout, 1999)

 

 Bertallosophie Volume 1 (2001)

 

 Bertallosophie Volume 2 (2002)

 

Bertallosophie Volume 3 (2004)

 

pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

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