04/05/2006

Deus

Vox, Nonantola (Modena)


di Eleonora Grossi
dEUS

Mite serata di primavera, poco traffico sulla Persicetana, il Vox stipato ma non troppo, quanto basta a caricare la band e a non asfissiare noi, l’emozione di vedere finalmente i dEUS dal vivo. È tutto perfetto. Solo la consapevolezza di una nuova (ma neanche tanto) formazione può preoccuparci, ma non ci crediamo che Tom Barnam non si sia circondato di musicisti eccezionali. Bastano un paio di note di “Bad Timing”, prima traccia di “Pocket Revolution”(2005), per fugare ogni dubbio e abbandonarci a quello che la serata prometteva già: tutto perfetto. Barnam è un po’ invecchiato, ma con la sua camicia nera e la classe di uno di altri lidi ci conquista al primo urlo, che con quella voce polverosa — questa la definizione di Claudia Giovannini — sembra tanto un sussurro. Quel giro alla dEUS, che si fa amare dall’ormai lontanissimo 1996 di “In A Bar, Under The Sea” (il titolo più bello del mondo assieme a “The Fun Of Watching Fireworks” degli American Analog Set), sfrontato e accattivante, come Barnam che sa di essere, ci fa dimenticare di essere appoggiati alle casse del Vox, che vanta un’acustica invidiabile. Risultato: a fine concerto siamo sordi e felici. E anche se fossimo stati più furbi da posizionarci a una ragionevole distanza dalla fonte, avremmo comunque quell’espressione idiota sulla faccia, quella da apertura dei regali di compleanno.

Sì, per chi non se ne fosse accorto siamo di parte, ma come si può non esserlo di fronte a “Magdalena”, presentata come una canzone d’amore? In realtà suonava più da avviso, attenti che questa vi fa male, e se ci fa così male “Ideal Crash”, cioè il loro abbandono al pop, figuriamoci il resto. E per il resto, la scaletta è stata praticamente quella dell’ultimo lavoro, salvo frequenti riferimenti ai già citati “In A Bar, Under The Sea” e “Ideal Crash”, oltre a una “Via” da “Worst Case Scenario” che ha lasciato tutti a bocca aperta per l’assoluta freschezza di un pezzo di 12 anni fa. Noi che dentro siamo maragli siamo sempre attenti alla batteria, che non è certo l’elemento di punta del gruppo, ma quando c’è si fa sentire. Forte il bisogno di legittimare la nuova band, con una “Instant Street” ancora più paracula del solito. Ma le chitarre e il violino/tastiera sono così eleganti che non ce ne sarebbe alcun bisogno.

I dEUS sono uno di quei nomi ai quali si porta rispetto, dei quali si ha quasi timore, se non altro per quello che hanno significato nella storia dell’indie-rock. Ma dal vivo la comunicazione col pubblico è totale, con Barnam che fuma mille sigarette e si lancia in un accenno di “Sabotage”, perché scemo non è, e gli altri eccellenti musicisti che lo seguono a spada tratta. Si vede che ha cercato di imparare un po’ di spagnolo, che è parente dell’italiano, e cerca di tradurre i titoli dei brani e quello di “Pocket Revolution”, con un risultato comico da camionista di Caserta, ma anche molto dolce. Gran finale, come da copione, con “Suds & Soda”. Lo sappiamo che siamo più sull’agiografia che sul live report, ma accidenti signori, che grande show!

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