23/05/2008

Michael Nyman

Teatro Metropolitan, Palermo


di Francesco Paolo Ferrotti
Michael Nyman

In una Palermo che respira un’aria ormai fin troppo estiva, Michael Nyman conclude l’itinerario che a fine maggio lo ha visto protagonista delle istituzioni musicali del sud Italia. Dopo aver fatto tappa a Napoli, Bari, Crotone e Catania, il compositore londinese è approdato nel capoluogo siciliano per la quarta volta nel giro di pochi anni. In questa occasione, però, ad accogliere Nyman e la sua fedele band non c’era un teatro d’opera, ma il moderno cine-teatro Metropolitan, lontano dal centro storico della città. La maggior parte delle musiche di Nyman, perlomeno quelle più conosciute, sono ritornate così nel luogo di fruizione per cui sono state concepite all’origine: il buio di una moderna sala cinematografica.

Sono giunto con anticipo nella sala ancora deserta di pubblico, per poter assistere al sound-check dell’ensemble. Michael Nyman, sessantaquattro anni, è arrivato da pochi minuti ed è già seduto davanti al pianoforte: prova il suo strumento e dà alcune istruzioni ai musicisti, in veste di primus inter pares. La preparazione della “band” non è paragonabile a quella di un’orchestra classica, e per certi versi si avvicina a quella di una rock-band, con cui condivide un uso imponente dell’amplificazione. Dietro i musicisti, noto la presenza di uno schermo e mi chiedo a cosa servirà: forse saranno proiettate immagini dai film delle colonne sonore, e con questo dubbio mi aggiro per il teatro in attesa dell’inizio del concerto.

L’orchestra rientra in scena in una sala che non registra il tutto esaurito, probabilmente per il costo non indifferente del biglietto. In compenso, sin dalle prime note l’acustica si rivela ottima e scopro che lo schermo è utilizzato per proiettate sequenze di immagini, a tema sportivo, che accompagnano la recente composizione intitolata “50.000 Pairs of Feet Can't Be Wrong”. Il pubblico palermitano, spesso troppo prodigo di applausi, interrompe i dieci movimenti dell’opera, che ha una durata di circa quaranta minuti. A dimostrazione che le musiche di Nyman hanno un potere che va ben oltre l’accostamento con le immagini di una pellicola, qui siamo di fronte ad un’inversione del rapporto tra musica e le proiezioni cinematografiche: questa volta la musica è la protagonista, e sembra essa a generare sequenze di immagini che potrebbero essere queste come altre.

Dopo un intenso movimento conclusivo dalle cadenze vivaldiane, i musicisti abbandonano il palco lasciando il Maestro da solo con il pianoforte. Non poteva mancare infatti il momento dedicato al repertorio di “Lezioni di piano”, quello che quindici anni fa è valso a Nyman la fama internazionale. Quando comincia a suonare le celebri note di “My Big Secret”, tuttavia, ho due vaghe impressioni: la prima, è che il Nyman esecutore non sempre è agli stessi livelli del compositore. La seconda, è che egli sembra meno coinvolto rispetto a quando suona insieme alla propria ensemble: il repertorio solista ammette poche variazioni, e probabilmente egli lo suona soprattutto per non scontentare il pubblico.

E’ ancora il pianoforte ad introdurre il brano seguente, ma l’orchestra è già tornata al suo posto e le note di “Franklin” cedono presto il passo a quelle di “Eileen”: si tratta di due episodi di “Wonderland”, a cui seguono un impetuoso estratto di “Jack” e quello indicato come “Unnamed”. “Wonderland” comunica con la semplicità e l’immediatezza emotiva di una canzone “pop” ed è una delle colonne sonore più straordinarie che abbia mai ascoltato. L’esecuzione live è impeccabile, precisa ma senza risultare piatta, e con qualche piacevole variazione rispetto all’edizione discografica: spicca una maggiore presenza del pianoforte, in concerto con l’orchestra.

La terza e ultima parte della serata, forse la più memorabile, è quella dedicata alle colonne sonore composte per il regista Peter Greenaway. Giunge allora il turno di un classico della Michael Nyman Band, sospeso tra minimalismo d’autore e reminiscenze barocche: “Chasing Sheep Is Best Left To Shepherds”, tratto da “The Draughtsman's Contract”. Seguono tre estratti da “Prospero’s Books”, in cui la musica celebra il proprio stesso potere visionario, incarnando l'arte magica dello shakesperiano Prospero. Infine, con i tre vibranti episodi di “Drowning By Numbers”, la serata raggiunge il suo punto più alto: la piccola “band” dimostra davvero un impeto e una grandiosità degne di un'orchestra romantica. L'applauso del pubblico è lungo, sincero, meritato. 
A grande richiesta, il Maestro torna da solo sul palco per regalare le ultime note: sono quelle dolci e incatante di "Franklin". 

In conclusione, ci si potrebbe chiedere: come definire oggi la musica di Michael Nyman? E’ evidente che, per quanto possa parzialmente emularne il linguaggio, non è la musica “classica”, gloria di un tempo che fu. Non è tuttavia nemmeno la musica di “avanguardia”, croce dell’era moderna. E’ in parte entrambe le cose, ma al tempo stesso nessuna delle due: Michael Nyman è riuscivo nell’impresa di conciliare la musica d’arte con il cinema, le sperimentazioni con la cultura “pop” e Mozart con il minimalismo. Come si voglia definire la sua musica, in fondo, poco importa: il coinvolgimento e l’entusiasmo degli ascoltatori (un pubblico peraltro molto eterogeneo) dimostrano che essa è protagonista viva ed attuale del nostro tempo. Dimostrando di riuscire a sanare quella frattura tra arte e pubblico che ha caratterizzato il Novecento, introduce una significativa novità rispetto alla concezione estetica proposta in passato dalle avanguardie. Oggi la produzione di Nyman non ha più le connotazioni della “musica sperimentale” nè aspira ad averle: nei primi anni di un nuovo secolo, sembra essere già interprete di quello che sta "oltre" (*). 

Per chi si fosse perso l’appuntamento con la Michael Nyman Band, c'è presto l'occasione di rimediare: il musicista tornerà in Italia, questa volta al Nord, durante la prima settimana di luglio.

(*) "Experimental Music: Cage and Beyond" è il titolo di un saggio scritto da un esordiente Michael Nyman nel 1974. 

Setlist

- 50.000 Pairs of Feet Can’t Be Wrong

- The Piano

- Wonderland

- The Draughtsman’s Contract

- Prospero’s Books

- Drowning By Numbers


 extra:

- Franklin (da Wonderland)

Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.