29/10/2009

Mew

Lido, Berlino (Ger)


di Rocco Castagnoli
Mew

Mew, ovvero: cartoni animati (il nome della band) e ferite all'uncinetto (il loro suono).

Questa immagine evocativa, tradotta da una delle canzoni più leggiadre dell'ultimo, magistrale album della band danese, "No More Stories", si addice decisamente al mood psichedelico, trasognato e intimista che il quartetto di Copenaghen si porta dietro ormai da un bel po' di anni, e che li ha portati dalle lande fredde del post-rock a quelle più raffinate e ricamate del pop tout-court.

Famosissimi in patria, oggetto di culto sparso un po' ovunque in Europa (tranne in Italia, che difatti è stata snobbata senza troppi complimenti): sembra senza dubbio un'occasione da non perdere la loro tappa berlinese al Lido il 29 ottobre, e non ci sbagliamo.

L'unico cruccio lo diciamo adesso, così ci leviamo subito il dente: quell'ora e dieci di concerto, quantomai risicata, resta un po' difficile da deglutire anche perché si tratta di una band che ha alle spalle ben cinque album e che, anche solo pescando un po' più dalla tracklist dell'ultimo lavoro in studio, avrebbe potuto certamente regalare altri attimi di goduria (pensiamo solo a "Repeater Beater", "Vaccine" o "Silas The Magic Car", misteriosamente escluse).

Per il resto, magia pura e una grande performance che conferma quanto di buono ci sia sotto la superficie eterea e vellutata del Mew sound: il fittissimo intreccio di suoni, melodie, canti, controcanti, controtempi e ritmiche a volte "impossibili" che da sempre caratterizza le loro canzoni potrebbe far ridurre tutto a un (efficacissimo) lavoro di post-produzione, e invece anche dal vivo i danesi si dimostrano impeccabili, precisissimi e in tutto e per tutto fedeli all'"effetto disco", giusto per sottolineare che i bagagli con le basi registrate si possono tranquillamente lasciare a casa di altre ingenue e sprovvedute band.

L'apertura è affidata a "Reprise" e "New Terrain", ottime per creare sin dalla prima nota un'atmosfera di trascendente avvolgimento, poi però basta l'incredibile riff math di "Introduce Palace Players" per trasportarci subito nel loro sublime mondo cartoon fatto di chitarre frammentate, melodie di una bellezza sconvolgente ("Beach"), cori in falsetto dolci come zucchero ("Am I Wry No") e code post-rock ("White Lips Kissed") che ti piombano addosso come colate d'oro fuso.

A rendere il tutto ancora più suggestivo e "fiabesco", proiezioni sullo schermo che sembrano uscite dalla fantasia di un illustratore di libri (cervi umanoidi che danzano, scoiattoli che suonano i violini, meduse acquee, bambini in cerchio che fanno l'handclapping su "Sometimes Life Isn't Easy"), o che glorificano i momenti quasi "epici" di certe canzoni con geometrie ed esplosioni di colori.

"Conforting Sounds" in chiusura è una lunghissima e potente elegia in suite, poi però il momento più emozionante arriva coi bis di "Special" e "Zoekeeper's Boy", fatti apposta per essere cantati in coro col trasporto tipico di chi ha rinunciato a ogni remora "adulta" e si è immedesimato totalmente nello spirito magico e "fanciullesco" del Mew sound.

Un'esperienza vivamente consigliata, e speriamo prima o poi anche a chi si trova in Italia.

Setlist
  1. Reprise
  2. New Terrain
  3. Introducing Palace Players
  4. Hawaii
  5. Tricks of the Trade
  6. Circuitry of the Wolf
  7. Chinaberry Tree
  8. Am I Wry No
  9. 156
  10. White Lips Kissed
  11. Sometimes Life Isn't Easy
  12. Beach (long)
  13. Comforting Sounds

    Bis

  1. Special
  2. Zookeeper 's Boy
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