Tim Buckley

Happy Sad

1968 (Elektra) | folk

Se esiste qualcosa di lontanamente paragonabile alle auliche e integerrime sinfonie di Beethoven, nel "volgare" ambito pop-rock, è senz'altro la musica di un uomo chiamato Tim Buckley, l'angelo tragico e depresso, isolato e schivo, semplicemente astratto... "Happy Sad" è la massima espressione dell'evocazione esplosa laddove confluiscono la sua personalità lugubre e il melodramma perfetto delle composizioni. "Happy Sad" è l'esperienza di una contraddizione, una sublime ma ambigua opera impeccabile. E' un museo di sensazioni, una rappresentazione intuitiva del neo-romanticismo, un turbine di flussi sinusoidali. "Happy Sad" è un disco, e la scoperta del molto altro che racchiude in sé è demandata alla nostra capacità di intelligere, e così vivere, un capolavoro.

Prendete "Dream Letter", sarete scaraventati innanzi alla meravigliosa desolazione di un pensiero vissuto in disparte, innanzi cioè allo status di uomo debole e indifeso, quindi uomo... Ascoltatela quando avrete voglia di tuffarvi nel ripiegamento su voi stessi o quando vi andrà di suggellare un momento extra-abituale: vi accorgerete della potenza dell'assorbimento di un sogno altrui. "Happy Sad" è un quadro realista ma onirico, una trasfigurazione sonora di una diavoleria di Fussli o di un bagliore di Turner. E se "Buzzin' Fly" ci fa capire come sublimare la classica esteriorità della musica folk, "Love From Room 109 At The Islander" ci riporta su un tappeto d'astrazione, di connubi divini. Pensate a questa canzone, nel caso doveste definire il termine "dilatazione"... Ed è geniale, oltre che ardita, la velocizzazione delle pause di "Love From Room 109 At The Islander" e "Dream Letter" attraverso l'enfasi di "Gypsy Woman", summa dell'intera carriera di Buckley. Un coacervo di stili, suoni, insegnamenti, tecniche e generi, culla di modulazioni vocali da brivido e distratte puntellature chitarristiche. La coralità strumentale è deliziosamente incoerente. E' l'esempio primordiale della musica che diviene "epica" attraverso ritmi vigorosi e battiti assillanti; è la dimostrazione di quanto sia impossibile rinchiudere l'estro in inutili schematismi. "Gypsy Woman" è anche la fuga di un immenso interprete verso la poesia fragile e delicata del chiaroscuro, l'esternazione della follia vocale che "libera" la musica, un'elegia dell'oblio.

Le prime avvisaglie c'erano già state nei 7 minuti di "Strange Feelin'", anomala quanto coraggiosa divagazione verso l'universo cool jazz, ovvia apertura di un disco che apre una nuova strada all'autore, pregna di "osservazioni" ipnotiche e di urla interiori. Il degno congedo arriverà con "Sing A Song For You", il ritorno alla tenerezza estatica. "Happy Sad" è, con "Lorca", l'album più visionario di Tim Buckley ma qui, a differenza di quanto avviene nell'altro, la contemplazione dell'infinito è interrotta da danze primitive e caotiche che materializzano l'Assoluto. E' un via vai di preghiere e anatemi, di corse e stasi, di fervide sperimentazioni ed eccellente songwriting.

(27/10/2006)

  • Tracklist
  1. Strange Feelin'
  2. Buzzin' Fly
  3. Love From Room 109 At The Islander (On Pacific Coast Highway)
  4. Dream Letter
  5. Gypsy Woman
  6. Sing A Song For You
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