21/06/2005

A Hawk And A Hacksaw

Tagomago, Marina di Massa


di Alessandro Biancalana
A Hawk And A Hacksaw

Premessa indispensabile: questo duo è sensazionale.
A Hawk And A Hacksaw: Jeremy Barnes e Heather Trost. Due musicisti di qualità eccelsa, della loro poliedricità fanno tesoro, ne sono consapevoli e l’adoperano con sapienza.
Lui suona cinque strumenti contemporaneamente, sì, avete capito bene. Fisarmonica in braccio, una grancassa con un piede, l’altro per suonare un piatto. Sulla testa porta una sorta di cappello ricoperto di campanellini a cui è collegata una bacchetta, che usa per suonare un altro piatto appena sopra il suo capo. Un completo spettacolo per le orecchie e soprattutto per gli occhi. Un’emozione unica ammirarlo. Vederlo muoversi, scuotere la testa per emanare suoni, divincolarsi e sottomettere i suoi oggetti, urlare per spezzare il ritmo, agitare i piedi per congelare l'attimo. Un canto sporadico, rauco, minimale e al contempo corposo. Il suo viso riporta a uomini di altri tempi. Altre epoche. Storie diverse. La sicurezza delle proprie capacità. Espressioni di felicità, mutismo, concentrazione, serietà. Un mostro di tecnicismo e sensibilità artistica. Encomiabile.

La ragazza, compassata e molto timida, ai suoi servizi ha un violino, un piccolo xilofono e una tastierina vintage. Delicata, timida, schiva, dolce.
Dalle sue mani, posate dolcemente sull'archetto, ne esce un suono avvolgente, pieno, sicuro. Quando melodioso e soave, quando scorbutico, rumoroso, pizzicante. La tastiera sotto le sue mani sembra godere, quel tocco tanto delicato emana note eteree, sognanti, vaganti, inesistenti. Un angelo caduto dal cielo per allietare i nostri sensi. Celestiale.

Danze mariachi e temi klezmer, struggenti melodie balcaniche frammiste a seducenti arie mediorientali. Fisarmonica pungente, anime d'altra epoca nell'aria, temi pastorali rifuggono, aneliti di tradizione saturano lo spazio.
Gli strumenti si uniscono in un solo marasma per catturarci e metterci ai loro piedi, ricordi di civiltà perdute, rimpianti di popolazioni andate perse.
Suoni lontani, caduchi, spezzati, sognanti, disturbanti, evanescenti.
Chiudere gli occhi e immaginare il mondo da cui rifugge questo modo di suonare. Menestrelli, storie, peccati, amori, re, regine, sorrisi, sangue, morte.

L'esibizione è composta da otto pezzi, più un bis costituito da due pezzi, senza una effettiva conclusione, mai la fine di un singolo interrompe l'atmosfera di magia che si (ri)crea all'interno del locale. Una dopo l'altra le composizioni sorprendono per freschezza, inventiva e semplicità. Una semplicità mai scontata, sempre pungente e coerente. Mai sentito un duo così affiatato e coordinato. Mai ammirato un duo riuscito a plasmare un’atmosfera tanta intima e appartata, un anima sonora tanto corposa.

Nello stesso calderone vanno spirito pop, amore per la musica tradizionale, in primis quella mediorientale, ammiccamenti di classicismo, tendenze sperimentali. Non si scade mai nel derivatismo più sfacciato né nella noia che può creare una scelta così avventurosa.
Musica per esseri inquieti, ricercanti un passato ormai perduto, ma pur sempre rievocabile. Un passato mai dimenticato né cancellato. Presente come mai. Intrinseco in ogni singola nota di questa band. Anime nostalgiche, questo è quello che fa per voi.

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