Nancy Elizabeth

Nancy Elizabeth

Seducenti battaglie e fragorose vittorie

intervista di Francesco Amoroso, Raffaello Russo
Autrice di uno dei più interessanti debutti del 2007, la giovane Nancy Elizabeth Cunliffe (ma ormai artisticamente nota soltanto con i suoi nomi di battesimo) è una folksinger inglese che ha stupito per le sue capacità compositive e per la ricercatezza delle atmosfere dei suoi brani, incentrati sulla semplicità dell’arpa e della chitarra ma al tempo stesso curati con grazia e sensibilità melodica che testimoniano un piglio deciso e personale.
La semplicità della sua musica collima con quella del suo approccio artistico, sincero e alieno da sovrastrutture, e con la spontaneità nel suo modo di porsi, gioviale e autenticamente appassionato. Ecco come si racconta la giovane cantautrice, discreta e incline al sorriso, poco prima di salire sul palco con la sua chitarra acustica e la sua piccola arpa.


Per iniziare: sei molto giovane. Quando hai iniziato a suonare e quando a scrivere musica?
Ho iniziato a suonare il piano quando avevo circa dieci anni, ma non ho mai scritto musica prima dei quindici anni, quando ho iniziato a suonare la chitarra. 

Come hai iniziato a suonare l’arpa? È una cosa legata alla tradizione folk inglese o celtica?
Ho iniziato a suonare l’arpa semplicemente perché, dove vivevo a Liverpool c’era una galleria d’arte proprio vicino casa mia ed il gruppo di artisti che gravitavano intorno alla galleria diedero una festa dove c’era un uomo anziano, di circa 75 anni che suonava l’arpa e, dopo averlo sentito, ho incominciato ad andare ad ogni suo concerto, poiché ho amato la estrema semplicità del suono di quello strumento e, così, mi sono determinata a guadagnare qualche soldo per comprare un’arpa per me. Non c’è alcun legame in realtà con la tradizione. Le cose sono andate così, molto semplicemente. Non conosco molto della ‘tradizione’.

C’è qualcosa di vero nella leggenda che narra che tu hai vinto il danaro utile per acquistare l’arpa grazie ad un concorso musicale?
È vero. Ho vinto quei soldi grazie ad un concorso organizzato in memoria di Billy Fury, ma non è stato grazie alla mia musica. In quell’occasione non fu giudicata la mia musica, ma dovetti scrivere quali erano i motivi per i quali avevo bisogno del denaro ed il motivo era semplicemente che mi servivano per comprare un’arpa. E così decisero di accordarmi la somma di denaro necessaria.

Alcuni brani dell’album e la sua atmosfera generale richiamano da vicino il folk inglese degli anni settanta e, di quando in quando, anche la tradizione bretone, la musica di Alan Stivell. Quale è il tuo rapporto con la musica di quegli anni e, in generale con la tradizione del tuo paese?
Non ne sono stata particolarmente influenzata. Almeno non più di quanto non sia stata influenzata da tante altre cose diverse. Certamente ho ascoltato i Pentangle e tutto quel giro di musicisti, ma non direi affatto che sono stati una grande influenza per me. Intendo dire che sono influenzata e ispirata da tante fonti e prendo un po’ da ognuna di esse.

Quali sono allora, le tue principali fonti di ispirazione? Hai delle basi classiche?
È molto difficile per me dirlo ma, al momento, direi che i Talk Talk sono stati molto importanti per la mia formazione, specialmente quelli degli ultimi album come “Laughing Stock” e “Spirit of Eden” ed il lavoro solista di Mark Hollis, ma quando ero bambina ascoltavo Michael Jackson e Cat Stevens ed ascoltavo anche Vivaldi, quando lo suonavano i miei genitori, ma non posso dire che la musica classica mi abbia influenzato in maniera evidente. Ascoltavo anche molto i Led Zeppelin. Un po’ di tutto direi.

Sei interessata alla musica di altri Paesi? E se è così, come è nato questo interesse e quale risulta il tuo approccio alla musica ‘straniera’? Ascolti i suggerimenti di qualcuno oppure ti avvicini ad essa studiandone i linguaggi e gli schemi?
Mi piace ascoltare tutta la musica possibile. E proveniente dai posti più diversi. Mi piace molto la musica giapponese, ma non conosco artisti contemporanei che provengono da lì. Ed amo anche la musica africana. Ma rispetto a tutto ho un approccio molto poco tecnico o ‘intellettuale’.

C’è una canzone nel tuo album, “Hey Son”, che hai scelto anche come singolo, che suona in maniera piuttosto differente rispetto alle altre: alcuni l’hanno amata molto, altri molto meno. Quali sono le tue sensazioni circa questo brano? Credi che ci sia qualche influenza ‘post-rock’ alla base di “Hey Son”?
Mi piace molto quel brano. È uno dei miei preferiti. A volte mi annoio a scrivere pezzi che non hanno un ritmo più incalzante e questa canzone ce l’ha: è un buon contrasto con il resto dell’album. Amo molto i contrasti, mentre le canzoni dell’album sono tutte piuttosto simili ed avevo paura che alla lunga potesse essere noioso. Avevo bisogno di contrasti: ed “Hey Son” riesce nell’intento. Probabilmente esiste un’influenza post-rock in questo brano, ma è più a livello inconscio. Se c’è qualcosa non è stata voluta e cercata.

Potresti spiegarci il significato del titolo dell’album (“Battle And Victory”)? C’è qualche significato simbolico dietro questa scelta?
L’artwork di copertina è un pesce che risale la corrente ed è ispirata da una lettera scritta nel tredicesimo secolo di un monaco giapponese, che spiega le difficoltà che si devono affrontare per vivere una vita quotidiana molto felice, proprio come un pesce che deve combattere per risalire le rapide ma che, alla fine, quando ci riesce, raggiunge la vittoria. E questa vittoria è la felicità. Il titolo l’ho scelto anche perchè riuscire a scrivere questo album per me è stata una grande vittoria, il raggiungimento di una meta, di uno scopo.

Il tuo primo Ep “The Wheel Turning King” suona più ruvido rispetto all’album, ha un sound meno levigato e sembra che emerga qualcosa di quasi rituale o addirittura ancestrale nella musica di quel lavoro: da dove viene?
La cosa divertente è che “The Wheel Turning King” è stato registrato in una chiesa. Di qui l’evidente componente ‘rituale’ della mia musica. Ma in realtà l’ho registrato lì poiché amavo molto l’acustica di quel posto.
Inoltre quando ho registrato quelle canzoni ero più giovane, avevo tre anni di meno ed avevo molta meno esperienza di registrazione. È stato poi registrato molto velocemente, tutto in due giorni: per questo suona molto semplice e naturale.

Hai usato un produttore per l’album? E credi che un produttore possa aiutarti a sviluppare le tue idee o preferisci fare tutto da sola ed evitare influenze esterne?
Ho avuto un produttore per “Battle And Victory”. Ma credo che la scelta dipenda molto dal produttore e dall’artista. Per esempio con il produttore che ho usato per l’album avevamo instaurato un’ottima relazione e così quando gli sottoponevo le mie idee lui mi diceva cosa ne pensava e, a sua volta, mi sottoponeva le sue. E non è stato difficile perché ben presto mi sono accorta che andavamo nella stessa direzione, tendevamo allo stesso risultato, allo stesso scopo. Così non capitava mai che mi dicesse “dovremmo fare le cose in questo modo” ed io ero costretta ad essere d’accordo. Probabilmente molti produttori lo fanno, ma a me non sarebbe piaciuto lavorare così, poiché ho le mie idee e non mi piace che mi si dica cosa devo fare. In ogni caso quando lavori completamente da solo corri il rischio di sentirti isolato e di non capire più se una cosa è buona o meno, perché hai solo il tuo punto di vista. Così è davvero importante avere qualcuno con cui lavorare. 

Ci hai detto che hai suonato tutto da sola eppure i tuoi arrangiamenti sono molto attenti ed accurati, tanto da divenire quasi i punti nevralgici delle tue canzoni: quando scrivi una canzone hai già in mente il modo di arrangiarla oppure questo è un processo che avviene in un momento successivo?
Qualche volta può capitare che l’arrangiamento ‘giusto’ arrivi dopo che ho scritto un brano, ma il più delle volte quando scrivo ho già un’idea piuttosto precisa in testa.

Di solito componi le canzoni alla chitarra?
Compongo sullo strumento che è l’elemento portante delle singole canzoni. Se mi vedi suonare l’arpa, allora la canzone sarà stata composta sull’arpa e così accade se lo strumento principale è la chitarra o il pianoforte. Qualche volta decido che una canzone suoni meglio con uno strumento diverso rispetto a quello su cui è stata scritta, ma non accade molto spesso.

Volevamo sapere qualcosa circa la Leaf, l’interessante etichetta che ha pubblicato il tuo album. Come sei venuta in contatto con loro? E ti trovi bene?
In realtà avevo già registrato completamente l’album prima di incontrare chiunque della Leaf, così non sapevo bene come l’avrei fatto uscire. Avevo pensato di farlo uscire personalmente, ma l’idea non mi andava troppo a genio, visto che al momento non avevo la conoscenza e l’esperienza per poterne seguire gli sviluppi, e neanche il danaro sufficiente.
Mi ci è voluto un anno intero per registrare “Battle And Victory” ed alla fine di quell’anno avevo un amico con il quale avevo anche suonato alcuni concerti, il quale aveva suonato spesso con artisti della Leaf, cui ho detto che, pur avendo finito l’album, non avevo idea di come avrei potuto farlo uscire. Così gli ho chiesto se avrebbe potuto farlo sentire all’etichetta. Lui l’ha fatto ed a loro è piaciuto così tanto che hanno deciso di pubblicarlo. Tutto qui.

Siamo curiosi di sapere il vero motivo per il quale non usi più il tuo cognome (Cunliffe). Abbiamo sentito dire che l’hai eliminato perché nessuno sapeva pronunciarlo nella maniera giusta. È vero?
In effetti non molti riescono a pronunciarlo nel modo giusto. Io lo dico in un certo modo perché ho un forte accento del nord. Il mio è, in effetti, un cognome molto tipico del nord e le persone a Londra o in altre parti del paese ne sbagliano sempre la pronuncia. Alla fine la situazione può essere un po’ confusionaria. E poi tre nomi sono troppo lunghi. Non stanno bene scritti da nessuna parte. E ‘Nancy Elizabeth’ è molto più facile da ricordare. È stata una mia scelta. L’etichetta non ha avuto alcun peso in questa decisione.

Ci puoi dire qualcosa sul processo che segui per scrivere i testi delle tue canzoni? E di che cosa parlano?
Credo di poter dire che sono un po’ astratte. Se dovessi leggerti i testi senza la musica, forse non tutto avrebbe senso. Mi piacciono molto le rime, e il suono delle parole. Il suono delle vocali, poi, è davvero importante per me.
Il tutto, alla fine, viene dalle esperienze personali, ma la cosa che più mi preme è capire come possano suonare accostate alla musica. Infatti sempre ed in ogni caso scrivo i testi dopo aver composto la musica. La musica, per me, rimane sempre più importante.

Ci sono sempre più artiste, sia in Europa che negli Stati Uniti che si avvicinano alla musica folk: credi che ciò sia dovuto ad una peculiare sensibilità femminile? E ci sono artiste che ti hanno particolarmente colpito?
È un po’ strano. Perché la prima cosa che scrivono quando parlano di me, o di qualsiasi altra artista donna è: “è una donna”. Mi chiedo se, quando parlano di un artista uomo dicano subito: “è un uomo”. In ogni caso credo che ci sia una forte sensibilità da parte delle donne verso questa musica. Forse, poi, se sei un uomo, quando sei molto giovane è più facile che tu possa pensare di mettere su una band con gli amici e suonare in giro. Per quanto mi riguarda non ho mai pensato di diventare una cantante folk. Mi piaceva scrivere e cantare melodie ed ho pensato che magari queste potessero piacere agli altri.
In realtà non sento molto folk, anche se sicuramente ci sono ottime cantanti e musiciste folk. Amo molto la voce femminile: mi piace molto P.J. Harvey e adoro Bjork. Sono forse più interessata alle voci che non ai generi musicali.
E, poi, mi piacciono molto gli arrangiamenti interessanti, inventivi e molto dell’odierno folk ‘femminile’ è, come dire…

Puoi dire noioso, se vuoi...
Ok, sì. Noioso. Piatto, con poca inventiva. In realtà non ascolto molto folk. Anzi non ascolto né folk contemporaneo né quello tradizionale, che, per me ha sempre rappresentato quasi una sorta di ninna nanna della buona notte e nulla più. Non lo trovo molto eccitante. Almeno non molto spesso.

Ci sono artisti o band che senti molto vicini alla tua attitudine, al tuo modo di fare musica? E ti piacerebbe collaborare con qualcuno?
Beh, mi piacerebbe molto collaborare con Thom Yorke, perché amo molto i Radiohead. Li ascoltavo molto quando ero una teenager e probabilmente il primo disco che ho veramente amato è stato “The Bends”. Credo che mi abbia influenzato molto. Chiaramente non negli arrangiamenti o nella voce, che è molto diversa, ma nell’attitudine, nelle melodie. In qualche modo, comunque, lo ha fatto.

A proposito di collaborazioni, abbiamo notato che uno dei tuoi ‘top friends’ sulla tua pagina Myspace è Danny Norbury (autore di un Ep per la Static Caravan e collaboratore di Library Tapes)? Hai già lavorato con lui? O hai intenzione di farlo?
Danny è un mio buon amico, vive tre porte più in là di casa mia e ha già suonato il violoncello sul mio album. Credo che sia bravissimo ed abbia un gran senso della musica. Abbiamo già fatto un po’ di cose improvvisate insieme ed abbiamo anche suonato dal vivo. Se ne troviamo il tempo sicuramente faremo qualcosa in collaborazione anche perché andiamo molto d’accordo anche sul piano personale.

Siamo alle ultime domande. La prima è quasi ovvia: quali sono i tuoi piani per il futuro? Stai già scrivendo qualcosa? E pensi che le tue prossime produzioni saranno diverse da quanto hai fatto finora? 
Sto ricominciando a scrivere e sono stata molto ispirata da questo breve tour in Italia. Sto iniziando a pensare a quale vibe, a quale suono dovrà avere il nuovo album. E credo che sarà qualcosa di diverso rispetto a questo. Almeno lo spero, perché non voglio tirare avanti facendo sempre la stessa cosa.

Per chiudere: credi che ci sia ancora qualche motivo valido per scrivere e suonare musica? E quale?
Sì. Assolutamente. Il difficile, forse è capire quale. Ma credo che qualsiasi cosa tu faccia, che tu lavori in un fish’n’chips o che tu sia un artista c’è sempre un motivo per fare ciò che fai. Se alle persone che incontri ogni giorno riesci a portare un po’ di gioia e di sollievo, attraverso quello che fai, che sia friggere patatine molto bene o suonare musica, allora può ancora essere importante, almeno su un piano individuale.
Discografia
 The Wheel Turning King (Ep, Timbreland, 2005) 6,5
 Battle And Victory (Leaf, 2007)  7
 Wrought Iron (Leaf, 2009)  7
 Dancing (Leaf, 2013) 7
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

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